Eccoci qua!

A chi mi chiede di cosa mi occupo, spesso ho difficoltà a rispondere. E non tanto perché la mia indole “scrivente” inibisce quella “parlante” quanto perché, chi sceglie la via della carta, quasi mai si ritrova su una strada lunga, dritta e ben illuminata. Manca la segnaletica, il fondo è sconnesso, le persone che la percorrono sono tante, troppe, ma soffrono dello stesso sconcertato disorientamento in cui versiamo anche noi.

In Italia scrivono tutti. Mi ci metto anche io. In Italia scriviamo tutti.

Chiunque ha una storia da raccontare. L’alfabetizzazione e l’istruzione hanno ormai reso ognuno di noi capace di sistemare parole di senso compiuto in fila su un foglio e quando queste, nero su bianco, sfilano sotto gli occhi paterni dell’autore risuonano, più o meno sempre, come alti capolavori della letteratura. Anche se si tratta della gita al lago fatta a pasquetta coi nonni o della prima canna fumata con gli amici dopo aver fatto sega a scuola.

È evidente che in questo meccanismo c’è qualcosa che non va.

Perché ovunque guardiamo ci sono scriventi, scrittori, narratori, parolieri che si inabissano nella frustrazione di quintali di pagine riposte in un cassetto o tonnellate di kilobyte che affollano gli hard disk?

La risposta a questa domanda non è semplice, univoca e nemmeno così scontata perché mette insieme due universi che, il più delle volte, sono come rette parallele. Avete presente? Quelle che non si incontrano mai.

Un autore esordiente e un editore sono pressoché così: sconosciuti l’uno all’altro. Hanno diverse esigenze, diverse aspirazioni, diverse idee rispetto a quello che è il loro ruolo nel mondo e una diversa considerazione reciproca.

Per uno scrittore, un editore che lo rifiuta non è altro che un idiota. Per un editore un romanzo che non funziona, semplicemente non esiste, dopo essere stato per qualche minuto un furto di tempo prezioso. Questa differenza sostanziale genera non pochi fraintendimenti. Potremmo arrivare al punto di parlare di vere e proprie malattie.

Nella sua ascesa al successo lo scrittore esordiente matura quadri riconducibili alla pericolosa patologia che per i nostri fini chiameremo “ansia da pubblicazione”, mostra inoltre un ego smisurato e un’attenzione praticamente nulla verso la realtà che insegue. Il suo pensiero ricorrente è che se esistono un Calvino, un Dostoevskij, un Proust che hanno pubblicato, allora può farlo anche lui. E senza perdere tempo, perché poter regalare una copia del suo capolavoro alla nonna lo consacrerà definitivamente all’Olimpo dei letterati. E allora scrive e stampa, stampa e invia. Copie su copie che, moltiplicate per l’enorme numero di autori, significano un oceano dirompente di pagine che giorno dopo giorno si abbatte come un’onda anomala sulle scrivanie degli editori. Questi ultimi, subissati da una montagna di carta in continua crescita, maturano tecniche personali di autodifesa che, a seconda dei casi, vanno da una chiusura totale a una pallida attenzione passando per una velata indifferenza.

Quello che il più delle volte sfugge è che un editore non è un individuo che con stoica accettazione ha deciso di dedicare la propria vita ad appagare la vostra delirante e incessante sete di notorietà, ma un imprenditore che investe le sue risorse, materiali e non, in un’impresa che alla fine dovrà portargli un vantaggio economico. Ovviamente in questo ci sono gradi di passione e idealismo che vanno dallo zero totale dell’editore a pagamento all’alto valore dell’editore più illuminato.

Resta il fatto che solo un pazzo investirebbe in qualcosa che non funziona. E il 98% dei manoscritti che arrivano in casa editrice non funzionano.  Non solo perché scritti in maniera non adatta o non idonea, chè se il problema fosse solo quello una schiera di editor con penne rosse acuminate come bisturi, sarebbe ben pronta per vivisezionare il testo e risolverne ogni problema. Ma perché, uno dei tratti peculiari dell’ansia da pubblicazione, si risolve nel cosiddetto “invio compulsivo”. Quante chance può avere il giallo più giallo del mondo se capita tra le mani di un editore che si occupa di bricolage?

Ecco, siamo arrivati al punto.

Uno scrittore che voglia definirsi tale, o diventare tale, reclamando il suo posto un gradino più in alto rispetto alla massa confusa di quelli che scrivono, deve essere furbo.

Conosci il tuo nemico è lo spirito giusto col quale approcciarsi alla questione. E quindi basta con i deliri autocelebrativi e via a missioni di spionaggio sui siti degli editori, senza cliccare frettolosamente sulla pagina dei contatti e delle istruzioni per l’invio manoscritti ma dedicando un po’ di tempo a conoscerne il catalogo, le collane, i generi, gli autori già pubblicati. Se avete la possibilità di leggere qualcuno dei loro testi ancora meglio. Potreste capire che quello è proprio l’editore che fa per voi o che magari, a uno sguardo più attento, il suo stile non vi convince troppo.

Iniziate quindi a interessarvi non solo alla scrittura, alla vostra scrittura, ma anche all’universo dell’editoria. Che aspiriate a diventarne stelle, satelliti o pianeti dovete sapere quali sono le leggi che lo governano per non ritrovarvi spaesati e in assenza di gravità, sconosciute meteore che passano senza lasciare il segno.

Io, per quello che posso, sono qui per aiutarvi!

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15 risposte a “Eccoci qua!

  1. Sono d’accordo con il commento precedente, in tutto. E sì, prepariamoci a vederne delle belle: guai a stuzzicare il drago che dorme. E il delirio di onnipotenza del potenziale autore è un drago molto grosso e molto cattivo… 😉

  2. Conosco Laura come scrittrice e non solo l’apprezzo ma ne rimango incantata. il suo rapporto con la parola scritta è passionale e coinvolgente, ma anche attento e pieno di “cura”, la cura che si ha verso le cose che si amano.
    mi piace dunque questa sua idea, e la voglia di mettersi in gioco e in relazione con chi ama scrivere e leggere, e avere uno sguardo più obbiettivo e attento all’editoria e a tutto ciò che le ruota intorno.
    complimenti Laura!

  3. Ciao.
    È molto interessante quello che scrivi e anche molto vero. Di solito non tutte le cose interessanti sono sempre molto vere, e non sempre le cose molto vere sono anche molto interessanti. Il discorso sulla scrittura in Italia è molto ampio e complesso. Esistono parecchie variabili da considerare. La tua partenza sembra molto chiara e decisa. Complimenti e a presto.
    Luigi

    • Grazie a tutti dei commenti! Spero saranno sempre tanti e frequenti.
      Detto questi ed esauriti i convenevoli veniamo alle considerazioni.
      Ovvio che questo primo post non ha alcuna pretesa di essere esaustivo di un universo la cui complessità si può apprezzare solo conoscendolo a fondo. Io ho ancora molta strada da fare ma nel percorrerla mi sono accorta di essere arrivata nell’esatto punto di equidistanza dai due vertici del sistema. E da qui è relativamente evidente accorgersi di quali siano i problemi che affliggono questi due estremi. Ne parlerò ancora e sempre in maniera diversa. Quindi non perdetemi d’occhio 😉

  4. Condivido anche io quest’analisi. In effetti adesso sulle case editrici si legge “Prima di inviare un manoscritto guardatevi il nostro catalogo” o qualcosa del genere 🙂

    Ah, ma sei Laura la fenice e adesso anche Laura che scrive 😀

  5. Complimenti per aver fotografato in modo reale, scanzonato e ironico il modo di porsi oggi alla scrittura. Chi non si ritrova nelle tue parole, chi non ha fatto gli stesse pensieri e quindi errori. Complimenti ancora, bel modo di presentarsi.

  6. grazie emilio,
    di “fotografie” ne ho fatte davvero tante prima di rendermi conto che c’era bisogno di mettere un po’ di cose in chiaro. Non mi piace parlare senza cognizione di causa. Chi mi conosce sa che apro bocca solo quando ho qualcosa da dire, qualcosa che sia utile per me e per gli altri. Quindi ringrazio tutti voi che mi state dando conferme su conferme.
    a presto!

  7. Condivido la tua opinione, anche se a volte credo intervengano altri fattori che vanno al di la´del valore del romanzo. Ci sono personaggi dello spettacolo che hanno pubblicato piu´grazie al loro nome, che al valore letterario del loro osceno scritto. Vuoi un esempio?

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