Un vestito su misura

In questi giorni mi sono interrogata parecchio su quale potesse essere il prossimo argomento da trattare nei miei post. Non mi piace il pensiero di lasciar languire la mia creatura nel silenzio e nelle (ancora) poche visite. Isola di passaggio per gente che l’attraversa distrattamente senza trovare nulla su cui soffermarsi e magari riflettere. Nulla che possa spingerla alla fatica di un commento.

E allora stavo lì a rimuginare. Avviluppata in quella morsa beffarda che più ti spreme alla ricerca di una soluzione, più l’allontana da te. Ho dato un’occhiata ai miei appunti, ai miei libri, ho fatto un giro per forum e blog, ho pensato di prender tempo dedicandomi a sistemare le altre sezioni, impresa che pure, prima o poi, dovrò affrontare. Infine ho deciso che potevo aspettare fino a  domani e dedicarmi nel frattempo, a qualcosa che mi è ancora più congeniale della scrittura ossia la lettura dei racconti che i primi amici mi hanno già inviato per la valutazione.

So che alla gente comune potrebbe sembrare bizzarra l’idea che per me questa possa rappresentare un’attività “rilassante” ma ebbene sì, lo è. Nei momenti più strenui e oscuri, quando la mia mente si riempie di ombre, un giro di bozze è proprio quello che mi ci vuole.

Quindi ho scaricato gli allegati delle mail, li ho messi in una bella cartella creata apposta per loro e ho controllato i file per prepararli alla stampa. Sì, la stampa, perché una vera valutazione, e sopratutto l’editing, vanno fatti su carta.

Qui sono nati i primi impicci.

Da questo punto in poi, il discorso che faccio è un discorso generico. Non me ne vogliano gli amici che hanno già inviato. I racconti a cui mi riferisco non sono i loro, anche se proprio dai loro è arrivata la spinta per aiutarmi a capire che c’è proprio bisogno di un discorsetto riguardo cosa succede a un racconto quando arriva tra le mani di un valutatore (che sia un professionista o il giudice di un concorso poco cambia).

Quindi oggi si parla di forma e non di sostanza. I contenuti di quei racconti mi sono ancora del tutto sconosciuti, non li ho letti, li ho solo “guardati”.

Ovvio che se uno scrivesse un capolavoro colossale anche se fosse vergato a mano sui rotoloni regina o sulla carta del pane non perderebbe un minimo di valore. Ma quelli sono casi al limite della realtà. Noi siamo scrittori normali e dobbiamo ragionare su criteri normali.

Perciò è importante parlare di come confezionare un bel vestito elegante per il vostro racconto prima di lasciarlo partire per il mondo. Che arrivi a un editore, un concorso, un editor ci sono delle regole imprescindibili che non tutti sembrano conoscere e che rendono più facile il lavoro di chi poi dovrà leggere e valutare il vostro testo.

In questo non parlo a caso, visto che ormai da più di un anno sono giudice in vari concorsi. NeroPremio, 300 parole per un incubo, Nero Doc e altri di cui non posso dire il nome per motivi di regolamento. Facendo un po’ di conti credo di aver contribuito a decidere l’esito di almeno 500 racconti (oltre alle decine e decine valutati “fuori concorso”). Quindi credo di aver maturato un minimo di esperienza.

Innanzitutto se partecipate a un concorso LEGGETE BENE IL BANDO.  È impressionante la quantità di racconti totalmente non conformi alle regole stabilite che arrivano a una redazione, anche quando si sono ben espressi criteri quali la lunghezza del testo o il corpo del carattere da utilizzare.

C’è comunque da dire che anche i bandi spesso non riportano indicazioni precise e allora via alla creatività degli autori che si sbizzarriscono nell’utilizzo di caratteri improponibili, titoli enormi, e altre rabbrividevoli sperimentazioni grafiche.

Tutto questo è sbagliato. È il contenuto che deve convincere non l’impostazione. Quindi scegliete un font chiaro e riconoscibile (Arial e Times vanno più che bene), un corpo compreso tra 12 e 14. Impostate l’interlinea su 1.5 per dare al testo un po’ di respiro e aiutare l’occhio affaticato di chi, prima del vostro, ha già letto decine di racconti e ancora decine ne ha da leggere.

Giustificate il testo per conferire alla pagina un aspetto più ordinato e impostate dei margini larghi, almeno tre centimetri, a destra e sinistra. Questo punto è molto importante. Come ho accennato prima, l’editing, va fatto su carta, perché presuppone l’inserimento delle revisioni attraverso un preciso criterio e l’utilizzo di codici convenzionali che identificano l’errore sul testo e lo riportano a margine con l’appropriata correzione. Se non c’è margine questa attività diventa impossibile.

Sempre per lo stesso motivo è fondamentale inserire i numeri di pagina. Questa cosa, che a me sembra ovvia (io li inserisco ancora prima di iniziare a scrivere), a quanto pare non lo è per almeno i ¾ degli scrittori che ho avuto modo di conoscere. Tanto su word il numero delle pagine è sempre visibile è la loro risposta tipica. Sì, ok. Ma non è word che legge il vostro racconto e magari deve stamparlo ritrovandosi una moltitudine di fogli scasinati da dover spillare nel giusto ordine. Per non parlare del fatto che questo capita anche quando i racconti arrivano già per posta belli che stampati.

Ora sono certa che leggendo questo articolo, ognuno di voi avrà pensato all’ovvietà dei miei suggerimenti, ma che poi ragionando un po’ si sarà accorto di aver commesso più di una volta questi che non sono errori ma piccole distrazioni. Anzi, le chiamerei ingenuità.  L’editoria è però un mondo duro nel quale per l’ingenuità non c’è proprio posto. Quindi la prossima volta che sarete pronti per inviare un vostro racconto, nel quale riponete le speranze di un nuovo successo da aggiungere al vostro curriculum, ricordatevi di questi consigli e assicuratevi di aver confezionato per lui un vestito elegante che lo faccia apparire, agli occhi di chi lo legge, bello e vincente.

 

 

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27 risposte a “Un vestito su misura

  1. Ottimi consigli.
    Mai osservati.
    Peccato, molti racconti meriterebbero di essere vestiti con uno stile “Armani” invece eccoli arrivare con “abiti” rubati a un mangiapatate doc con colori sgragianti, quadri, strisce, pallini e rutto germanico in canna.

    • ehehe, sapevo che alla fine vi ci sareste rivisti un po’ tutti… come dire… conosco i miei polli, e su quelli che non conosco bene è facile generalizzare (in senso positivo ovviamente). Quella degli scrittori è pur sempre una razza, con tratti comuni che è possibile sintetizzare, specie quando si tratta di ansie, distrazioni e difetti.

  2. Grazie per gli ottimi consigli.
    Sai, a prescindere dal contenuto, osservavo gioni fa il mio racconto e percepivo qualcosa di poco convincente già soltanto “a guardarlo”.
    Adesso ho capito di cosa si trattava! :-p

  3. Grazie per i consigli, a un paio di cose che hai suggerito non avevo mai pensato. E come non tener conto dei consigli di Laura, che ha distrutto le speranze del mio primo racconto scritte sotto pseudonimo :))) A proposito, spero che tu ti qualifichi al 365 racconti horror per un anno. Così se ti ho odiata come giurata, almeno ti amerò come coinquilina di antologia 😉

    • ehehe Larry,
      sì, in effetti sono meno odiosa come coinquilina che come giurata. Ma io lo faccio per voi. Se ti interessa sapere cosa non andava in quel racconto, o avere un parere su un altro, è attualmente in vigore la promozione “sottoscrivi il blogghino di Laura e ricevi in omaggio una scheda di valutazione professionale”. Se ti interessa l’indirizzo per l’invio lo trovi tra i contatti o nel post apposito!
      bye

  4. Certo che mi interessa sapere cosa non andava in quel racconto 🙂 Ho fatto feed del tuo blog (l’ho fatto dal cellulare, spero sia andato a buon fine) ora cosa devo fare per ottenere la tua preziosa scheda 😀 ?

  5. Non ho mai messo i numeri di pagina! Mi sembrava una cosa troppo “cool”… ecco perché non ho mai concluso tanto nei concorsi letterari… ok ora sono pronto, ho trovato l’errore e non ho più bisogno di te! 😉

  6. Oddio io qui non sto mica a segnalare errori! L’ho detto, per me sono ingenuità e quelli che scrivo sono consigli, maturati nella mia esperienza. Magari altri giudici leggono a video e non li trovano così importanti. Ma avete mai comprato un libro senza numeri di pagina? beh, io no…

    • Scherzavo sul fatto che non ho più bisogno di te, mentre sulla numerazione della pagina no. Ripensandoci oggi m’è venuto in mente che non ho numerato nemmeno racconti lunghi cento pagine ed effettivamente la cosa deve essere abbastanza ingestibile da chi ti deve leggere e valutare!

      • A me è arrivato un intero romanzo senza pagine… è un’abitudine piuttosto diffusa tra voi scrittori a quanto pare. Beh adesso sono certa che lo ricorderete con più facilità 🙂

  7. Non ho mai voluto partecipare ad un concorso proprio per tutti questi vincoli che sono imposti. Il numero di pagine, addirittura di caratteri… non lo sopporto è più forte di me. Comunque il suo articolo mi è stato molto utile per capire almeno in parte un mondo che mi è del tutto sconosciuto. Buona domenica

    • beh sandro queste sono scelte personali. Io ormai partecipo solo a concorsi che mi piacciono, insomma quelli a cui voglio partecipare. Ma per lungo tempo me lo sono imposta come una palestra. Scrivere ponendosi dei paletti, o forzandosi su generi che non si conosce è un allenamento a cui ogni scrittore dovrebbe sottoporsi almeno per un po’.
      Ah…ehm… qui ci diamo tutti del tu…

  8. I miei racconti allora sono quasi vestiti bene 🙂

    Uso Times New Roman a carattere 12 e testo giustificato, ma l’interlinea è doppia. Lascio però solo 2 cm di margini ai 4 lati, però metto il rientro a ogni paragrafo di mezzo centimetro, che però salvando in .doc da Open office è saltato.

  9. Lauryna carissima,
    mi sono accorta, leggendoti che il mio racconto ha tutti i difetti da te elencati, ma come già ti avevo accennato fa parte di un romanzo breve e poichè l’ho mandato a un Concorso, là richiedevano new times 12 con una sola interlinea di spazio e, poi doveva essere contenuto in 30 facciate per cui ho fatto lo “zip”, dimenticando tutto ciò, nel mandartelo , non l’ho riadattato, ma ho fatto un copia incolla e via per cui anche le pagine numerate sul romanzo ci sono, ma sul racconto sono saltate….
    Pensa che di solito quando scrivo mi attengo per ciò che riguardano i margini alle colonne di un giornale come, tempo fa, lessi per un concorso…
    Abbi pazienza Lallyna per la tua Alba…

    • Ma tranquilla Alba!
      Non volevo mica creare dei criteri di impaginazione universali! Quello è quanto consiglio per fare in modo che tutti voi possiate presentarvi al meglio quando inviate le vostre opere ma nelle mie schede la valutazione sarà meno centrata sull’impostazione e più su stile e contenuti.
      Mi serve solo un po’ di tempo perchè siete stati in tanti a mandare e questo mi riempie di gioia ma anche di cose da fare!!!

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