Tutti i mestieri dello scrittore

È un mestiere difficile quello dello scrittore. Difficile perché le conferme sono lente ad arrivare. Difficile perché non basta saper scrivere, o avere le idee, o un background affollato di letture. Lo scrittore deve racchiudere in sè più di una persona, più dei suoi personaggi.

Deve saper essere ingegnere e manovale, quando cautamente disegna le fondamenta dei suoi mondi e inizia a costruire, mattone dopo mattone, le sue storie. Perché se l’ispirazione può essere una scintilla immediata, il lavoro che la trasforma in racconto o romanzo è frutto di meticolosa concentrazione. Mettere insieme le parole non è una scienza esatta. Il risultato il più delle volte risulta deludente anche quando la fiamma iniziale ci riempiva di buone speranze. Questo perché troppo spesso si fa coincidere la creatività con un impeto subitaneo, rapido, immediato. Mi spiace deludervi, creativi-impulsivi ma non è così. L’alchimia si crea anche con una massiccia dose di autodisciplina. Bisogna saper addomesticare lo stimolo se si vuole riuscire a trasmettere al lettore tutta l’intensità dei nostri pensieri. Quindi costruite la casa dei vostri personaggi con cura, come se voi stessi doveste abitarla. Ingegneri, dicevo. Ingegneri e manovali.

Quando poi avrete una salda impalcatura entro cui innalzare le vostre mura, deponete il caschetto da cantiere e vestitevi da pittori. Impressionisti, espressionisti, cubisti. Quale che sia il vostro stile è con abili pennellate che riuscirete a trasformare le vostre parole in suggestioni. Sì perché non basta saper usare il lessico appropriato. Quello che dovete fare è colorare ogni parola per farla “sentire” a chi legge. La scrittura “parla” attraverso la vista, la meccanica azione di leggere parole e decifrarle. Eppure nelle storie ci sono odori, sapori, colori, pensieri, rumori, sentimenti. Non basta descriverli per renderne la complessità, bisogna imparare a giocare con i rimandi, le sinestesie e quegli slittamenti di senso che rendono gli accostamenti memorabili. Tutti sanno che una rosa è bella e profuma, ma se vogliamo che diffonda tra le pagine il suo aroma di maggio dobbiamo fare uno sforzo in più. Delinearne i contorni, dare diverse mani di colore, creare sfumature. La pagina, per sua stessa natura, impone dei limiti che lo scrittore deve saper valicare. Questi limiti stanno nella sua forma, nella sua materia, nei contenuti che può accogliere. Limiti che possono trasformarsi in vantaggi quando si impara a padroneggiare gli spazi in maniera consapevole. La vostra scrittura non deve solo “dire” ma essere un tramite per risvegliare, attraverso le parole, ognuno dei cinque sensi. È questo che un lettore cerca, un universo di sensazioni che farà sue perché lui solo le interpreterà in quel modo. Eppure voi state scrivendo per tutti. Questa è una magia. È il motivo per cui ci sono libri di cui ci innamoriamo, che parlano di noi. E personaggi che amiamo, mentre altri li detestano. Il libro che leggiamo è solo nostro, anche se l’ha scritto un altro e anche se altri cento o mille l’hanno letto. Lo stesso vale per i racconti. La differenza sta solo nello spazio. Così come un artista può lavorare su tele grandi o piccole, intere pareti o fogli di carta.

Pittori, quindi, e fotografi, perché il mondo creato dallo scrittore non è mai un universo completo. Nelle nostre storie ci sono luci e ombre. Particolari che vanno zoomati fino a riempire tutta la visuale e altri che è meglio lasciare in secondo piano e rivelare, magari, in un secondo tempo, per scoprire che stavano lì già dall’inizio ma semplicemente non era ancora arrivato il loro momento. Le luci possono mettere in risalto o nascondere. Le lenti possono ingrandire, minimizzare, anche deformare all’occorrenza. E nella nostra attrezzatura non basta una macchinetta digitale o la fotocamera del cellulare. Ci vuole una Reflex full optional e faretti alogeni di varie misure, dimensioni, colori e intensità. Quando avremo imparato a usare le nostre luci artificiali poi, impareremo anche a padroneggiare quelle che la storia, spontaneamente, ci mette a disposizione. Lampioni, candele, il sole che nasce o il sole che muore, astri, lune, stelle. Raggi sottili che si intrufolano da una persiana. Il riflesso di una lampadina attraverso un bicchiere sul tavolo. Tutto questo è materiale che dobbiamo imparare prima a vedere e riconoscere, poi a gestire. Perché troppo spesso lo inseriamo nelle nostre narrazioni senza l’astuzia di comprendere quanta utilità può avere ai fini della storia.

Insomma se tutti noi sapevamo quanto è dura la vita dello scrittore, adesso forse abbiamo un’idea un po’ più chiara di questa complessità. L’immagine dell’individuo solitario che traccia parole su parole, spinto solo dall’impeto di ciò che sente, è meglio lasciarla alle nostre fantasticherie. Conservarla come l’idea più romantica di qualcosa che invece presuppone mestiere e disciplina.

Mestiere.

Tanti mestieri.

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12 risposte a “Tutti i mestieri dello scrittore

  1. NARRARE più che DESCRIVERE. Ecco cosa fa il bravo scrittore. Non scrivere:; “Boom, il portone si chiuse”. Ma “Con gran fracasso di legni tarlati, si richiuse il portone alle spalle di Ettore”. Narrare. Sarà il lettore poi che farà suoi quei suoni, quei rumor, quegli odori.
    Brava Laura.

  2. Vedo che hai afferrato alla perfezione! E adesso perché non andare avanti con l’esercizio?
    Elementi:
    Ettore, un vecchio portone che si chiude e un rumore assordante.

    “Uno schianto tarlato aveva separato Ettore dalla strada”.

    Avanti il prossimo!

    • “Attese che l’eco si diradasse lungo la tromba delle scale, riprese le buste della spesa poggiate in terra per cacciare le chiavi in tasca e prese a salire. Gradino dopo gradino ,con quel tanfo di piscio di gatto nell’androne.
      -Lidia, quando ti deciderai a cacciar via i tuoi gattacci della malora – urlò più a se stesso che all’assente Lidia –
      CONTINUA…
      P.S. “Show, don’t tell” Non mi fido degli assiomi degli yankee. La tragedia greca è nata da noi, la letteratura anche. Non scimmiottiamoli per favore. E poi sai meglio di me che nel90% dei casi il libro è SEMPRE più bello dei film, dunque: Narra, non desvcrivere come un medico legale!

      • Da una parte ti do ragione, ma il problema sta nel tipo di storia che vuoi scrivere e nell’obiettivo a cui vuoi arrivare. Ho letto racconti di Oscar Wilde che erano solo narrati e funzionavano benissimo.

        Non è certo una regola da seguire alla lettera, ma tenere presente quando serve.

  3. @Laura: condivido. Una volta scrivevo di getto, a partire da un’idea di base nata nella mente, ma ne sono venuti fuori racconti terribili. Non che adesso sia Stephen King, ma rispetto a prima il miglioramento lo vedo. Anche perché ho riletto quella robaccia e mi sono detto come abbia fatto a scriverla 🙂

    Ma anche se hai la tua bella struttura da seguire, è vero che poi devi mettere del colore dentro.

    @Salvo: veramente tutti dicono “show, don’t tell” 🙂

    Ma sono sbagliate tutte e due le regole. Narrare quando serve narrare e descrivere quando serve descrivere.

    • ehehe daniele,
      anche io rileggendola roba scritta qualche anno fa il più delle volte rabbrividisco 😀 MA il bello è proprio questo, arrivare al traguardo (esiste un taguardo?) in maniera graduale, consapevoli delle forme che cambiano e ci rendono migliori.

      Riguardo al “mostrare” VS “narrare” probabilmente hai ragione, la giusta via sta nel mezzo. é vero che se voglio descrivere una rosa (giusto per riprendere l’esempio del post) devo farla “vedere” ma quello non basta, devo anche farne sentire l’odore, la piacevolezza al tatto quando si passano le dita sui suoi petali, il pericolo incombente delle spine. Quindi diciamo che la giusta via è un compromesso tra le esigenze visive e quelle narrative. Cercando sempre di usare i “colori” giusti per connotare l’oggetto di cui ci stiamo occupando.

  4. Mi dispiace di non poter seguire con costanza. Stasera ho letto qualcosa sulla disputa tra il “mostrare” e il “dichiarare”.
    Amo la narrativa nordamericana perché mostra, ma gusto la narrativa anglosassone classica quando dichiara. Raggiungere il giusto equilibrio è la fatica dello scrittore.
    Cito una frase di Nabokov da Il Dono: “Le foglie cadute non aderivano piatte al marciapiede: si attorcigliavano, ormai secche, e da sotto ciascuna sporgeva un angoletto d’ombra azzurro scuro.”
    Per me un esempio di sapiente equilibrio.

  5. Sto studiando Nabokov proprio in questo periodo. Lui è un esempio sublime di come si può giocare con le parole come fossero materia, plastilina che si forma e raccoglie luci e ombre. Ecco le luci sono proprio la sua particolarità. Grazie per la citazione quindi. Il suo nome troppo spesso viene ricondotto a Lolita, ma nell’opera di questo grande scrittore c’è molto più della ninfetta!

  6. Laura! Sono Anna (la ragazza che ti ha scritto la mail ieri). Volevo ringraziartiper i tuoi consigli! continuerò a seguire il tuo blog… Un bacio! Anna

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