Palestra n.2 – Il bacio

Una volta era “un apostrofo rosa tra le parole t’amo”.

Da allora di definizioni ne sono state date milioni. Ma non temete non vi chiedo di darne una. Sarebbe quasi troppo semplice quindi vi complico un po’ le cose.

Sapete quel brivido lungo che vi attraversa la schiena quando incollate la vostra bocca a quella del vostro amato.

Avete presente la dolcezza infinita delle labbra di una madre che baciano la testolina del suo piccolo.

Il sottile senso di ribellione di due amiche quindicenni che si baciano quasi per scherzo.

Ecco io voglio questo e molto di più: voglio emozionarmi dei vostri baci.

Regolamento

Da oggi e fino al 10 aprile, potete postare qui le vostre palestre, come se fossero dei commenti. La lunghezza dovrà essere compresa tra 1000 e 2000 caratteri. Entro il 15 Aprile sarà proclamato il Vincitore che si conquisterà un posto d’onore nella nuova categoria “Autori coi muscoli” che conterrà una presentazione e una breve intervista.

E ora vi saluto con il mio “bacio” sperando che, leggendo questo pezzo, a qualcuno di voi arrivi il famigerato brividino sulla schiena!

Cartavetrata

Carta vetrata, in quel bacio inatteso. In quel virus irritante per la bocca ma delicato sulla schiena. Una pialla sul cuore, mentre la sua lingua limava tutte le asperità che, per troppo tempo, ne avevano cinto il petto.

Erano alti i torrioni che stavano a proteggere quel buco nero che la gente si ostina a chiamare amore. L’aveva costruita lei quella fortezza, e si era sigillata dentro. Cavalieri dalla menzogna facile ed eserciti di uomini medi, erano arrivati, nel tempo, per provare a espugnarla. Ma la magia del dolore e il cancro del ricordo erano riusciti a tenerli a distanza.

E adesso c’era lui, con la sua lima di precisione. Carta vetrata umida che sapeva di birra, mojito e poi ancora birra. Si insinuava tra le sue labbra e radeva al suolo tutto quello che c’era stato prima. In quel bacio che durava da un attimo o, forse, da un secolo, lei stava dimenticando chi era.

Paura. Lui la stringeva nelle sue promesse e lei aveva paura. Paura che quelle mani riuscissero ad afferrarle l’anima, e no, lì non gli avrebbe mai permesso di arrivare. E allora lo guardava.

Dalle terrazze dei suoi occhi sgranati poteva distinguere fiumi di capillari sottili scorrere su quelle palpebre che riusciva quasi ad accarezzare con le ciglia. Capillari che pulsavano ingrossandosi fino a diventare vene e poi sangue e poi carne e ossa. Un intero corpo abbarbicato sul suo. Così vicino e stretto da essere a un passo dall’invadere l’oasi di sicurezza che era la sua prigione.

O forse no, forse la stringeva per proteggerla, forse anche lui sentiva la stessa paura, forse anche lui leggeva, nel sapore umido delle sue labbra, tutti i pensieri che le urlavano in gola.

Le era bastato quell’attimo, quella riflessione che portava in sé un senso profondo di pace. Sicurezza. Aveva richiuso gli occhi. La carta vetrata era diventata una mano di vernice. Odore pungente di un altro mondo.

Annunci

42 risposte a “Palestra n.2 – Il bacio

  1. Prima di tutto, prima di niente, i tuoi occhi. Quegli occhi spaventati ho voluto baciare, prima ancora delle tue labbra, per dire loro che tutto, prima o poi, volge a buon fine. Quelle braccia, pronte ad accogliere la mia debolezza, la mia finta forza, il mio finto coraggio, che altro non sono che tutta la voglia di tenere sotto controllo quel mondo di emozioni che ho paura ad ammettere dentro di me. Quella voce, che sa sorridere attraverso un telefono, che mi fa camminare avanti e dietro in mezzo alla strada, ebbra di quella felicità che fa invidia al mondo.
    Quelle labbra, dolcezza, voglia, sicurezza, felicità.

    E in un giorno di primavera al risveglio, quando tutto è perduto, lontano,
    dimenticarsi del piacere di un traguardo
    e cercare quell’odore di pulito,
    il sapore della menta,
    l’aria.

  2. Laura il racconto e’ molto bello. Mi sono messo gia’ a pensare come buttare giu’ un idea decente. Speriamo di fare meglio della palestra sulla paura. A presto!

    • beh, si chiamano palestre proprio per questo! Alla prima magari esci distrutto e col fiatone, ma andando avanti e allenandosi con costanza le cose dovrebbero migliorare. E anche per questo motivo ho scelto generi opposti, e continuerò a dare spunti di volta in volta sempre diversi!

  3. Scusa Laura, una domanda anche per eventuali occasioni future:
    intendi la quantità di caratteri netta degli spazi o il totale?

    Grazie davvero e il mio ci@o,
    emilio_dt

    • @ cristina, sì visto che c’è stata più di una persona che mi ha chiesto questa cosa ho deciso che può partecipare anche la poesia!
      @emilio, i caratteri si intendono sempre spazi inclusi!

      • Laura, nel giornalismo cartaceo è sempre stata regola assoluta:
        si parlava di ”cartella” intendendo le 25 righe di 60 ‘battute’ di largh. max…
        … nel web i riferimenti possono essere intesi e modulati diversamente, comunque grazie della precisazione che si rifà alla .

        ci@o, emilio

  4. Ok, te la sei cercata 🙂

    Posto un brano tratto dal mio racconto “Amore all’aglio”. Diciamo che ho fatto “palestra” senza saperlo, visto che ho scritto il racconto prima di questo tuo post.

    Daniele non riuscì a svignarsela così presto, Carlotta gli impediva i movimenti, parlava, rideva, alitava. Tentò di affrettarsi, sorridendole per salutarla, ma lei lo bloccò proprio fuori la cantoria, là dove non c’era più nessuno, nessuno a guardare, là dove erano soli, soltanto loro due in tutta la chiesa, in tutto il mondo. E il mondo per Daniele si fece aria, aria appestata d’aglio, e divenne tutto così umido.

    Le labbra di Carlotta premettero con forza contro le sue, la lingua ruppe le difese alzate dal ragazzo, esplorò l’interno della sua bocca in cerca della lingua, che non ebbe scampo, che non poté nascondersi a quell’invasione. Ansimi della ragazza e un risucchio potente come lo sciacquone di un water. Il ragazzo cercava aria, salvezza, vita. Allungò una mano per scostarsi da quel corpo enorme che lo stringeva a sé e le sue dita toccarono un seno. L’ansimare e il risucchio aumentarono fino a esplodere in un sospiro d’esaltazione e orgasmo che inondò le narici di Daniele proprio quando fu costretto a inspirare aria a pieni polmoni.

    Fu l’apoteosi.

  5. E’ ripreso da un mio racconto…spero vada bene!

    Maria emise un sospiro di sollievo osservando Sasha.
    Il giovane non era più in pericolo, ed era libero. La ragazza sentì che la stretta che le aveva serrato la gola nelle ultime ore si era sciolta. Non potendo abbracciare come si deve il ragazzo, si limitò a porgli le mani attorno al collo, e si abbandonò su di lui. Avvicinò la bocca al volto e gli diede un bacio sulla gota. Sasha aveva la pelle incredibilmente fredda, trasalì al contatto con le sue labbra calde. Maria si staccò, preoccupata.
    -Ti..faccio male? – chiese, ma lui scosse la testa, facendole cenno di avvicinarsi ancora. Lei obbedì, chinando la testa. Sasha sollevò la sua, e le loro labbra si incontrarono.
    Stavolta fu Maria, a trasalire. Non lo aveva fatto a posta. Ma Sasha non protestò , anzi. Riuscì a sollevare le mani e le pose sulle guance della ragazza, facendole nuovamente abbassare la testa.
    -Va bene, – mormorò Maria, e riprese a baciarlo.
    Avvertiva i loro respiri che si univano, i denti che si toccarono, le loro lingue che si sfioravano cautamente. E un lieve sapore metallico. Ma non le importava. I cuori di entrambi presero a battere senza sosta ma loro non se ne accorsero affatto.

  6. Vorrei baciarti, ancora
    come la prima volta.
    Assaporare, ancora
    la smania di toccarmi.
    Sentire il tuo respiro
    guizzare sul mio collo,
    alla ricerca d’ una
    nuova pelle.

    Divori il mio odore
    tu, con lo sguardo perso
    nel desiderio, prive
    le mani di controllo,
    e mi fai godere
    con il tuo piacere.
    Ogni volta
    che mi baci.

  7. Paura. Paura che lui mi sfugga, che tolga i suoi occhi dai miei.
    Fremo, mi mordo le labbra, indecisa se trattenermi o rischiare. Lo osservo, i suoi occhi mi guardano, le sue labbra si curvano leggermente in un sorriso.
    La distanza diminuisce.
    Sento il suo respiro profumato, mi sfiora la guancia appoggiandovi le labbra in un piccolo, soffice, leggerissimo bacio.
    Il mio respiro, le mie gambe, persino il mio cuore, tutto trema. Eppure non fa freddo.
    Il tocco delle sue labbra lentamente si sposta sul collo, il suo respiro caldo le segue, le sue braccia mi circondano accogliendomi in un caldo rifugio. Mi proteggono.
    Raggiunge le mie labbra. Le sfiora appena, quasi avesse paura che si possano rompere. Le sfiora dolcemente più e più volte. Ho la mente annebbiata e brividi incontrollabili mi percorrono la spina dorsale. Non resisto, lo abbraccio, bramando le sue labbra ancora e ancora. Sanno di menta e di fumo.
    Interrompe il bacio.
    No. non andartene, ritorna qui. Voglio ancora sentire le tue labbra sulle mie.
    Mi guarda, accarezzandomi con lo sguardo. Che bella sensazione, vorrei che non finisse mai.
    I miei occhi sono umidi. Si stupisce, si preoccupa. Non sono triste, eppure un nodo mi chiude la gola.
    Mi poggia le labbra sulla fronte. Una scossa elettrica.
    L’altoparlante annuncia il suo treno.
    Mi stringe forte. Mi bacia con passione, facendomi una dolce promessa. Una rassicurazione che mi darà la forza di aspettarlo.
    Il treno si ferma.
    Maledetto animale di metallo. Non portarmelo via, lascialo qui.
    Lui scioglie l’abbraccio, non dice nulla.
    Tristezza, è lei che gli adombra lo sguardo.
    No, no ti prego non essere triste.
    Si allontana lentamente, riluttante. Mi volta le spalle.
    Mi giro, non voglio vederlo partire.
    Mi sento abbracciare. “Ti amo”
    Due parole sussurrate. Le porte si chiudono.
    Il treno se ne va, portandosi via anche le mie lacrime.

  8. Ecco il mio. Lo faccio per divertirmi e perchè è una piccola passione
    — I PENULTIMI BACI —
    Lei era esile e minuta, tanto da esser costretto a trattenermi quando l’abbracciavo. Le avrei rotto una costola se avessi dato spazio alla mia passione.
    Forse mezzo quintale ma credetemi non era una bambolina della Symposion. S’incazzava e forse per questo m’innamorai di quella psicopatica. Gli occhi marrone e i capelli rossi. La pelle dello stesso colore dei rami di un albero di liquirizia.
    Ormai, nel mio cuore si sono fatte spazio almeno altre mille donne ma lei, ha comunque mantenuto quell’angolino, all’ingresso. E ogni volta che qualcuno entra nel mio cuore, mi chiede di lei.
    Perchè forse non dimentico quei baci. La grandezza di quella bocca, la morbidezza di quelle labbra. Il sapore della sua femminilità che mi attraversava dalla testa al ventre, semplicemente attraverso i suoi baci : miracolo dell’elettricità o dell’amore ?

    Quel giorno che capii che stavamo vivendo insieme ma ciascuno la sua stagione, lo ammetto: fui egoista. Volli per me ancora mezz’ora o forse un’ora i suoi baci.
    Non è affatto infondato quel modo di dire : “prosciugarsi dai baci”. Fu una cosa reciproca, forse perchè entrambi coscienti che sarebbe stata l’ultima.

    Un miliardo di baci in cui lingua, saliva, calore, freddo, pelle, lacrime, ricordi e occhi facevano il resto. Ogni tanto, come fa un nuotatore che prende aria in superficie, lei spezzava il ritmo che però ero stato io ad impartire. E poi, quando ci salutammo, entrambi in lacrime (perchè se non piangi quando qualcuno esce dalla tua vita, quando piangi ! ) lei mi volle dare forse il più dolce e indimenticabile dei baci : quella sulla guancia.

    Da allora, non ho mai ricevuto né regali né baci come quello donatomi quella sera di febbraio.

  9. Eros e Tanatos

    – Quando avevi intenzione di dirmelo?-
    La sua voce, come era bella. Avevo dimenticato quanto mi avesse sempre fatto piacere sentirla, in passato.
    Ma quelli erano altri tempi.- Se Dio me l’avesse consentito, mai.-
    Lo vidi indietreggiare, come ferito da una lama invisibile, e annuì.- Capisco. Ho sbagliato a venire qui.- e si voltò per andarsene.
    Le sue parole mi colpirono peggio di come lo avessero fatto le mie.- No, Doc, ti prego… –
    Si fermò; quando i suoi occhi furono di nuovo su di me, notai come un sorriso amaro sul suo viso.- Da quanto tempo non mi chiamavi così… –
    – Da quanto tempo vorrei farlo e non ne ho mai la forza…-
    Non potei aggiungere altro, che le sue labbra mi portarono al silenzio. Il mio corpo era attratto incredibilmente dal suo e, prima che potessi controllarmi, ero tra le sue braccia, le sue dita che si muovevano lente tra i miei capelli. Avrei voluto prendere fiato, calmarmi, ma bramavo così tanto la sua bocca che avrei anche smesso di respirare per lui.
    Il mio cuore era impazzito, sembrava volesse staccarsi dalle arterie e risalirmi su per la gola; mi aggrappai a lui, completamente in suo balia.
    I miei sensi erano come obnubilati: gli occhi erano sigillati, non ne volevano saperne di aprirsi, ma non so dire se perché non avessero la forza o per qualche altro motivo. Le mie labbra si erano fuse con le sue, e sapevo che se si fossero staccate mi avrebbe devastato.
    Ma il mio naso percepiva odori di cui non mi ero mai accorta: il profumo della sua camicia stirata di fresco, nella quale avevo affondato le mie unghie, e poi… il suo profumo. Di maschio, virilità, forza.
    E quando si staccò da me, il mio cuore si fermò, le budella mi si strinsero e innumerevoli chiazze mi si presentarono sotto gli occhi.
    Ma io potrò essere l’unica vivente a vantarsi di aver assaggiato la forza del Tanatos e averla fusa con l’Eros, in un connubio chiamato Piccola Morte.

  10. Resa
    Quelle labbra umide nel silenzio
    raffreddavano l’appartamento,
    risfiorava il lenzuolo un brivido
    ghiacciato..e poi limpido..e poi cambiato.

    Sembrava di tornare al midollo, oppure
    lì dove l’osso non pizzica
    perché nella mente non vaga l’assoluto
    ma in questo gelido spirito incompiuto
    che annega nelle sue viscere,
    che schiude i suoi oblii tessendone
    confusi incroci echeggianti antiche voci.

    Tanto lontano si sporgono le parole
    da scorgere oltre il pendio di un oscillante
    tentennare d’emozioni quell’umido della
    carne, quel tremolio irrequieto placato
    tra il nonnulla dell’attesa e la smania,
    a tratti violenta quanto desolata, della resa.

  11. I ciliegi sono in fiore. Marzo è andato storto. L’aria è arida di primavera in questa stanza. Ho le narici fetide, i piedi gelati. Ho il naso incrostato di sangue dopo il colpo che m’ha spiazzato quando, cercando di uscire da questa gabbia, mi s’è aperta la porta in faccia. Piango, ma a che serve? Nessuno può compatirmi quando nemmeno il sole può guardarmi. C’è solo questo muro ad abbracciarmi e le lacrime non dissetano i morti. Voglio una bara bianca quando verrò sepolta, rose rosse a coprirmi le guancie e una ninfea sul cuore. Sogno un funerale regale da quando ero bambina, ma una volta che tutto sarà finito solo terra e larve mi parleranno nel sonno.
    La porta gracida, spaccando i silenzi a cui m’ero assuefatta. Uno, due, tre passi. Non c’è luce, solo un fioco bagliore che trema lontano mi lascia intravedere un lungo profilo sottile. Ha un buon profumo.
    Sale, vento dispettoso che gioca tra i capelli.
    Sbatto le palpebre, mi palpita il cuore.
    Pop-corn sparsi sul divano, con gli occhi socchiusi guardarlo corrucciato dormire sulle mie cosce scarne.
    Inondo le guance di lacrime.
    Alcool, sigarette, vestiti strappati.
    L’ombra buia è su di me. I polsi sfrigolano sulle corde che li soffocano. Ho il suo fiato sul collo.
    Le sue labbra si posano sulla mia fronte. Bruciano.
    Ora so. So che oggi sarà il mio ultimo giorno.
    La sua bocca scorre sul profilo del mio naso, indugia.
    Lo amo. Ancora, ancora per pochi minuti, perché gliel’ho promesso, che l’avrei amato fino alla fine.
    Plasma le mie labbra con un bacio, mentre le sue mani sposano i miei capelli. Resti così… aggrovigliato, annodato, imprigionato.
    Il flebile suono di una lama liberata. Il mio corpo freme. Lo senti? Il tuo sapore è il mio, mentre la vita mi piove sul cuore. Tra le tue mani tremanti, questo coltello addenta la mia pelle. Ora è solo il sangue a gemere e piangere dal taglio sul mio collo. T’amo.

  12. ECCO CHE C’E’…
    Lo sai?
    Mi sono sempre chiesta cosa ci fosse in un bacio.
    Parecchie volte mi sono risposta che, tanto per cominciare, in un bacio, Perugina, puoi trovarci un bigliettino e la dolcezza del cioccolato.
    Poi, altre volte, mi sono detta che in un bacio…

    In un bacio può esserci…
    L’innocenza di un bambino, la dolcezza di un nonno, l’indifferenza della formalità, un semplice saluto, la voluttuosità di un amante, l’ardore di un amore, il tradimento dell’ennesimo Giuda, la richiesta di un perdono, una pace e una riappacificazione, l’affetto di un’amicizia, una promessa, la consuetudine, oppure l’eccezionalità di una sorpresa, il desiderio, la paura, la certezza, l’incredulità.
    Hai capito?

    Può esserci niente e può esserci tutto. E dal niente al tutto: nulla, poco, tanto, troppo.
    E se c’è niente o tutto, e quindi nulla poco tanto troppo, allora
    probabilmente vuol dire che…
    In un bacio c’è solamente un bacio.

    O forse no? Che ne pensi?
    No. Taci. Non me lo dire. Non dirmelo perché solo adesso che ti ho baciato ho capito, ho scoperto cosa c’è in un bacio. Incredibile! Ed è una sensazione talmente assurda, inconcepibile che…
    Vuoi sapere? No. Non te lo dirò. Non te lo dirò perché…
    Perché è bene che anche tu lo capisca. Ecco!

  13. Mio figlio è nato. Osservo incredula il piccolo volto, soffuso di soave bellezza. Mi sembra impossibile che dal mio corpo straziato sia venuta una creatura dall’espressione così placida e serena.
    – Sono contenta che sia un maschio – mormoro affranta – almeno lui non dovrà sopportare tutto questo …
    Mi sento fisicamente ed emotivamente sfinita. Eppure il sonno è lontanissimo.
    Un figlio. Il miracolo disperatamente rincorso per undici lunghissimi anni è finalmente avvenuto. Che importa allora se la carne sanguina, quando l’anima esulta?
    – Ha fame – dice l’infermiera indicando i pugnetti chiusi che il piccolo sta tentando invano di succhiare. – Che bella bocca! – aggiunge mentre me lo porge.
    Ha le stesse labbra di suo padre, penso ammirata, piene e nello stesso tempo delicate come petali di rosa.
    Ogni movimento mi causa dolore. Con gesti ancora incerti, attacco il bambino al seno e con naturalezza lui prende a succhiare con vigore, beatamente inconsapevole della nuova sofferenza che m’infligge.
    Poco dopo si addormenta, sazio.
    Finalmente posso baciare, con tenerezza infinita, la mia dolcissima creatura: le manine paffute, la serica peluria che ricopre la graziosa testolina reclinata sul mio braccio. Non oso sfiorare il piccolo viso, mi sembrerebbe di contaminarne l’assoluta perfezione ma non mi stanco mai di ammirarlo.
    Dio, siamo vivi! Siamo vivi e stanotte potevamo morire. Non c’è gioia più grande di questa.

    • Liliana,
      vera o verosimile che sia la tua ‘storia’, vi ho trovato un alto tasso di intensità non compiaciuta né lacrimevole

      quella virtuosa dignità che spesso abita una Donna_Madre e che hai riportato o immaginato con grande efficacia

      opinione personale, s’intende!

      grazie e ci@o,
      emilio
      ::::::::
      p.s. appena ne ho il tempo commenterò altri brani, ma questo ha smosso la mia attenzione per una nascita difficile che la mia amica ‘yogini’ Lisetta ha vissuto da Nonna e mi ha raccontato stamane

      • Ciao Emilio,
        grazie a te per le tue parole e per aver colto esattamente ciò che volevo esprimere. Ho fatto del mio meglio per riportare le sensazioni, i pensieri, le immagini che gravitano nella mia mente intorno alla nascita “difficile” di mio figlio.
        La palestra è proprio una buona idea, mi costringe a fissarmi un obiettivo ed esercitarmi, altrimenti fra una cosa e l’altra, finirei per rimandare sempre di scrivere.
        Ciao da Liliana

  14. “Potrei essere tuo padre”
    Quelle parole mi rimbombavano all’interno della testa come la colonna sonora di un vecchio film in bianco e nero, eppure in quel momento non mi interessava. Annuì lentamente, ritraendo appena il viso quando accostò la bocca alla mia
    “io…”
    Tutto ciò che avevo da aggiungere morì contro le sue labbra, contro il viso reso ispido dalla barba spruzzata d’argento e dall’odore della sua acqua di colonia agli agrumi. Sentivo il suo fiato caldo contro il palato, i suoi denti afferrarmi il labbro inferiore e le dita rese ruvide dagli anni passati a lavorare in fabbrica premersi contro le mie scapole. I suoi polpastrelli scivolavano sulla mia pelle madida di sudore con la stessa perizia di un pianista intento a sfiorare i tasti di un pianoforte, insinuandosi sotto le bretelline del mio abito come se conoscessero quel percorso a memoria. Scivolai con la punta delle dita lungo il suo torace, lambendogli il collo prima di infilarle dita tra i suoi capelli, spingendomi infine contro di lui. Era un bacio che aveva il sapore della fine dell’estate, dei tradimenti passati e futuri, di sua moglie e dei suoi bambini, dell’eccitazione che mi incendiava l’inguine e del retrogusto amarognolo della nicotina di cui era impregnata la sua saliva. Era uno di quei baci che si ricordano per sempre, che anche ora a distanza di anni mi ritorna in mente nei tardi pomeriggi di fine agosto in cui la brezza marina mi accarezza il viso e mi scompiglia i capelli.

  15. Spero di non essere andata troppo fuori tema! 🙂

    “il bacio”
    Un corvo si era posato su un ramo vicino a dove stava preparando meccanicamente le ultime cose.
    Sentiva il suo sguardo vitreo addosso, ma ormai nulla era più importante di quello che stava facendo.
    L’ultimo nodo era stretto. Spostò lo sguardo dal corvo alle sue mani e poi la sua voce esplose con violenza, come il rombo di un tuono nel mezzo di una tempesta.
    “La sua guancia era così ruvida e sudata, e il suo odore così intenso… Io ho solo appoggiato le labbra sul suo viso per un bacio. Immediatamente ho sentito il calore della sua pelle che scaldava la mia, no, la bruciava, e il mio cuore che si allargava nel petto come fosse compresso da un macigno. Avrei voluto dirgli mille parole con quel bacio, ma quant’è durato? Forse un battito d’ali, un respiro, un istante che però avrebbe cambiato le nostre vite. Non volevo farlo. Giuro! Ma gliel’avevo promesso. È stato lui a chiedermelo, capite? Ho voluto accontentarlo, ma ora quel bacio mi perseguita, non sono così forte come pensava. Per anni ho creduto che fosse solo un uomo come tanti. E poi, quando ho capito che era molto di più, ho dovuto accettare le sue parole. Ho dovuto. Aveva paura anche lui, glielo leggevo negli occhi mentre mi avvicinavo, un passo dopo l’altro. Eppure sentivo la sua voce nella mia testa che continuava a ripetere ‘Baciami, Giuda’”
    Nell’aria attorno a lui risuonava ancora l’eco delle sue ultime parole quando il corpo cadde, la corda si tese e il collo si spezzò, proprio nel momento in cui il corvo si levò in volo.

  16. Il regalo.

    Non importa se stavamo litigando, se mi stava dicendo che non voleva più vedermi. Dal momento in cui mi ha spinta al muro per darmi quel bacio, non ho più avuto paura di niente. Mi è bastato. Non è mai stato mio, se non per quei pochi istanti, se non durante quel bacio che ci stava unendo in un ricordo che non svanirà mai. Lo sapevo bene, per questo ho indugiato parecchio prima di staccarmi da lui, prima di sciogliere quel piccolo sogno che stavo vivendo. Ho respirato profondamente il suo profumo, ho stretto più forte che potevo le mie mani sulle sue, ho fissato a lungo i suoi occhi immobili. Ho cercato di fare mio ogni più piccolo dettaglio, di dare un nome preciso alle emozioni che stavo provando. Non importa se sarebbe stata l’ultima, non importa se era la prima. Non importa se ne avrei sofferto, sentendone la mancanza. Non importa se avrei sofferto, immaginandolo con un’altra al mio posto. Volevo quel momento, ad ogni costo. Volevo un suo ricordo, ad ogni costo. Ne sono ossessionata. Non faccio che pensarci, non faccio che sognarlo. E’ una presenza silenziosa nella mia vita, un regalo, tutto mio, che apro ogni giorno, grazie al quale sorrido. A lui, a me, a quel momento. Alla vita.

  17. Se gli occhi sono lo specchio dell’anima, siamo così vicini che posso parlare con la tua anima.
    E tu con la mia.
    I nostri occhi sono così vicini che sembrano gli stessi.
    Adesso conosco tutto di te e tu di me. Gli occhi non mentono mai e lo sai.
    E le nostre labbra… Sembrano fatte per essere indivisibili.
    Le tue sono la continuazione delle mie.
    -Le labbra si sfiorano-
    Ecco: ora siamo davvero completi…

  18. Per questa palestra ho descritto un’emozione indimenticabile… il mio primo bacio, che ricorderò per sempre, e che è stato con il ragazzo con cui sono fidanzata da tre anni!

    I nostri sguardi s’incrociano, parlando silenziosamente, in una lingua che solo noi comprendiamo.
    “Sei bellissima” pronuncia sottovoce. Non mi sono mai vista bella, ma lui mi fa sentire unica e speciale. Si avvicina e le nostre labbra si sfiorano timidamente, fino ad unirsi in un bacio. Quanto desideravo che mi baciasse, immaginando questo momento e chiedendomi cosa avrei provato. Sento la morbidezza delle sue labbra umide, la sua lingua cercare la mia per poi sfiorarla piano, il calore dei suoi respiri, che si fondono con i miei. Posso sentire i nostri cuori battere forte all’unisono. Mi lascio trasportare, volando sopra un cielo infinito, in un mondo sconosciuto fatto di emozioni e sensazioni nuove. E’ come perdere il contatto con la realtà, assentarsi da tutto. Non esistono i problemi e le paure, mi sento al sicuro. Ho i brividi, non è il freddo, ma le tante emozioni che sento dentro. Il tempo si ferma e noi due siamo al centro di un nuovo universo. Il desiderio che provo nell’avere il suo corpo vicino mi fa sentire donna. Ma ingenuamente ho paura che sia tutto un sogno, da cui presto mi risveglierò. Apro gli occhi, annego in uno sguardo profondo e intenso. Ammiro la sua bellezza, quella vera, che si nasconde dentro ognuno di noi. Il suo bacio è stato un dono spontaneo e sincero, che custodirò come un prezioso ricordo. Ci stringiamo in un abbraccio. Tante volte mi sono sentita fragile, sola con le difficoltà. Ma ora è come se la sua presenza mi donasse un’energia inesauribile. Una lacrima scende e bagna le mie labbra che hanno ancora il sapore di quel bacio. Noto nei suoi occhi una nuova luce, una lacrima che si libera, ed io la seguo arrivare sino alle sue labbra. Siamo fragili, ma insieme forti. Un nuovo bacio ci unisce, che sa di lacrime e di felicità.
    La felicità si deve assaporare, perché dura attimi, anche se vorremmo durasse per sempre, come un dolce bacio.

  19. – Cosa Resta –

    Dimmi almeno come può sembrare tutto nuovo e vecchio allo stesso tempo, se le voci sono rimaste incastrate nelle crepe del muro durante questi anni, se resta qualcosa dei profumi che sono scivolati lungo il vetro della finestra. Forse esiste un modo per conservare tutto. Dimmi cosa ne è stato delle ombre sul pavimento nei giorni di sole e di quelle lente della sera.
    Se non fossi sicuro che mai e poi mai potresti essere qui, allora giurerei di averti vista pochi secondi fa, ferma e sorridente come spesso ti immagino. Come non imprimere un mio pensiero sul tuo volto?
    Solo per un attimo la vita ha ripreso a scorrere in queste vene. Adesso invece non so come scacciare il pensiero di un’abitudine che non voglio, che arriva invisibile. Non so come possa continuare inutilmente a ripetermi che non ci si può abituare controvoglia.
    Quanta forza occorre per far passare ogni giorno se mi è bastato così poco, uno sguardo di madre, una cosa da nulla, da nulla. E allora mi viene difficile raccontare a qualcuno che poco fa, vita e madre, un impulso di pura gioia è partito dal petto e ha compiuto un breve tragitto, arrivando a velare questi miei occhi, umidi di insperata consolazione.
    Sono qui e sto bene. Va tutto bene, nonostante il mondo. É questo che avrei voluto dirti. Invece, vedi, sono rimasto in silenzio e qui resto, a lasciare che qualcosa mi attraversi la pelle e mi avvolga dall’interno: tale è il mio sangue.

  20. Una carezza che sfiora le labbra mentre fuori il mondo scorre, arrabbiato. Un bacio lungo un tragitto che percorriamo segreto. Un uccellino che si poggia sulla bocca cantando “è primavera”. Ma tu sei raffreddato. Al diavolo la gola infiammata e il naso tappato. Ci sono io che nel momento di sentire se hai ancora saliva per bagnare il mio palato, ti aiuterò a guarire. Ti terrò caldo, al sicuro. Smetterò di fumare. Attorcigliando i tuoi capelli tra le mani, sfiorando le tue vertebre che si muovono pericolose, colpevoli insieme a me di tradire chi ho sposato. Un sapore che ormai io non baciavo più. Ora voglio sentire il tuo respiro su di me, e a ritmo di una canzone d’amore, possedere la tua carne, le tue labbra assetate delle mie, sporche di un vecchio rossetto. Ora voglio agire d’istinto, lasciarmi travolgere dalla passione che irrora il mio sorriso, sottile, forse neanche troppo perfetto. Ammirarci da fuori, piangere delle tue mani che proteggono prima la testa e poi le mie spalle. Hai dolcezza nei movimenti e irragionevole tristezza quando i tuoi denti assaporano i miei lembi agitati. Brivido divino che concedo a pochi, o meglio a nessun altro. Rassegnati. Sei mio. E io amo rendere schiava la tua bocca. Io che spiritualmente possiedo ad un altro uomo, ma che nell’attimo serpentino in cui il vento porta il tuo sapore mi fa diventare tua. Bocca dentro bocca, respiro incluso. Il potere di una donna quando accoglie il gusto della sua amata preda. Un bacio al gusto di caffè, che mi sveglia da un torpore animale. E allora baciami, uomo che ha strappato definitivamente una fede già morta, inebriami del tuo burrocacao alle mandorle. È semplice…..io adoro le mandorle.

  21. I tuoi baci generosi, languidi, insaziabili vivono qui…qui nella mia mente, nella mia carne. Nelle viscere.
    Tu non ci sei, ma io tremo e fremo. Ancora.
    Sempre gli stessi momenti, le stesse immagini. Icone del passato. Vibranti ossessioni dentro di me. In balìa di te.
    Imperfetta. Persa.

    I tuoi baci hanno allagato la mie tenebre facendomi risalire la corrente.
    Ho respirato gli effluvi della nostra passione, bruciante, dilagante fino alla follia.
    Imperfetta. Viva.

    I tuoi baci, come bagliori nella mia anima, hanno dissetato e nutrito le increspature della mia femminilità.
    I tuoi baci, come istanti fluidi, scivolano tra le pieghe delle nostre vite e si perdono nei nostri affanni, nei sogni scoperchiati, nei dedali dei nostri incontri.
    Libera. Donna.

    • 754 caratteri

      ?

      Regolamento
      Da oggi e fino al 10 aprile, potete postare qui le vostre palestre, come se fossero dei commenti. La lunghezza dovrà essere compresa tra 1000 e 2000 caratteri. Entro il 15 Aprile sarà proclamato il Vincitore che si conquisterà un posto d’onore nella nuova categoria “Autori coi muscoli” che conterrà una presentazione e una breve intervista.

  22. Vi racconto di un istante, di un sapore dolce e inebriante che in una sera di dicembre mi scaldò il cuore.
    L’amore in quella sera mi strinse il cuore, mi accecò la ragione e mi fece sognare.
    Ora a stringermi il cuore è la disperazione di un ricordo e la gelosia di u istante che più non mi appartiene.
    Sguardi vogliosi si incrociarono nel buio di una strada, morbido velluto toccò l’ingenuità delle mie labbra e in un istante quella paura d’amare divenì voglia di continuare.
    Ricordo quel giorno, quel posto magico dove l’amore ci sfiorò; fu un brivido lento ma intenso che si insinuò ovunque, persino nelle nostre vertebre fino a toccare i punti più nascosti di quell’intimità sconosciuta.
    Quell’incrocio di lingue e speranze, di amore e gioia, passione fu stupendo.
    Fu dolce attesa che si trasformò in contatto, non più immaginario: lui era mio.
    I miei sensi gioivano della sua pelle e del suo odore e di quel piacere , infinito nel ricordo, che offuscava la mia mente.
    Ma di quell’attimo di meraviglia , il giorno seguente, non ne restò più niente.
    Non fu semplice tornare alla realtà, dirgli addio, vederlo e non poterlo assaporare.
    Fu un bacio,dolce arte misteriosa di condividere un istante, il mio primo bacio, ad intasarmi la mente.
    Fu un lungo bacio.
    Fu un lungo ricordo.

  23. Ho ricevuto l’invito a partecipare a questa esercitazione, ed ho scritto

    IL TUO BACIO
    – Ti amo. –
    Il tuo sussurro mi sfiora l’orecchio, mentre siamo seduti su una panchina nel parco. L’emozione che mi pervade diffonde l’eco sulle foglie degli alberi, che ondeggiano, cullate anche dal vento. Mi carezzi la nuca, roteando lentamente la tua mano sui miei capelli. Dopo pochi istanti, quasi non distinguo più colori e forme. Vedo solo luce. Non riesco a parlare, ma il mio cuore, poggiato sul tuo petto nell’abbraccio in cui ci avvolgiamo, risponde con battiti accelerati. Le tue morbide labbra carezzano con delicati baci la mia guancia; sento che sta per accadere. Sì. Ecco che le mie labbra ricevono il dono delle tue. Una carezza che schiude la mia bocca. Chiudo gli occhi, voglio vedere solo il buio dell’abisso. La tua lingua carezza la mia e finalmente ti sento. Sei dentro di me. Stelle d’emozione si spargono sotto le mie palpebre chiuse. Il calore delle tue labbra e il gioco delle nostre lingue mi trasportano nel vortice, dove vorrei morire, adesso, insieme a te. Per rendere eterno questo momento.

  24. TRADIMENTO

    Mirka non aveva mai nemmeno pensato per un attimo di poter tradire suo marito. Le aveva sempre dato tutto ciò che lei aveva bisogno. Si erano comprati un modesto appartamento e con tanti sacrifici avevano pagato il mutuo. Nel frattempo erano arrivati due stupendi figli e Mirka era davvero convinta di avere una vita appagante. Fino a quando non apparve Claudio nella sua vita. Bello, simpatico e geniale era l’allenatore nuovo della squadra di calcio, dove giocava il figlio minore. All’inizio era lusingata dagli sguardi ammirati che sempre più frequentemente coglieva. In seguito capitava troppo spesso che con scuse a volte davvero banali, lui si avvicinasse per parlare con lei di futili argomenti, mentre il suo piccolo si cambiava nello spogliatoio. Tutto questo era un vero e proprio corteggiamento e a lei non sembrava possibile di interessare a un altro uomo che non fosse suo marito. Era solo un gioco, si ripeteva continuamente. Poi un giorno Claudio le disse se poteva recarsi l’indomani da lui nell’ufficio del campo sportivo poiché doveva farle firmare alcuni fogli. E così lei fece, sapendo già dentro di sè quello che sarebbe successo, o forse quello che sperava succedesse. Quando entrò, non si parlarono nemmeno. Lui chiuse la porta dietro di lei, le prese il viso tra le mani e la baciò. Mirka provò un’emozione che aveva rimosso per tanto tempo. Baciare per la prima volta un uomo che non fosse suo marito dopo quindici anni di matrimonio, era un’esperienza quasi devastante. Labbra nuove, odori nuovi, sapore nuovo. Eccitazione quasi violenta. Scappò sconvolta.
    La storia non ebbe seguito, e Mirka insistette affinché fosse suo marito ad accompagnare il figlio agli allenamenti sostenendo che fosse cosa da uomini. Ma la sua vita cambiò e quel bacio durato pochi istanti, le tolse la serenità duramente conquistata in anni di convivenza.

  25. Il contatto immediato crea un campo elettromagnetico. Sospesi nel tempo, isolati dalla realtà che ci circonda, in un’aura di piacere assoluto. Una scarica di corrente mi percorre tutto il corpo: stomaco sottosopra, gambe molli, calore diffuso…eccitazione incontenibile. Il cuore in sovraccarico rischia l’esplosione…i corpi appiccicati,le mani che mi toccano i capelli, occhi chiusi…occhi semi aperti per controllare se i suoi sono chiusi….occhi che si richiudono….estasi totale…

    Corrente alternata, corrente continua…mano sul collo, mano sulla spalla, mano che cerca mano; il tocco leggero della lingua che si incrocia con la sua, si presentano e cominciano un discorso, ogni tanto respirano, fanno una pausa…ma poi ricominciano a parlare tra loro….troppo interessate l’una all’altra.

    I rumori del mondo non esistono più: solo rumori di respiri…solo profumi di corpi…solo tocco di carne…vista annebbiata…gusto di piacere…

    Corrente continua, scintille infuocate…fuochi d’artificio… questo è un vero attimo di felicità…

  26. DOLCISSIMI MINIMALISMI
    Chi mi ha dato il coraggio per fare quel gesto, prima? Quel gesto tanto semplice eppure così difficile da compiere. Sarà stato quando il sorriso è morto sulle tue labbra e ti sei fatta seria. Sarà stato perché i tuoi occhi sono entrati nei miei come se mi arrivassero all’anima. E il sorriso si è spento anche sulle mie labbra. E’ stato allora che ho trovato il coraggio di sfilarti gli occhiali. L’ho fatto con dolcezza e tu hai inclinato la testa. Tra di noi meno spazio di un respiro. Ho sentito il tuo sulla mia bocca. E ho immaginato la morbidezza, il profumo e il sapore di te, appena un secondo prima di conoscerlo. Ed è stato come averti sempre conosciuto pur ignorando tutto di te. Le nostre lingue si carezzano lievi lentamente, mentre ho ancora i tuoi occhiali tra le dita.

    • 807 caratteri

      ?

      Regolamento
      Da oggi e fino al 10 aprile, potete postare qui le vostre palestre, come se fossero dei commenti. La lunghezza dovrà essere compresa tra 1000 e 2000 caratteri. Entro il 15 Aprile sarà proclamato il Vincitore che si conquisterà un posto d’onore nella nuova categoria “Autori coi muscoli” che conterrà una presentazione e una breve intervista.

  27. PRIMO BACIO.

    Si dice che il primo bacio non si scorda mai. E’ vero. E’ cosi. Il primo bacio non si dimentica.
    Vent’anni e mai baciato una ragazza. Mi trovo adesso a baciare una ragazzina per la, mia, prima volta. Lei ha avuto altri ragazzi, altri baci, altre lingue. Adesso tocca a me.
    Da dove incominciare quando le tue basi sono zero? Quando le tue sole esperienze sono film o romanzi?
    Oggi è l’era della tecnologia cosi, prima di incontrarla, ho fatto una ricerca su Google.
    Come baciare. Invio. Risultati. Il sito girlpower sembra il più completo di istruzioni. Un sito dedicato alle ragazze. Spero si possano traslare le informazioni.
    C’è scritto: Bisogna attendere che le labbra si dischiudano.
    C’è scritto: Baciare con gli occhi chiusi.
    C’è scritto: Evitate la lingua del tipo “dentro-fuori”.
    Ho fatto i compiti con la mano, come prescritto. E’ il momento.
    Si capisce. Lei sorride. Ora. Baciala.
    Le appogio una mano sulla guancia. Le sue lebbra si aprono in un sorriso.
    Prima fase: Bisogna attendere che le labbra si dischiudano.
    Mi avvicino lentamente. Lei capisce. Chiude gli occhi. Chiudo gli occhi anch’io.
    Seconda fase: Occhi chiusi.
    Sento la prossimità dei nostri volti. Percepisco il suo respiro. Il cuore è a mille. Devo esserci quasi. Le sue labbra sembrano lontanissime.
    Appoggio leggermente la lingua sul labbro inferiore. Ecco la bocca. Come una ventosa attacco le mie labbra alle sue e incomicio a muovere circolarmente la lingua.
    Terza fase: Evitate lingua dentro-fuori.
    All’improvviso mi spintona all’indietro. Urla: Cazzo. Urla: Ma che cazzo fai?.
    Io con la lingua di fuori e lo sguardo sorpreso. Un lungo filamento di saliva unisce la mia bocca alla punta del suo naso. Grida: Sei un pervertito?. Grida: Sei un nasofilo.
    Rimango immobile in quella posizione. Lei se ne va. Sbraita: Ma chi cazzo dovevo incontrare… Un nasofilo! Un nasofilo!.
    Il mio primo bacio. Ho limonato con un naso.
    Come dice il detto, il primo bacio non si scorda mai.

  28. BACIO EMO

    Tra schizzi di onde, prEMOnitrici di tempesta, ci siamo io e te, stretti in un abbraccio EMOzionante. Noi due, in lutto esistenziale, di fronte all’infinità del mare ammalato dalla grigezza del cielo.
    La vita è sofferenza, l’amore dolore.
    Il vento infuria sulla scogliera, scompigliando le nostre frange corvine. Le lacrime sciolgono i tratti di matita sotto gli occhi, rigando di nero i nostri volti pallidi. Le labbra si sfiorano, s’incontrano, si fondono in un bacio estrEMO dal sapore tristissimo, però autenticamente vero, suprEMO.
    Le bocche si scambiano teneri messaggi di carezze, regalando all’eternità istanti che fanno sognare persino cuori come i nostri, turbati dall’amore.
    Brividi caldi, al tempo stesso glaciali, in uno struggente oblio temporale.
    La dolcezza del primo bacio ci ha resi inquieti.
    Lanciarsi insieme giù dalla scogliera?
    No. Non ancora, non da adesso sarEMO fragili farfalle di un paradiso che non esiste. I giardini più incantevoli sono qui, su questa terra tormentata, dove il bacio è la più EMOzionale, mirabile, piccola grande poesia d’amore.

  29. S.A.D.S. : SINDROME DI MORTE IMPROVVISA NELL’ADULTO

    Sotto i miei piedi sabbia che sembra volermi inghiottire.

    Non immaginavo che mi avrebbe portata in spiaggia.

    Sopra di me il cielo, testimone e concausa del bacio.

    Maggio. Ogni sera il cielo è sempre più chiaro e le stelle aumentano di ora in ora.

    Chiudo gli occhi e prima di sentire Il sapore della sua bocca, un leggero odore di benzina mi entra nelle narici, insistente.

    Suona e mi chiede di scendere. Pensavo che saremmo partiti in macchina, invece, per l’occasione ha tirato a lucido la moto.

    Una leggera brezza che sa di mare, mi manda qualche capello tra le labbra, finiscono tra i nostri intrecci d’amore, ma non ci facciamo caso.

    Mi ha dato il casco. Ho paura, non andare veloce. Mi sono raccomandata ma lui non era venuto per far sfoggio delle sue pieghe.

    I nostri corpi si toccano, sento i miei seni contro il suo petto, la sua mano premere la schiena come se, spingendo lì, le nostre bocche aderiscano meglio.

    Sono salita sulla moto e l’ho stretto. Nonostante il casco, il rumore del motore e i suoni della città, mi è sembrato di sentire il suo cuore battere veloce.

    Il mio cuore sembra impazzito, ammorbidito e per questo più elastico, dal gusto della sua bocca. Batte veloce, mi sento mancare le gambe.

    Mentre arriviamo a una meta, per me ancora misteriosa, indicava quanto a destra quando a sinistra, i colori della città che si assopiscono. Non c’era bisogno che spiegasse, capivo. Ero armonizzata, percepivo la stessa bellezza.

    Per fortuna che mi tiene dietro la schiena, perché non mi reggo, non sento le gambe, poi non avverto più il bacino. Sento i sensi scemare, il cuore esplode in una grossa fitta, le mie labbra si staccano dalle sue. Lui crede che non mi vada e mi lascia. Cado a terra. L’ultima cosa è la sabbia fresca, accogliente.

    Camminiamo lungo la spiaggia poi m’indica il cielo. Sai che stella è quella? Ce ne sono a milioni. No, non lo so. Dagli te un nome, mi dice. Riabbasso lo sguardo verso di lui e la sua bocca è lì a un centimetro da me. Annullo la distanza e lo bacio.

  30. Respiro

    Si avvicinò a lei distesa e bianca, candida alla luce fluorescente di un neon. I muri bianchi, le lenzuola, un letto, aria di alcool e disinfettante. Voci soffuse, occhi commossi, sguardi impietriti e rapidi che carezzavano immagini e ricordi con il tepore primaverile di un affetto materno.
    Senza farsi sentire si distese al suo fianco ascoltandone i respiri, contandone i battiti. E il cuore, il cuore nel petto era tumulto silente e lamento per quegli orecchi distratti che ascoltavano singhiozzi intonati a risucchi di aria da toraci ricurvi a trattenere dolore.
    Sotto le unghie, sopra le mani, nelle vene viola ogni attimo intenso propenso all’eterno. Lo sapeva mentre la accarezzava cercandone i sogni riposti negli spazi più angusti.
    E la vedeva bambina tormentata dall’ansia del primo giorno di scuola o appena più grande con le ginocchia sbucciate. Impaurita prima di un esame, rossa in viso al primo appuntamento. La sentiva così in ogni fremito andante come musica dolente di un rondò nostalgico.
    Violini, ponte dei sospiri, Venezia e la sua laguna. Ricordi, ricordi, ricordi, perché ogni cosa non fosse lasciata, dimenticata, dispersa come nel vento. Doveva farla sua, possederla in ogni attimo vissuto perché nel vivere futuro portasse con sé il dono di tanti giorni percorsi e usurati, logori come preghiere abusate a un Dio sordo e insolente.
    Fu lontano da occhi indiscreti chini a raccogliere lacrime e tristezze che la strinse a sé sussurrando parole, nenie silenti che nessuno sentiva. E accarezzandole i capelli, sfiorandole la nuca, le sue labbra la morte baciò respirandole l’anima in un ultima profonda apnea dal sapore dolce d’eternità.

  31. bah io ci provo xD

    DICIOTTO LACRIME DI PIOGGIA

    Pierrot non aveva neanche finito di muovere le labbra per poter plasmare la sua vita in un discorso, scorrevole e ben vestito, che Juliet, la ragazza della pioggia, era fuggita prima che tutte quelle frasi nostalgiche fossero ammutolite dal silenzio crudele che precede un applauso.
    Fuori pioveva, come quando Juliet in una sera fredda di febbraio aveva tinto le labbra di Pierrot di un rosso sangue. Pioveva, come quando Juliet in una sera tiepida aveva dipinto una lacrima nera di morte sul viso di Pierrot. Fuori pioveva, pioveva forte come ha bisogno di piovere quando un dolore vero deve essere vissuto.
    Juliet aveva un vestito di lamponi e il trucco leggero della penna di un poeta di una paese lontano dal nome impronunciabile. A finire aveva le scarpette di piuma di corvo che vengono raccontate nelle favole dei bambini russi i giorni di bufera. Era sulle scale di un palazzo vecchio lì vicino, e gli applausi si sentivano in lontananza, che lo spettacolo era finito. Pierrot era vestito bianco da cerimonia, da matrimonio, da neve e di piuma.
    Gli applausi erano morti sui suoi vestiti, e Juliet l’aspettava lontano nella polvere che si annidava fra le mure assorte di silenzio di un palazzo.
    Aveva corso per arrivare dalla ragazza della pioggia, o era stata la ragazza della pioggia ad averlo chiamato nella pioggia che scrosciava forte sulle pagine scritte che gli erano volate fuori dalla camicia bianca nell’atto correre da lei.
    Un abbraccio, forte e nostalgico che il viso di Juliet era nascosto dai capelli, dalla spalla di Pierrot, dalla polvere del palazzo e dalla pioggia che ne copriva il rumore.
    “Non mi abbandonare, ti prego. Non mi abbandonare. Ho bisogno di te. Pierrot ne ho bisogno.” piangeva forte come per far accarezzare il cielo, meno solo nel vuotare il dolore in lacrime.
    Pierrot non aveva uno stomaco, ma sul viso bianco il tempo, e forse la polvere, avevano dipinto con un pennello nero di dolore una nuova lacrima.
    “Non è giusto, mia amata Juliet. Non è giusto. Io ci sono sempre stato, nelle notti d’estate che il sole di Spagna era tatuato sul retro delle tue spalle. Nelle mattine svogliate di caffè e bottiglie di latte vuotate nel cestino, mentre la radio cominciava con le notizie di giornata. Ricordi chi era nella bara di ogni tua notte? Ricordi vero? Juliet non è giusto. Tu non vuoi me. Vuoi la mia camicia, e la mia lacrime dipinte di vita.” Pierrot aveva il vestito bianco da cerimonia nero di catrame, da matrimonio con cenere versata, da neve sporcata di muschio e piuma affogata nella polvere.
    “Io ho bisogno di te, Pierrot. Ne ho bisogno. La tua camicia, voglio la tua coperta di piume, la tua chitarra, che è amica delle stelle e dei corvi nelle notti di angoscia. Voglio che sia tu a girare lo zucchero nel latte tutte le mattine, e a raccontarmi favole di paesi incantati la mattina di Natale. Voglio la tua coperta di piume, Pierrot. La tua coperta.” Juliet aveva il vestito di lamponi che con la pioggia erano diventati neri di noncuranza, il trucco leggero dell’inchiostro della pagine strappate di un poeta leggero. Ma non aveva ai piedi le scarpe di piuma di corvo che vengono raccontate nelle favole dei bambini russi i giorni di bufera. Erano lontane.
    “Tu hai dipinto le mie labbra. Le mie labbra sono tue, Juliet amore mio. Le mie labbra sono tue. E’ il rosso del tuo sangue, e del tuo cuore. Sono tue, amore mio.”
    Pierrot osservò le scarpe in piuma di corvo giacere lontano dai piedi di Juliet, mentre il suo vestito di lamponi camminava sulle curve delle gambe lasciando a vedere le mutandine.
    E lì capì.
    Un bacio e nulla più. Forse nulla e più che diventava tutto.
    La ragazza della pioggia piangeva per due piedi in una scarpa.
    Ma Pierrot, ridendo amaramente, preferì restare scalzo, mentre fuori i cielo aveva smesso di piangere.

  32. quel bacio acerbo

    fu proprio su quel palcoscenico vuoto del cinema all’aperto di Cattolica, nel tardo pomeriggio, dopo che le chiesi se mi voleva bene al punto da diventare la mia “fidanzatina”
    ricordo che posai la mia bocca sulla sua guancia, in uno di quei baci leggeri che si davano giocando a ”dama e cavaliere”
    sentivo il suo respiro leggero mentre mi perdevo in quel castissimo bacio, lentamente la mia bocca serrata fu davanti alla sua sino a immaginarne il dolce tepore e – non so quando – unimmo le nostre labbra di ragazzini per sentirne il primo piccolo fremito
    avevamo 11 anni e per tutta quell’estate non ci fu null’altro che quei tenerissimi baci leggeri sulle labbra mai dischiuse se non per soffiare le tenere parole di quell’età

    dopo 13 anni, ventiquattrenni, ci incontrammo essendoci scritti per accordarci e, quando venne a prendermi al treno, ci riconoscemmo già dal finestrino attraversato dai nostri sguardi
    scesi in un attimo e ci abbracciammo su quel marciapiede 1 della stazione di Trento
    i nostri occhi si cercavano a fondo e fu la sua bocca a lasciare la mia guancia per prima cercando una risposta
    fu un moto spontaneo, quasi a chiederci reciprocamente un permesso, un’ovvia conferma di quella tenera consuetudine, quella di due ‘ragazzini’ innamoratisi giovanissimi che assurdamente riprendeva senso da adulti
    le mie palpebre si chiusero dopo le sue e quell’abbraccio si concluse con un bacio sulle labbra che – dopo anni – si cercarono senza premura studiando come perdersi tra loro, con quella sensualità che iniziava a circolare sotto pelle
    rimanemmo a guardarci stando immobili in piedi, le mie mani a dare forma alle sue in quel freddo mattino, in uno stato sottile di incantamento non misurabile nel tempo

    emilio de tullio

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...