Autori Coi Muscoli n.1 – Patrizia Birtolo

Vi presento Patrizia Birtolo, la prima vincitrice di una delle nostre Palestre! Impariamo a conoscerla dal racconto vincitore del contest Tremo ancora, dalla sua biografia e da una piccola intervista.

 

Classe ’68, laureata in lingue, nella vita Patrizia insegna, è sposata con Roberto e mamma di Francesco e Gabriele. Nel 2006 pubblica il primo racconto in Lost Highway Motel 2 per Cut Up Edizioni. Partecipa poi a Racconti dall’Oltrecosmo (antologia dei vincitori del Premio Oltrecosmo), Un Natale Diverso (P.O.E), Vaults 2009 (Ferrara Edizioni), Racconti del Buonumore (New Press Edizioni), Le Storie di io Racconto (AssoPiù Editore), 365 Storie Cattive (a cura di P. Franchini per AISEA Onlus), BraviAutori.it 2 (a cura di M. Baglione per Braviautori), Camera 213 (Onirica Edizioni). Sono presenti suoi racconti negli e-book Storie del West (Farwest.it), Speciale Halloween (Sognihorror.com) e nelle riviste BraviautoriIl Foglio letterario (n. 1 e 2) e Altrisogni (n. 3). Il racconto Clarisse McClellan non è morta sarà pubblicato in audiofile sul sito La Porta Segreta Podcast. Laweb Tv ha realizzato un videoracconto ispirato a Via Da Las Vegas, brano vincitore di Gara 16 sul portale Braviautori. Alcuni racconti di prossima pubblicazione saranno poi disponibili nelle antologie 365 Racconti Horror (Delos Books), Légàmi (My Secret Diary), Alchimie di Viaggio (Montag), e D come Donna. Nel web è attiva su Scheletri, Sogni Horror, Terre di Confine, Anonima Scrittori, Braviautori. Attualmente collabora con Andrea Cattaneo a un sequel steampunk del romanzo di Lefanu Carmilla e recensisce le opere di autori esordienti per il portale Braviautori.

Ecco qui di seguito il racconto con il quale si è aggiudicata il titolo di “Autore coi muscoli”.

Carne

– Tutta questa carne a un cane, Mustafa?! – disapprovai stupita.
Amo gli animali, ma in città c’era gente che non mangiava carne da anni.
– Gli devo tutto – sospirò. – Fu… a Markale. Dava strattoni al guinzaglio, guaiva. Stavo parlando con un amico, avrei voluto fermarmi un po’… Niente. Dovetti andar via, Crno tirava troppo. E mezz’ora dopo…
– Cosa?
– Markale, ai primi di febbraio… – mi guardò basito. – Quelle granate sul mercato… un massacro…
Grattò teneramente il muso al dobermann. Mi girai verso le finestre senza più vetrate. Ora dai teli di plastica incombeva il miraggio del Monte Igman. Bellissimo, terribile.
– Non guardar di là. Tanto, i cecchini sono dove vogliono essere.
Annuii. La ciotola era lustra. Altre due leccate, poi Crno rigurgitò un brandello di stoffa e una scheggia di bottone. Sussultai. Mustafa li raccolse dal pavimento, rapido e furtivo.
Il suo sguardo implorò il mio silenzio.
Dalle colline il tramonto tingeva di rosso sangue i tetti sfondati di Sarajevo.

L’idea di partenza di questa Palestra, collegata al contest Tremo ancora di Daniele Picciuti, era quella di regalare un brivido al lettore. In questo racconto la costruzione realistica e ben curata che riesce in pochi secondi a trasportare chi legge nel terribile mondo della guerra e l’intuizione finale ci sono sembrati perfettamente calibrati. Insomma noi quel sottile gelo lungo la colonna vertebrale l’abbiamo proprio sentito. Una paura densa, concreta, che non ha avuto bisogni di mostri ed elementi sovrannaturali. Ma in fondo si sa che la realtà, il più delle volte, è più agghiacciante della fantasia.

Ma cerchiamo di capire direttamente dall’autrice qualcosa in più su questa storia e sul suo rapporto con la scrittura.

Avanti con l’intervista!

1- Com’è nato questo racconto?
A metà degli anni ‘90 durante la guerra nei Balcani ho collaborato attivamente con alcune associazioni pacifiste. Ho avuto modo di recarmi a Zagabria e a Belgrado e di riuscire a entrare nella stessa Sarajevo. La maggior parte dei volontari aveva un pass come giornalista, in realtà era una copertura: gli articoli li pubblicavamo veramente al ritorno (la situazione nella sua eccezionalità avrebbe dato il dono di saper scrivere qualcosa d’interessante a chiunque) ma il vero scopo dei viaggi era, nel mio caso, trasportare medicinali per l’ospedale Koševo o tenere i rapporti tra i profughi espatriati in Italia e i familiari rimasti sotto assedio. Io e Alberto, mio compagno di staffetta nella spola da e per Sarajevo, in occasione di uno di questi viaggi conoscemmo Mustafa, un distinto, gentilissimo anziano signore. Faceva il pittore. Fra il suo italiano, il mio francese e qualche scampolo di bosniaco appreso nel corso del tempo ci si capiva. La storia del dobermann è assolutamente vera, la raccontò Mustafa in persona. Naturalmente il particolare macabro contenuto nel racconto, be’ quello è pura invenzione. Ma il resto no. Mustafa aveva deciso di non separarsi dal suo cane, che gli aveva salvato la vita, mantenerlo però gli costava uno sforzo enorme.

2- Cosa rappresenta per te la scrittura?
Sono sposata (a volte, scherzando, dico “spossata”) e se dovessi scegliere una metafora per far capire ciò che è per me la scrittura, ti direi che è il mio amante. A volte mi sento in colpa per il tempo che sottraggo a mio marito, ai bambini, alla casa, al lavoro. Ogni tanto trascuro il resto, quando voglio scrivere. Ci sono momenti in cui scrivere è la cosa che mi dà più piacere e soddisfazioni. Mi riempie d’energie e al tempo stesso le brucia, mi carica e mi svuota. A volte mentre la gente mi parla dico “sì sì” e in realtà sto pensando a qualcosa da scrivere, a un personaggio, a un dettaglio… Scrivere ma soprattutto pensare a quello che si vuole scrivere, la fase dell’ideazione, è un modo per astrarsi dalla realtà e contemporaneamente capirla meglio. E poi grazie alla scrittura ci si può esprimere, cercare di raggiungere gli altri, “toccarli”.  Mi incuriosiscono tutte le espressioni artistiche, ma potendo decidere come spendere tempo ed energie, ho scelto la scrittura.

3- Ti piace leggere? Ultimo libro?
Se scrivi, leggere e scrivere sono il recto e il verso di una stessa pagina, almeno per me. Puoi essere un forte lettore e non avere intenzione o voglia di scrivere un rigo in vita tua, ma per come la vedo io, se scrivi allora leggere è l’altra metà del lavoro di un Autore. Insomma non può (o non dovrebbe di certo) non piacerti. L’ultimo libro che ho “scelto” di leggere è Alice nel paese della Vaporità, trovo Francesco Dimitri un autore geniale. Ho detto “scelto” di leggere perché da qualche mese a questa parte collaboro col gruppo dei Recensori per il portale Braviautori: il resto dei libri che leggo sono quelli di cui poi pubblichiamo (ma anche no, dipende) la recensione. In questo caso gli Autori scelgono di essere letti da noi, e non viceversa. Per me è davvero gratificante poter aiutare un emergente che merita con una recensione positiva, contribuendo magari in piccolissima parte a “spingere” un buon libro. Sinceramente, anche fermare il brutto o la mediocrità che avanza mettendo una battuta d’arresto a qualcosa di meno (a volte molto meno) valido penso che abbia il suo bel perché. Insomma, fare il recensore è un’attività che sta a metà tra quella del cercatore d’oro (e c’è da smazzarsi tonnellate di sabbia per trovare la pagliuzza dorata) e l’atto di eroismo del bambino olandese che mettendo il dito nella crepa della diga salva la città dall’inondazione. Secondo me ci sono un sacco di crepe ma… finché posso le mie dieci dita le uso.

4- C’è un autore che ti piace in maniera particolare o al quale ti ispiri?
Amo in particolare la letteratura ispanoamericana, quindi Borges, Cortázar, Onetti, Rulfo, un po’ per ragioni di studio (ho frequentato lingue quadriennalizzando spagnolo) e un po’ per ragioni affettive; gran parte della storia della mia famiglia è legata all’Argentina, mia madre e mia nonna sono nate là, mio nonno ci ha trascorso tutta la vita, i miei zii hanno studiato là e ci sono tornati per lavoro, adesso è la volta di un cugino che presta servizio nel campo della cooperazione internazionale… Al di fuori degli autori di questo filone, penso che mi abbiano dato moltissimo la lettura della Yourcenar e, per quanto riguarda la poesia, della Dickinson. Fra gli italiani invece Calvino e Fenoglio.

5- Partecipi a molti concorsi? Come li scegli?
Anche a troppi forse… ! Scherzo, però è vero che sono onnivora, non sono i paletti di genere a trattenermi, anzi più ho “paura” a buttarmi quando leggo un bando e più sento, in fondo, che ne vale la pena e occorre raccogliere la sfida. Si impara sempre qualcosa di nuovo, ci si misura con “altro” e si cresce. Batoste comprese… Un po’ come la frutta che matura a furia di colpi presi mentre viene sballottata nella cassetta al mercato! Di solito scelgo concorsi che mettano un po’ di vincoli (sul tema, sul genere, oltre ovviamente al taglio più o meno breve) e che abbiano alle spalle una casa editrice (o comunque nomi di riferimento) seri, assidui nel proporre iniziative in questo campo. Non ho preclusioni verso i concorsi che prevedono una quota di adesione, mentre all’inizio era così. In genere però sono più fortunata con quelli offerti dalla rete gratuitamente. All’inizio soffrivo anche di una forma di snobismo quanto mai scemo, per cui “se mi era andata bene” in un certo concorso non bissavo partecipando all’edizione successiva; a motivo di questo ho perso (o comunque si sono allentati) alcuni ottimi contatti. Poi, crescendo… Ho messo la testa a posto!

Patrizia ha concluso ringraziando per l’occasione che le è stata data e io non posso non ribattere affermando che per un editor è sempre bello e gratificante confrontarsi con autori di talento. Anzi, coi muscoli!
E adesso non ci resta che aspettare il prossimo!
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3 risposte a “Autori Coi Muscoli n.1 – Patrizia Birtolo

  1. Complimenti da parte mia a Patrizia per la meritata vittoria e brava Laura per quest’ottima intervista. E com’è ordinata e curata la forma! 🙂

  2. Grazie Laura hai fatto un lavoro splendido! Un rinnovato grazie di cuore anche a Daniele per l’iniziativa del Tremo ancora… :-)))
    A presto Ragazzi

    Patty

  3. Leggendo l’intervista a Patrizia mi sono persa in riflessioni e , borbottando tra me e me mi sono analizzata scoprendo pecche che evitavo di vedere …. preferisco scrivere … come se il mio continuo e movimentato disordine mentale potesse infine riordinarsi posandosi sopra quel foglio bianco ….leggere è piu’ difficile perche’ implica un enorme sforzo nel ricordare, analizzare, comprendere , interiorizzare…Quindi cara Patrizia grazie perche attraverso cio’ che hai risposto ho messo a fuoco un mio limite…

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