Scrittorini a pagamento

Facendo il mestiere che faccio va da sé che il mio profilo di facebook pulluli di autori di buone speranze. Alcuni li conosco, altri meno, altri ancora affatto. Diciamo che c’è una scala di amicizie che a seconda dei casi può andare dallo zero assoluto al cento per cento. Ma l’esperienza insegna e quello che dico oggi è un bell’insegnamento per me stessa: Laura invece di aggiungere gente a cazzo informati! Che qui non tutti hanno la coscienza a posto.

Ma andiamo con ordine, oggi vedo comparire sulla mia bacheca l’invito all’evento Presentazione libro IL MATTINO DEGLI DEI di Daniela Biagiotti. Fa sempre piacere quando qualcuno “riesce” allora nonostante il mio abituale “passa avanti style”, mi sono fermata a dare un’occhiata. Cavoli, la presentazione è proprio vicino casa mia. Quasi quasi – penso – potrei farci un salto. Ora però non è che si può andare ovunque alla cieca. Allora guardo bene se oltre al nome dell’autrice trovo qualche altra info. L’immagine dell’evento ossia la copertina del libro non consente di riconoscere il nome dell’editore. mmmm. La cosa già mi puzza. Per fortuna esiste google e allora mica me lo faccio chiedere due volte, googlo e sapete che vien fuori? Che la tizia in questione ha pubblicato con quei geni dell’Albatros-Il filo. Brividi e conati. Li trattengo a stento. Il mio corpo mal reagisce a tutto ciò che puzza di editoria cialtrona a pagamento. Questi poi sono i peggio di tutti perché appoggiati da grandi gruppi e con la moneta e la politica dalla loro parte sono riusciti a imporre il loro aberrante point of view su troppi troppi autori ingenui (e incapaci). Questi fanno la pubblicità su Mediaset! Questi comprano gli spazi sui quotidiani! E mica la gazzetta del pincopallo, stanno sui grossi, quelli seri, Repubblica, Corriere. Per non parlare dei banner che ammiccano da ogni dove sulla rete. Insomma delle piattole tanto fastidiose quanto insopprimibili.

Bene decido. Io questa non la conosco e sticazzi che ci vado alla presentazione piuttosto organizzo un sit in di protesta. Ma in verità mi limito a rifiutare l’invito e ad aggiornare il mio status con la seguente generica e impersonale riflessione

Sì, volevo venire alla tua presentazione. Ma la scritta Albatros-Il filo in copertina è un deterrente decisamente efficace.

La signorina scrittorina però si sente chiamata in causa e sotto la mia personale meditazione digita un lapidario: perché?

Io che sono meno guerrafondaia di quel che parrebbe rispondo laconicamente: perché è gente poco seria.

Lei che fa? Ci torna su dicendo che lei è le prima volta che ci “lavora” (lavora? Buahauha) e che il libro l’ha scritto lei (mavà!) e bla bla bla, qualche altra cosa che non ricordo e che non posso recuperare dallo scambio di battute perché la suddetta si è premurata di cancellare i commenti con incomprensibile solerzia. Sarà perché si andavano accumulando le botte e risposte di chi come me pensa che pubblicare a pagamento non farà mai di qualcuno uno scrittore? Già pubblicare e basta senza metterci di mezzo denaro sonante non è garanzia di un bel niente. Pubblicare a pagamento con uno dei nomi più sputtanati del peggio dell’editoria è davvero una mossa stupida. E un autore stupido, ansioso, frettoloso, impaziente che mai potrà aver prodotto di così sublime? Non lo so e non lo saprò mai perché a quella presentazione non ho intenzione di mettere piede.

Detto questo non mi resta che fare una comunicazione di servizio. Se siete tra i miei contatti e avete pubblicato a pagamento, ci siete capitati per sbaglio. Se siete pentiti e vi sentite dei vermi ignoranti per la scelta avventata io sono buona e cara e sono disposta a perdonarvi. Se invece ne andate orgogliosi, spiattellate ai quattro venti i fasti di un libro che esiste solo sulle vostre mensole e quelle dei vostri cari, di cui avete dovuto acquistare duecento copie per vederne distribuite cinquanta, su cui sta messo il marchio di qualcuno che NON è un vero editore allora per favore fate la cosa giusta. Toglietemi l’amicizia, la parola, il saluto. Dimenticate il mio nome così come io farò col vostro. Per me siete solo ingranaggi di un sistema sbagliato e siccome nel nostro Paese di cose sbagliate ce ne sono fin troppe questa me la risparmio volentieri.

Bye.

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29 risposte a “Scrittorini a pagamento

  1. Su questo argomento mi sono scontrato anche io con altra gente. Purtroppo, secondo me, c’è gente che ha fretta di pubblicare. E la fretta è sempre nemica della qualità.

    L’editoria a pagamento è il secondo nome della tipografia.

  2. Laura, sei crudele. Il modo migliore per selezionare è non comprare. Quando i volumi senza talento aggiunto finiranno al macero, qualcuno si porrà la domanda: ma valeva qualcosa? E se non se la pone, meglio così.
    Sono un seguace di Andy Wharol, e in questa civiltà “un quarto d’ora di celebrità” non si nega a nessuno.

    • Crudele io? forse sì, ma difendo qualcosa a cui tengo. E ci tengo tanto.
      è proprio per l’ansia di celebrità dilagante e lo spazio concesso a chi non lo merita che la cultura del nostro paese un tempo fiorente è diventata adesso un teatro di burattini e ridicolaggini. No, il successo è per chi se lo guadagna e non per chi ha i soldi per comprarlo.
      e cmq il discorso è molto più complicato. In questi casi non basta la selezione naturale a risolvere la questione. In Italia si pubblicano 60.000 testi l’anno. Sono troppi e almeno 3/4 di questi sono schifezze immonde. Per contro opere valide non vedono la luce perché si perdono in un mare talmente affollato di merda da soffocare anche ciò che non lo è. Quindi io credo che mettersi contro l’editoria a pagamento serva. E lo faccio.

  3. l’editoria a pagamento è un altro mercato. E poi, inutile nascondersi che all’editoria cosiddetta “pulita” si arriva solo dietro cospicue raccomandazioni e spesso anche viscose sponsorizzazioni. Chi ha un sogno nel cassetto se lo realizza, punto. Chi ha un agente letterario (che paga, ovviamente) o un editor famoso (che paga, naturalmente) o un onorevole della maggioranza (che pagherà in natura, inevitabilmente), porta la sua schifezza al grande pubblico. E allora?

  4. Antonio scusa ma il tuo punto di vista non solo è sbagliato ma offende pure chi fa dell’editoria “onesta” e quindi anche me.
    Punto 1 l’editoria pulita pulita non si paga.
    Punto 2 gli agenti seri si pagano solo a percentuale sulle royalty.
    punto 3 l’editor si paga per il suo lavoro non perché ti raccomandi alla casa editrice.
    punto 4 Onorevoli? bah.
    Qualunque proposta che esuli dalle suddette 4 regole è solo una presa in giro all’autore allocco che pur di vedere il suo nome su uno stampato farebbe qualsiasi cosa.

    • Non ribatto ma non concordo, se ho scritto quello che ho scritto è perchè mi consta. Ovviamente si dice il peccato ma non il peccatore. PPoi probabilmente io metto nella stessa casella editori a pagamento e stampa on demand. Chiaramente, se esistono abbindolatori di polli è solo per via del fatto che ci sono polli e pollastre pronti a farsi spennare. E a proposito della lentezza citata da qualcuno, se sei uno scrittore di vent’anni, puoi avere la pazienza di essere conosciuto a trentacinque, ma se sei un autore di cinquanta, o di sessanta, non ha senso (e non si ha neanche il tempo di) farsi snobbare da chi neanche si prende la delicatezza non dico di leggerti, ma di mandarti due righe “abbiamo ricevuto il suo manoscritto, appena possibile lo esamineremo”. Per quel che mi riguarda, so benissimo di non essere nè calvino nè hemingway e nemmeno moccia, con gli editori ho avuto sempre un rapporto diretto “io non pago te, tu non paghi me, mi pubblichi e mi distribuisci, e se alla fine abbiamo qualcosa da dividere ricordati di me”. Guarda caso, le edizioni sono sempre andate esaurite, chi mi ha letto mi ha ringraziato, ho avuto il piacere e l’onore di conoscere persone che, se i miei libri non fossero mai nati, non avrei mai conosciuto, e mi sono successe piccole cose fantastiche, sempre legate a quei libri.
      Nel frattempo, non ho mai ricevuto due righe da quegli editori famosi e onorevoli che dici tu. Mi accontenterei pure di “cazzone suicidati con la carta appallottolata delle tue cazzate”, ma manco quello.

      • Se in Italia scrivesse meno gente, il tempo degli editori non sarebbe monopolizzato dalla priorità di sopravvivere all’invasione di boiate cartacee o digitali che ogni giorno li sommerge e probabilmente troverebbero il tempo per rispondere a tutti. Detto ciò ribadisco a ognuno le sue esperienze. Io parlo per me e sulle mie. Non pretendo che tutti mi diano ragione anzi il confronto mi piace e mi interessa. però su un punto non transigo. L’editoria a pagamento è un crimine. Per tutti. Autori, editor, editori, amici, cognati e parenti.

  5. Dal 2009, un contratto di una di queste tipografie (la casa editrice è un’altra faccenda), giace in mezzo ad altre mie scartoffie. Potrei essere uno scrittore, vantarmi, dire: “Ehi, io ce l’ho fatta, visto?”.
    Bisogna tornare ad apprezzare l’impegno. La fatica. La lentezza.

  6. Sono d’accordo con te, Laura a infierire sull’editoria “fasulla” che ti lusinga per il tuo romanzo e poi ti chiede di pagare per vedere il tuo lavoro pubblicato.
    Magari mi accanirei meno su chi si fa abbindolare, ma forse hai ragione tu, molti sono troppo animati dalla ricerca di celebrità.
    Per quanto mi riguarda, non è nelle mie corde pagare per avere a tutti i costi una pubblicazione. Troppo facile!
    A me è capitato di consigliare un’amica a non affidarsi al Filo Editore, ma non mi ha ascoltata. Si è fidata dell’ampia promozione che fa questa casa editrice ed è’ tutt’ora soddisfatta.
    Che dire, contenta lei…

  7. Uaù è la prima cosa che mi viene da pensare. La seconda: che non faccio parte degli scrittorini quindi non ho bisogno di toglierti/mi il saluto. La terza: il mio racconto, chissà che giudizio ha avuto.
    Stampare a pagamento è nella maggioranza dei casi una presa per i fondelli, lanternini che vengono venduti per lanternoni.
    Senza dimenticare che anche Svevo pubblico i suoi libri a pagamento, non con la casa editrice che hai menzionato, però.
    Ho un conoscente che ha scritto un libro. Nonostante il suo mentore elogia questo lavoro, lui continua a rifiutarsi di pubblicarlo a pagamento e penso che abbia ragione.
    Arco Iris

    • ciao Rosalba,
      hai ragione tra gli autori “paganti” ci sono nomi eccellenti. Tra gli autori paganti ci sono anche tanti miei amici che reputo bravissimi e talentuosi e che invece si sono fatti fregare dall’ansia, dall’impazienza e soprattutto dall’inesperienza. Dieci anni fa, ma ancora più ai tempi di Svevo, l’editoria era un mondo molto più chiuso di quanto sia adesso. Certe regole, certi traccheggi, certe beghe erano macchinazioni sommerse e sconosciute. L’autore era solo di fronte alla sua scelta. Sì o no? In quelle condizioni il sì era quasi d’obbligo. Ma OGGi con internet, l’informazione, i blog, le campagne solo un idiota non si accorgerebbe che sta per prendere una bidonata portentosa. Senza contare che ormai i nomi degli editori a pagamento, fasulli e cialtroni sono risaputi ed è difficile che un editore SERIO ti prenda in considerazione vedendo il loro nome che si affaccia beato dal tuo curriculum letterario.
      Insomma è un po’ darsi una zappa sui piedi.
      Appena vedi il tuo conoscente stringigli la mano da parte mia. ha tutta la mia stima.

  8. D’accordissimo con te se ti riferisci agli editori o pseudotali che richiedono il “contributo” per la stampa, presentazione evento etc. Li aborrisco anche io e non c’è alcun riscontro alla bontà delle cose scritte dagli autori.
    Discorso diverso per i “print on demand”(lulu.com tra questi), che a mio avviso hanno l’unico scopo di dare a chi scrive, la soddisfazione di vedere la propria creatura “finita”. Che poi sia un capolavoro o una schifezza, non entro nel merito. Ma almeno questi non ti chiedono soldi,se non per la prima copia di stampa.
    Beh, una prova con loro l’ho fatta e siccome il libro ebbe poi una bella recensione su una rivista specialistica riguardante il mio lavoro(non sono uno scrittore professionista), ho avuto la soddisfazione di avere un centinaio di richieste di quel libro.
    Non scrivo per guadagnare; mi basta il mio lavoro, ma solo per il piacere di farlo, perchè sento di avere delle cose da dire e scrivere,per emozionarmi ed emozionare.
    Detto questo, non so se potrò continuare a rientrare nella cerchia dei tuoi amici, ma lasciami dire che il print on demand ti dà la possibilità di farti leggere da qualcuno. Anche perchè gli strombazzati “350 autori che ti pubblicano” del Pappalardo della Delos o non rispondono, o rispondono picche, o ti chiedono i soldi o ti stracciano ogni sogno. E credimi, con alcuni amici scrittori li abbiamo testati TUTTI!!!
    Il mondo dell’editoria è un mondo crudele, sia per chi merita che per chi demerita. Fatto in maggiopr parte da sedicenti editor che vogliono a tutti i costi mettere il loro imprinting su ogni testo come i gatti randagi del colosseo. E marca oggi e spisciazza domani…
    Un abbraccio.
    Salvo

    • sul print on demand volevo discutere in un post futuro ma posso ben anticipare che non ho nulla contro “chi si fa da sè”. Molto meglio essere sinceri con se stessi e dire piuttosto che un editore balordo o l’oblio eterno il mio libro me lo faccio da me. L’ho fatto anche io proprio perché quando stavo per ricadere nella malattia dello scrivente (e per fortuna poi sono guarita) avevo bisogno di “dare una forma” alla mia creatura. Conosco l’esigenza e posso capire chi la prova o l’ha provata. Ma credo che quando si ha una malattia per guarire ci si debba affidare alle giuste mani. Ecco L’editore a pagamento è la Vanna Marchi della situazione. Il print on demand può essere una terapia d’urto efficace.
      Quindi per farla breve qui sei ancora il benvenuto! Spero che adesso tu non eliminerai me, ammucchiandomi tra i sedicenti editor 😉

      • Assolutamente. Mi piace leggerti, nel bene e nel male(come si dice quando ci si sposa!) e se poi dal dialogo vien fuori qualcosa di gradevole tanto meglio. la laura che scrive è anche la Laura che parla; a volte straparla…ma è la vecchiaia. :-))

  9. Ciao DonnaPantera, che roncolate! Io scrivo, ci provo :0) mi piace e mi diverte e poi invio e invio auspicando che qualcuno SERIO mi contatti, vedremo… A dire il vero sono stata contattata da un paio di sedicenti faccendieri che sulle prime ti lodano e t’imbrodano, ovvio, ti promettono la luna non parlano mai di soldi, i bastardi, e poi quando sei al loro cospetto ti dicono che s’ì il testo è buono, ma ci vuole una revisione, un servizio di editing e bla bla bla e alla fine ti danno ad intendere che in effetti tu non paghi la pubblicazione, ma tutto il resto!
    edizione a pagamento? NO GRAZIE

    • Ben detto Antonella!
      quando inizierò i miei corsi di scrittura proporrò di inserire in programma almeno un modulo di respirazione olistica, meditazione zen, training autogeno ed esercizio della pazienza. Un autore ne ho bisogno tanto quanto punti, virgole e figure retoriche! Però alla fine chi la dura la vince 😉

      • Sai cos’è? E’ che a volte, a dire il vero ti girano un po’ le palle, ti capitano tra le mani dei testi che leggi perché devi, perché è il capolavoro assoluto tradotto in quattrocentocinquantasei lingue e dopo le prime cinquanta pagine, inizi a spaziare tra le righe in caduta libera e sbuffi e scalpiti in attesa dell’emozione fino all’ultima pagina, all’ultimo punto. E poi? Chiudi il libro e lo lanci con un mavaff… Allora controlli il nominativo della casa editrice, è una di quelle serie e ci provi, mandi il tuo testo e ti dici che se ha pubblicato quello, magari… E invece no, no perché non rientra… Eh sì, posso capire che lo ‘scrittore’ in erba possa farsi prendere da ansia da prestazione, ma davvero, calma, calma e prima poi ce la faremo, magari dalla Bagina (per i non milanesi è il ricovero dei vecchioni) :0)

  10. A proposito, devo cancellarmi dai tuoi amici per le mie filippiche?
    (casomai ho già pronto un soprannome da battaglia anche per te, dopo quello che ho regalato ad Astrid…)

      • Crudelia Montblanc è una editor stilosissima, che tiene la motosega di “omicidio a luci rosse” bene in vista dietro la scrivania, e quando trova un timido scrittorino a pagamento indossa la faccia di Ivan Drago e gli sibila sorridendo “ti spiezzo in due e ti cestino”.

  11. Guarda che fa più paura la mia faccia di quella di Drago 😀
    Chi mi ha vista arrabbiata può confermare! E cmq ribadisco la tua “definizione” mi pare perfetta. L’adoro già.

    • SE sono io quella Astrid, tutti adoriamo i nomi di battaglia che ci vengono dati.
      E’ un secondo battesimo, una catarsi, la nascita di una nuova identità.
      Alla guerra contro l’editoria a pagamento e contro le virgole! è_é

      Ovviamente la penso come te Laura.
      Avendo meno dei 30 forse sento di avere ancora “tempo”, ma non mi sfiora nemmeno l’idea. Anche perché, per principio, non partecipo nemmeno ai concorsi con quota d’iscrizione, figuriamoci.

  12. Non e’ da tanto che ti ho scavoto.
    Ma devo dire che sei schietta ed hai le idee molto chiare.
    Ti racconto del perche’ anch’io sono daccordo.
    Quando lessi, tanto tempo fa, l’inserzione sul giornale di Albatros, tutti i miei amicie e colleghi, mi suggerirono di mandare i miei racconti.
    Mi scaricai tutta la loro pappardella, un’infinita’ di fogli, che poi riutilizzai per fortuna. Ma in fondo proprio nei caratteri più piccini cera la scritta
    che bisognava pagare. Allora dissi ” ECCO L’INGANNO” .
    Ma vi sembra giusto pagare per farsi pubblicare? Ed ancora.
    Le copie non vendute devono essere acquistate. Non si fa così.
    Certo e’ anche vero che e’ difficilissimo farsi pubblicare. Ma sicuramente quella non e’ la strada giusta. Povere foreste, dovrebbero già solo vietaglielo per il disboscamento. saluti

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