Autore coi Muscoli n.3 – Giacinto Panella

Ed ecco che finalmente arriva un maschietto ad aggiudicarsi il nostro ambito titolo di Autore coi Muscoli. Impariamo a conoscerlo meglio da una brave nota biografica a cui seguiranno il racconto con cui ha vinto la palestra n. 3 – giochi di luce e la nostra intervista di rito. Buona lettura!

È lui stesso che si presenta usando queste parole: Un saluto a Laura e a tutti gli amici della palestra, anche per le belle parole spese per il mio lavoro. Il mio nome, lo sapete, è Giacinto Panella, vivo in provincia di Frosinone con moglie, due figlie e svariati gatti. Ho 54 anni, una laurea in Biologia e un lavoro nella sanità pubblica.

Un tipo di poche parole Giacinto ma che nel suo pezzo riesce a mostrare una ricchezza espressiva davvero interessante. Leggetelo e ditemi se siete d’accordo.

Tesoro

Mi affaccio sull’uscio della veranda, lei dondola pigramente al caldo settembrino. Non si è accorta di me, forse dorme.
Il sole arrogante del giorno che passa inonda di luce il suo corpo, mostrando impietoso i segni del tempo. Linee profonde solcano la fronte, fendono le guance e poi scendono e avvolgono il collo: preziosi ornamenti. Una peluria dorata si esalta sulle gote.
I capelli un po’ radi, che il sole colora di grano maturo, cadono informi sulle spalle, adagiandosi sul vestito azzurro a fiori, il suo preferito.
D’un tratto prende a parlare, non stava dormendo; mi chiama tesoro e allunga la mano. La prendo tra le mie, l’accarezzo. La pelle è arida, riluce al rosso del tramonto. Mi siedo con lei e dondolo anch’io: chiudiamo gli occhi. Vorrei fermare il tempo, per lei, per me.
Ma il tempo corre, il sole all’orizzonte è ormai un ricordo. Quando mi desto stringo ancora la sua mano, adesso è spenta e morbida. Osservo il suo volto addolcito dalla penombra della sera, i capelli tornati argentei, le labbra appena serrate in un timido sorriso.
Le magie d’una luce fioca incorniciano i resti di una bellezza antica.
Arriva l’infermiera, è ora di cena. Lei si alza a fatica, le gambe, un tempo avide di passi, ora stentano. La donna in divisa piega il braccio, lei si appende, mi chiama di nuovo tesoro. Sorrido e la guardo andare via oltre la porta, lenta, come i suoi pensieri nel buio della mente.
Ciao mamma, rispondo o forse lo penso, non so.
Rimango sulla veranda, continuo a seguirla, immobile, confuso tra le ombre della sera. Dopo un pò è solo una macchia azzurra nella luce inerte della clinica.

———————

quando ho letto questo racconto, ancor prima che arrivassero gli altri, ancor prima che la palestra fosse chiusa e io iniziassi le valutazioni, ho sentito qualcosa di strano, un brivido, il senso profondo della nostalgia, l’affetto di un figlio che si trasforma in un misto di tenerezza e rassegnazione. Mi è piaciuto molto, da subito. Lo stile non è un perfetto ma in questo caso le minime sbavature contribuiscono ad aumentarne il patos, rendendo alla perfezione il misto di emozione e malinconia di un figlio di fronte al decadimento fisico della madre.

E adesso intervista!

1- Com’è nato questo racconto?

L’idea mi è venuta all’improvviso, dopo alcuni tentativi ripudiati che non mi entusiasmavano troppo. Mi è sempre piaciuto parlare della sofferenza, nelle varie forme con cui si presenta, perché ritengo che da essa possano scaturire emozioni profonde. Una volta fissata la scena le parole sono poi arrivate spontanee.

 2- Cosa rappresenta per te la scrittura?

La scrittura è una vecchia amante con la quale ci siamo lasciati e ripresi più volte. Da qualche anno però il rapporto è più stabile e più “produttivo”. Talmente produttivo che pochi mesi fa ha prodotto un romanzo attualmente nelle librerie, virtuali e non. Tralascio il titolo e l’editore (chiunque sia curioso può reperirli facilmente in rete). Onestà mi impone però di dire che sono, o meglio sono stato, uno di quegli scrittorini di cui tanto si è parlato da queste parti. E’ stato un peccato non di gioventù bensì di senilità.

Tornando alla domanda: la scrittura è un mezzo, a volte una necessità, per cercare di emozionare ed emozionarmi. Giocare con le parole, creare frasi e situazioni che riescono a far sobbalzare il cuore, è una “magia” che quando si compie può essere più appagante di qualsiasi altro piacere. La scrittura è la voglia di rappresentare una realtà che non conosciamo mai negli aspetti più profondi, quelli che ci fanno paura, anche se sono parte di noi.

Nelle mie storie c’è una costante: la grande forza, il coraggio dei personaggi femminili, contrapposti all’universo maschile, mostrato nei suoi aspetti negativi (il romanzo appena terminato, in fase di rilettura, correzione…) l’ho scritto “al femminile”.

3- Ti piace leggere? Ultimo libro?

Mi piace leggere, mi piacerebbe leggere molto di più ma il tempo a disposizione è solo quello che riesco a sottrarre al riposo. Così leggere e scrivere, in certi periodi, è quasi un lusso. Ho appena terminato di leggere “Le seduzioni dell’inverno” di Lidia Ravera, un bellissimo racconto dove la sfida tra due donne ha come premio (vittima) l’ex marito di una delle due. E’ un tema che ovviamente mi ha catturato subito.

 4- C’è un autore che ti piace in maniera particolare o al quale ti ispiri?

Le mie preferenze vanno alla narrativa italiana, ma non sono innamorato di un autore particolare. Mi piace molto Baricco: ho da poco letto “Emmaus” e “Senza sangue”. Mi affascina la sua scrittura ricca, ricercata, a volte anche troppo (quasi un esercizio di stile), e poi la raffinata delicatezza della Ravera, la semplicità e la freschezza di Milena Agus. E non dimentico Ammanniti e la Mazzantini.

Ogni libro letto lascia qualcosa dentro, ovviamente, e io leggendo cerco di cogliere quei piccoli segreti che possono migliorare la mia scrittura, ma senza voler imitare lo stile di qualcun altro, anche perché sarebbe impossibile. Ognuno scrive per come è capace.

 5- Partecipi a molti concorsi? Come li scegli?

È solo da qualche anno che ho deciso di mettermi in gioco e non partecipo a molti concorsi. Lo scorso anno ho partecipato ad alcuni contest, Perfiducia e Blusubianco, e sono stati veramente molto stimolanti. Un mio racconto è stato inserito nella raccolta di narrativa contemporanea  di Io Racconto 3 (Assopiù editore).

La scelta si basa sulla serietà degli organizzatori, se conosciuti, o sulla fiducia che ispirano. Cerco di evitare quelli con tassa di iscrizione mentre mi attraggono quelli con pubblicazione online dei lavori perché è dal confronto con gli altri che possiamo correggere i nostri difetti.

Sono contento di aver trovato “le palestre” di Laura e credo che farò ancora molti allenamenti con i compagni attuali e i tanti che spero si aggiungeranno.

Ringrazio tutti per gli apprezzamenti ricevuti e, scaldando i muscoli, aspetto con ansia la nuova “palestra”.

E noi ringraziamo Giacinto per il tempo che ci ha dedicato!

Vi saluto con al solita raccomandazione di rimanere nei paraggi perché a  breve ci sarà per voi una nuova palestra!

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4 risposte a “Autore coi Muscoli n.3 – Giacinto Panella

    • I lived in Alaska for 8 years, so I know what the eskimo pepole look like, Todd is a eskimo, most have real full checks, so thus so does Bristol and Piper, you can only get rid of those by surgery. So?

  1. Pingback: Palestra numero 7 – Il vincitore! | Laura Platamone·

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