A 4 mani – Chi sbaglia paga (o meglio, chi paga sbaglia!)

Eccoci arrivati a un nuovo articolo “A 4 mani”. Stavolta si parla di editoria a pagamento. Una piaga, sì sono d’accordo. Ma, deponendo per una volta spada e armatura da agguerrita detrattrice, volevo soffermarmi sulle ragioni di chi l’ha fatto per capire meglio di cosa si tratta, come funziona, quali sono i pro e i contro di questa discutibile pratica editoriale.

Per farlo avrei potuto scegliere tra un miliardo di scrittorini sparsi in giro per il web, uno di quelli che mi contattano dicendo di aver scritto la trilogia fantasy del secolo e di averla pubblicata a soli 15 anni, per esempio, o uno tra quelli che mettono “scrittore” accanto al nome su facebook ma in verità hanno solo una penna stitica e un pacco di soldi da buttare.

Io l’ho chiesto a un amico. Uno scrittore “vero” che frequenta questo blog e ha più volte dimostrato di essere molto bravo e talentuoso. Una persona talmente retta e corretta che quando io, in un eccesso di “stizza da scrittorini a pagamento”, ho pubblicato un articolo piuttosto infuocato invitando tutti i “paganti” a dileguarsi dal mio blog e dalla mia vita (virtuale), l’ha fatto davvero! E quando dovevo comunicargli la sua meritatissima vittoria a una delle mie palestre ho dovuto cercarlo, trovarlo e appianare l’equivoco. Il suo Nome è Giacinto Panella e ci parlerà della sua esperienza personale e delle sue motivazioni riguardo all’editoria a pagamento. Non mi dilungo oltre e lascio a lui la parola per questo nuovo…

I fatti

La mia esperienza nella Editoria A Pagamento (EAP) inizia circa due anni fa. Avevo terminato il mio romanzo (“Un’altra vita”) e dopo una lunga serie di revisioni, convinto di avere tra le mani una storia che poteva funzionare, mi son messo alla ricerca di un editore disposto a pubblicarlo. Ho evitato i “grandi nomi”, anche perché di solito non accettano manoscritti, e spedito a vari altri editori medio-piccoli, senza sapere se fossero o meno EAP; quelli conosciuti come tali li avevo già esclusi. La solita attesa di svariati mesi per poi ricevere le classiche due righe di rifiuto. I più solerti nel rispondere sono stati 3 o 4 “piccoli” che dopo una lunga lettera di apprezzamenti andavano al sodo rivelandosi per quello che erano, EAP appunto. Seguivano quindi tutte le condizioni per poter pubblicare con loro, i servizi offerti, ecc.

Per molto tempo non ho preso in considerazione queste proposte, anche nella speranza di poter pubblicare con un editore serio. Alla fine invece ho ceduto al canto delle sirene e a marzo di quest’anno il mio romanzo aveva preso corpo e faceva bella mostra di sé in qualche libreria della zona. Voglio precisare che la scelta dell’editore è stata determinata dal fatto che mi assicurava, a differenza degli altri, la presenza fisica del romanzo sul territorio e non solo sul web, in una serie di librerie “amiche”, tra le quali alcune della mia provincia, che costituivano il punto di riferimento per i miei potenziali lettori. Inoltre devo riconoscere la disponibilità dell’editore e del distributore a far pervenire, dietro mia segnalazione, il libro in altre librerie sparse per l’Italia; questo per soddisfare le richieste di alcuni “amici virtuali” (potere di facebook) desiderosi di leggerlo.

Questi i fatti.

Perché si sceglie di pubblicare a pagamento?

A dar retta agli EAP le motivazioni possono essere molteplici e assolutamente valide. Sostengono infatti che i grossi editori non perdono tempo con autori sconosciuti, che preferiscono pubblicare magari barzellette o stronzate varie purché firmate da qualche sportivo o qualcuno dello spettacolo, perché quello che vende è il nome e non il prodotto, e che tanti, oggi famosi, hanno iniziato così…

Per quanto mi riguarda io avevo voglia di mettere un punto fermo a un romanzo che continuavo a rigirarmi tra le mani da troppo tempo. Sicuramente c’era, magari a livello inconscio, la presunzione di aver scritto non dico un capolavoro ma comunque una storia meritevole di vedere la luce, e poi volevo che arrivasse a un certo numero di persone.

Sarebbe stato sicuramente meno dispendioso autopubblicarsi, oggi è una cosa semplicissima, però avrebbe richiesto tempo e anche una buona dose di “faccia tosta” per propinare il libro a parenti e amici. Io, non avendo né l’uno né l’altra, ho fatto la scelta di proporlo in libreria, eliminando anche la classica presentazione, così nessuno si è sentito obbligato a comprarlo per compiacimento o per amicizia. A distanza di diversi mesi posso dire che i riscontri avuti da chi, effettivamente interessato, ha comprato e letto il libro, anche persone che non mi conoscono, sono stati molto lusinghieri. E questo mi conforta.

Le mie impressioni

L’EAP a quanto ho potuto constatare è un mondo molto variegato, dove si trova di tutto, a cominciare dai prezzi. Le offerte che mi sono arrivate andavano da poco più di 1.000 euro fino a oltre 4.000, per una stampa di 500 copie. Queste somme erano da versare come tali o per l’acquisto di un certo numero di copie. Anche sul discorso delle royalties l’offerta era quanto mai varia: dall’8% al 50%. Insomma una giungla, dove di sicuro c’è che l’editore guadagna subito e bene sul contratto e poi, il che non guasta, anche sulle vendite effettive.

Considerazioni finali

L’EAP è sicuramente un mondo di molte ombre e poche luci ma credo sia sbagliato demonizzarlo o etichettarlo nel suo complesso come editoria di serie B o spazzatura.

È vero che in un paese dove si pubblicano oltre 150 nuovi titoli al giorno non si sente il bisogno di inflazionare ulteriormente il mercato. È anche vero che la maggior parte degli editori seri non rischia con autori sconosciuti, tranne ovviamente casi particolari.

È vero che in un paese dove c’è più gente che scrive di quella che legge quasi sicuramente la qualità di buona parte delle pubblicazioni è scadente, però, come qualcuno mi ha fatto notare, più gente scrive, più gente valuta, edita, stampa. Insomma secondo questo assunto, non mio, tutto ciò favorirebbe l’occupazione (giovanile). In sostanza se esistesse solo una editoria di qualità sarebbe difficile emergere per chiunque, non genio provato, sia esso autore, correttore, valutatore, editor. Questa fortuna sarebbe limitata a pochi eletti (non necessariamente i migliori).

D’altra parte, però, mi pare non sia difficile verificare come in un mercato “allargato”, come quello attuale, la presunta maggior occupazione si traduce di fatto in uno sfruttamento o sottoccupazione, mal pagata, di persone sicuramente meritevoli. E qui Laura ci può illuminare. (n.d.r lo farò!)

Lo rifarei?

Io ho fatto questa scelta consapevole del tutto e siccome allora mi pareva giusta, avendo raggiunto i traguardi che mi ero posto, non mi sento di rinnegarla. A distanza di tempo, alla luce di ulteriori esperienze maturate e di una miglior conoscenza del problema, se tale è, posso dire che probabilmente (non sono mai per le certezze assolute) non ci sarà una seconda volta. Infatti, adesso che ho terminato le revisioni di un nuovo romanzo conto di inviarlo solo a editori seri, non prima però di averlo sottoposto al lavoro di un bravo editor. Ne conoscete qualcuno in gamba?

———————

Con molto garbo e senza peli sulla lingua Giacinto ci ha presentato la sua esperienza. Devo ammettere che non concordo in tutto e per tutto con lui. Ho sempre avuto dell’editoria a pagamento l’idea che sia un tarlo, un male intrinseco e incurabile e una delle tante cause per cui il mercato non funziona. Però nel suo caso non riesco a fargliene una colpa. Quando uno scrittore meritevole di ogni gloria rimane nell’angolo solo perché il mondo editoriale è del tutto intasato forse bisogna chiudere un occhio, o forse no visto che il motivo dell’intasamento è proprio l’esistenza di soggetti “anomali” che fanno cose che non dovrebbero fare: editori che non sono editori, e scrittori che non sanno scrivere. E allora anche chi ha le capacità per andare avanti rimane invischiato in questa palude melmosa. E può sentirsi nel diritto di decidere che non vuole aspettare e rischiare che il suo sogno non si realizzi mai. D’altronde un’insana impazienza è prerogativa dello scrittore quasi quanto l’ansia da pubblicazione e il blocco da foglio bianco.

Insomma è il solito cane che si morde la coda. La cosa peggiore è che non esiste soluzione. O almeno nessuna che non necessiti di essere basata su un capovolgimento totale degli schemi. Sapete cosa farei io?

Ehehe mica ve lo dico! O meglio ve lo dirò in un altro post in cui spiegherò meglio chi è e cosa fa un editore 😀

A presto!

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7 risposte a “A 4 mani – Chi sbaglia paga (o meglio, chi paga sbaglia!)

  1. A tutto questo bel discorso a “quattromani” perche non far seguire un’altro bel discorso magari anche a otto mani? sulla mafia della distribuzione, la quale, come è noto, preferisce quasi sempre distribuire le pubblicazioni dei grossi gruppi editoriali, a preiscindere della valenza di un testo?

    • La distribuzione è una nota dolente per tutta la piccola e media editoria e tra l’altro è un argomento di cui mi sto occupando essendo in procinto di inaugurare un nuovo marchio editoriale. Purtroppo la colpa non è solo da addebitare ai distributori ma anche ai librai che non hanno alcun interesse a occupare spazio nei loro negozi con testi che difficilmente venderanno. Mi hai dato una buona idea! Ne parlerò quanto prima! Se poi trovassi un esperto per un “A 4 mani” ancora meglio!

  2. Interessante l’esperienza di Giacinto. Io potrei fornirvi la mia. Non ho aderito alle richieste degli editori a pagamento perchè anche io come lui, vedevo l’inganno dietro l’angolo(ti propongono una prima stampa di mille copie di cui 100-200 le DEVI acquistare tu, le altre 800-900, si IMPEGNANO a piazzarle loro). E chi controlla che vengano stampate veramente e distribuite? Non contenti, col mio gruppo di amici di”penna”(ITALIANFANTASTICBOOKS) abbiamo setacciato TUTTI I 350 AUTORI CHE TI PUBBLICANO (libro edito da delos Book), da Pappalardo). BENE; non ne abbiamo trovato UNO CHE FOSSE UNO, disponibile a pubblicare una nostra Antologia di SF, di discreta qualità.
    Come dice perciò laura, è un mondo difficile, di squali, dove o ti fregano o ti ignorano. In ogni caso “sfondi” solo se hai una buona promozione del tuo prodotto. In una prossima vi racconterò dell’importanza(verificata da me) della promozione.
    Salvo

  3. Anche io sono caduto nella rete.
    Era il 2005. Allora non c’era tutta l’informazione che c’è adesso e io non ero ancora così disinvolto su internet. Quelle poche informazioni raccolte mi dicevano che per pubblicare dovevo essere o un autore già noto oppure autofinanziare la pubblicazione. Così feci. Il romanzo – breve, per inciso – era “I lupi della bruma”, un fantasy. Non pagai molto per riacquistare le mie copie e rivendendole ci sono andato paro, ma in ogni caso la trappola è scattata e io ci sono finito dentro. Anche perché non c’è stata promozione, distribuzione, un fico secco da parte dell’editore. Oggi il mio fantasy lo trovate online sul mio blog, free. Un modo per riscattare quell’errore. Certo è che, oggi, gli EAP non li posso vedere nemmeno da lontano.

  4. Pienamente d’accordo su gli EAP.Lancio una proposta di dibattito:che ne pensate dei concorsi? Non credete che siano iniziative positive per valutare i testi narrativi o altro? Pensate che anche li ci siano inganni?

  5. Anche nei concorsi bisogna stare attenti poiché ce ne sono molti che, a fronte di una quota di partecipazione, non offrono granché. Occorre capire se chi li organizza è affidabile, quale sia la giuria che valuta, che tipo di premi vengono messi in palio.
    Con Nero Cafè (http://nerocafe.net) ad esempio cerchiamo di ottenere due cose con i nostri concorsi: che facciano da palestra e che offrano notorietà attraverso la pubblicazione dei racconti sulla rivista Knife, o in antologie cartacee o ebook. E l’iscrizione è gratuita.
    Mi sono capitate testimonianze di persone incappate in concorsi in cui il premio era una “proposta di pubblicazione” da parte dell’editore che organizzava il premio… proposta che poi finiva per essere nientemeno che “con contributo dell’autore”!

    • I concorsi vengono usati spesso da questi “editorini” per reclutare autori desiderosi di mettersi in mostra. E’ quello che è successo a me. In genere ai vincitori viene concesso l’onore della pubblicazione gratuita mentre altri, ritenuti meritevoli, vengono “selezionati” per la pubblicazione a pagamento. E la legge dei grandi numeri dà loro ragione, tanto è vero che pubblicano centinaia di libri all’anno.
      Quindi, come dice Picciuti, bisogna saper scegliere anche tra i concorsi.

      Un’altra curiosità di questo mondo subdolo è che andando a vedere i libri pubblicati da diversi editorini si scopre che non di rado gli stessi editori si sono autopubblicati (presumo non a pagamento, o meglio grazie al pagamento altrui) nelle loro collane, e con più opere. Questo mi porta a pensare che siano magari autori frustrati desiderosi forse di vendetta verso chi condivide la stessa passione.

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