Scrittorini? No Grazie!

Diciamo che non è un periodo roseo. E quindi già di mio ho le arterie che fremono. Se poi ci si mettono i soliti “io sono uno scrittore daresti un’occhiata al mio libro” che hanno pubblicato a pagamento posso provare a essere diplomatica ma anche no.

La dolce Giulia Madonna mi scrive il 26 gennaio dicendo:

Gentile Laura,
mi chiamo Giulia Madonna e a maggio 2011 ho pubblicato il mio primo libro “La stanza vuota”.
Mi piacerebbe spedirtene una copia per conoscere il tuo parere e, magari, ricevere qualche consiglio.
Ho bisogno solo di un indirizzo.
Io attendo fiduciosa in una tua risposta positiva!
Comunque ti faccio i miei complimenti per il tuo lavoro perchè è grazie agli editor che molte opere vengono alla luce e poi ci irradiano di luce propria.
Cordialità.
Giulia Madonna

Oh che carina, oh che adorabile, mi manda pure il libro! Quasi quasi… Epperò… scusate… ma l’editore?

Indovinate un po’? Non lo dico, Non lo dico perché sul mio blog a quelli non ce li voglio nemmeno in differita. Sono quelli che con le loro ali piumate volano tra uno spazio pubblicitario su Repubblica e uno spot su canale 5 ad adescare scriventi poco oculati per farne dei grandi scrittori. Se non è circonvenzione di incapace questa…

Tra l’altro scopro che la Madonna, ha inviato lo stesso messaggio (e non siamo a Fatima) a tutta una serie di altre persone che conosco e operano nel settore dell’editoria, per non parlare del suo twitter che pullulava di “minacce” dello stesso tipo. Della serie vuoi il mio libro? Te lo mando! (chissà quante copie ne ha dovute acquistare!)

Comunque nonostante la mia nota posizione sulla questione riesco anche a essere diplomatica e rispondo come non avrei mai risposto (ossia senza insulti e parolacce).

Per dovere di cronaca riporto quanto scritto:

Ciao Giulia,
Ti ringrazio molto per avermi scritto. Purtroppo devo dirti che non leggo libri editi da ***** perchè non condivido il loro modus operandi. Mi spiace e non vorrei sembrarti presuntuosa ma è una scelta che non mi sento di infrangere. Tra l’altro ho davvero poco tempo per leggere testi che non siano materiali di lavoro.
Spero comunque che vorrai continuare a seguire il mio blog e magari al prossimo romanzo, invece di spendere tanti soldi per farti stampare il libro da un editore poco serio, investili in editing e revisioni e di certo troverai un editore vero pronto a puntare e rischiare su di te.
In bocca al lupo!
Laura

Brava Laura, tu sì che sei una signora! Breve, concisa, esauriente, diretta senza essere spiacevole. Quasi quasi nemmeno mi riconosco. Eppure l’ho fatto! Basta con gli atteggiamenti battaglieri, facciamo che io sto lontana da voi e voi state lontani da me. Sembrava tutto chiaro, semplice e soprattutto finito lì quando ieri la Madonna ricompare, e fossimo stati a Medjugorje forse forse… ma no, stava nella mia mail, baldanzosa come al solito a ricordarmi che il suo capolavoro ha anche un blog e che se magari mi andava, nonostante quanto detto nella mail, di leggere il primo capitolo e dire la mia allora mi ringraziava e bla bla bla.

Sapete che ho fatto? L’ho letto! Perché se c’è una cosa che è peggio di uno scrittorino a pagamento è uno scrittorino a pagamento convinto di aver scritto un capolavoro, e del tutto intenzionato a convincere anche te.

Siccome quando metto le mani avanti non lo faccio con pregiudizio, mi son anche presa la briga di lasciarle un commento con le mie impressioni sullo scritto. Proprio come aveva chiesto lei! Ma visto che su quel blog i commenti sono moderati e che probabilmente a parte i “brava brava” degli amici più stretti nulla di anche solo lontanamente vero spunterà in quella pagina, il mio commento lo posto anche qui. Dopo averci perso almeno un quarto d’ora merita di vedere la luce! Eccovelo

Cara Giulia,
ti avevo redarguita riguardo alla mia idea su chi pubblica a pagamento ma visto che hai continuato a sollecitare il mio parere mi sembra giusto dirti quello che probabilmente il tuo editore, impaziente di incassare un bell’assegno, non ti ha detto.
Mi prendo un attimo per spiegare chi sono e cosa faccio. Mi chiamo Laura Platamone e sono un editor. Ossia quella figura professionale che in una casa editrice “vera” si occupa di selezionare i testi meritevoli di pubblicazione ed eventualmente sistemare quelle piccole cose che non vanno.
Dico subito che se il tuo testo mi fosse arrivato sulla scrivania sarebbe presto finito nel cestino della carta da riciclo. Non so come sia oltre questo capitolo ma è prassi del mondo editoriale che se un manoscritto ha problemi così evidenti nelle prime 4-5 cartelle si passa avanti e non ci si pensa più.
Ora per avvalorare la mia tesi e dimostrare che non parlo a vanvera ti mostrerò passo per passo cos’è che non va.

I mille ricordi di un grande amore –

Elena guardava fuori dalla finestra della “stanza vuota” e non riusciva a non piangere, nonostante fosse una giornata piena di sole in cui le rondini felici gridano volteggiando nel cielo.

In cui non è il pronome relativo giusto, per esattezza andrebbe nella quale visto che si riferisce a giornata e non a sole. Lascio perdere sull’estrema infelicità della frase in sé perchè è un problema che affligge tutto il testo. Sembra scritto da una ragazzina di tredici anni in preda alle palpitazioni amorose. Stilisticamente è di una piattezza assurda. “Rondini felici volteggiano nel cielo” è una frase di uno scontato disarmante. La Narrativa italiana può di certo farne a meno.

Il sole asciugava le lacrime che scendevano come pioggia d’autunno sul suo viso contratto dal dolore.
Pensava singhiozzando disperata: “Oramai cosa mi resta da fare? Ogni speranza è vanificata”.

Ribadisco quanto detto sopra riguardo all’originalità. Aggiungo: Davvero vuoi farmi credere che una persona che parla tra sé e sé dei sui disagi esistenziali userebbe il termine “vanificata”?! Io credo di no.

Per Elena era davvero la più brutta giornata della sua vita perché si era chiuso per sempre un capitolo importante.
Provò a tirarsi su, si asciugò in fretta le lacrime, si sistemò i capelli e uscì, prendendo con sé tutto il peso del suo dolore, ma tenendolo stretto dentro per non farlo uscire.
Camminava veloce e assente, i piedi la stavano portando chissà dove, ma l’aria fresca di maggio era piacevole sul suo viso ancora gonfio di lacrime. Il profumo dei mille fiori la stordiva quasi, tutto le girava intorno come in un valzer, lei continuava a camminare mentre la mente era spenta e gli occhi fissi, come assenti.

A parte la piattezza e gli accostamenti sostantivo oggettivo degni del temino di un ragazzetto di seconda media qui non c’è nulla che sia in senso stretto errore. Questo non significa che funzioni o sia pubblicabile.

All’improvviso si accorse di essere arrivata nel parco e di essere seduta sulla panchina sotto il glicine, dove tante volte aveva trascorso ore felici, che ora con i suoi fiori la teneva stretta come in un abbraccio.

L’inciso è posizionato in maniera errata. Anzi a dirla tutta non è nemmeno un inciso e il fatto che tu lo abbia messo tra due virgole (la prima è inutile e la seconda ci sta solo perchè ti faceva comodo) serve unicamente a dimostrare la tua incapacità di gestire la consecutio di più subordinate.

Ora, scusa Giulia se non posso andare avanti fino alla fine, ma io questa cosa la faccio per lavoro e non per beneficienza. Anche se di cose da dire ne avrei eccome! Sulla piattezza generale, sull’uso improprio della lingua, sulla poca eleganza e fluidità del testo, sulla struttura priva di dialoghi, sui pdv mal calibrati, sulle virgole messe un po’ a caso ecc..
Ma credo possa bastare così visto che volevo solo dimostrare che quando dico che non punterei un centesimo su un romanzo edito a pagamento lo faccio a ragion veduta, senza pregiudizi ma basandomi su qualche anno di esperienza professionale con decine di autori e case editrici.
Mi spiace di dover usare questo tono ma di fronte a certe cose la mia diplomazia, che pur avevo tenuto nel nostro precedente scambio di mail, non può che venir meno.
Rinnovo il mio consiglio: la prossima volta che scrivi qualcosa, invece di pubblicare pagando qualcosa di qualità scadente, impiega gli stessi soldi per farti aiutare da un professionista che potrà indirizzarti nella scrittura e nel migliorare il tuo stile.
Con affetto
Laura

Visto che al contrario del suo blog qui i commenti sono liberi magari la Madonna si paleserà e ci dirà cosa ne pensa. Io so solo che sto accarezzando l’idea di organizzare un concorso per libri editi a pagamento. Tassa di iscrizione 50 euro. Se poi arriva qualcosa che sia davvero interessante sono pronta a fare pubblica ammenda, glorificare lo scrittorino incauto ma talentuoso e regalargli un editing completo per la sua opera successiva… Chissà…

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80 risposte a “Scrittorini? No Grazie!

    • Non sto infierendo, sto solo rispondendo a una richiesta esplicita. Purtroppo se la gente non viene messa davanti ai proprio limiti non si rende nemmeno conto di averli. E quindi in Italia siamo tutti scrittori e tutti editor. Se poi la persona in questione non ha la capacità di comprendere perché dovrebbe avere quella di scrivere?!

  1. Sei stata davvero brava, io mi sarei fermato a “…e non riusciva a non piangere…” perchè, anch’io, mi sarei messo a piangere. 🙂
    Have a nice day! 😉

  2. Forse è il caso che i siti che permottono la pubblicazione di “qualsiasi libro” a pagamento, come Albatros, mettano a disposizione un gruppetto di editor meritevoli e un conseguente aumento delle spese, per una pubblicazione più adeguata e leggibile. Perché questo vuol dire prendere in giro i lettori (e i soldi dei lettori) e prima ancora se stessi e il mestiere dello scrittore.
    Altrimenti coloro che vogliono rendere pubbliche le loro storie, possono condividerle in maniera gratuita in un file pdf. No?

    • Io sarei più dell’idea che gli editori a pagamento non dovrebbero esistere. Che l’accesso alla pubblicazione dovrebbe dipendere esclusivamente dalla bravura dell’autore. E che ogni editore serio dovrebbe editare i testi che pubblica. Ovvio che questo mondo ideale non esiste e da una parte e dall’altra c’è tanta ignoranza. Gran parte degli autori pensano ancora che l’editor riscriverà il loro libro rovinando irrimediabilmente la “creatura”, pensano anche che pagare sia la via maestra al successo e che è così che funziona.
      Riguardo all’idea di pubblicare in pdf o anche in print on demand potrebbe essere una soluzione. Almeno così non si intaserebbero gli altri canali con pagine e pagine di spazzatura.

      • Credo che fare l’editore in quanto mestiere, come ogni mestiere, dovrebbe essere retribuito. Per questo parlo di editori meritevoli e di aumento delle spese si pubblicazione.
        Ovviamente anche io preferirei un mondo nel quale il talento dello scrittore venisse riconosciuto, ma come in qualsiasi altro campo artistico. Solo che, oggi, chiunque può scrivere, per raccontare, per ricordare, per ridere, per elogiare, e quasi mai per trasmettere. Così il mestiere dello scrittore sbiadisce e si confonde.

        • Flavia, purtroppo c’è molta confusione riguardo alla professione dell’editore.
          Provo a spiegarmi:
          L’editore non è un impiegato statale, il cui stipendio va corrisposto al 27 partendo dalle tasche degli autori che pubblica.
          L’editore è un imprenditore ossia una persona che investe su un’idea o un progetto assumendosi il rischio della sua scelta e sapendo che da questa deriverà il suo guadagno.
          Chi si professa editore chiedendo all’autore di sostenere il peso economico del suo lavoro semplicemente fa una mestiere che non solo non è quello che dice di fare ma in più danneggia tutto il sistema!

          • Sì, così è molto più chiaro. Nel senso che, in questo caso l’editore investe sullo scrittore e ci guadagna, così che lo sforzo dell’editore è retribuito dal talento dello scrittore stesso. Se cominciassero a ragionare in questo senso un po’ ovunque le librerie non sarebbero così piene di barzellette, ma di bei libri. 😉

            • Vedo che hai afferrato alla perfezione. Per questo io mi arrabbio quando la gente vuole farmi credere che cose tipo pubblicare a pagamento sono il giusto modo per fare editoria! Il giusto modo è tutto il contrario e io sono certa che con la giusta informazione, spiegando alle persone il funzionamento di una casa editrice o i mestieri editoriali, le cose possano cambiare. Io nel mio piccolo ci provo!

  3. Ho sempre letto i tuoi post riguardanti chi ha pubblicato a pagamento e in effetti pensavo che un libro pubblicato in quel modo non dovesse per forza essere tanto male quando dicevi. Ma questo era davvero scritto malissimo, perciò posso ben capire la tua ostilità nei confronti di questo “sistema”.

    • Nella mia vita precedente ero un truffatore. In questa sono stata condannata all’onestà. Quindi io non dico bugie. Quest’esempio non è che uno su decine e decine che mi arrivano e da oggi in poi li pubblico tutti così vi renderete conto anche voi. La mia non è ostilità ma piuttosto delusione perché amo tantissimo il mio mestiere e quello che faccio e mi rendo conto che senza trasparenza, pulizia e un po’ di rigidità finirà nello sfacelo come tutto il resto qui in Italia…

  4. ciao, sono capitata su questo blog per caso (sono stata attratta dal titolo), non lo conoscevo. Quello che hai scritto alla ragazza è condivisibile quasi al 100%..ma non voglio immaginare la sua faccia quando ha letto il tuo commento..io sarei caduta nella depressione più profonda!

    (allora tu mi potrai rispondere che la gente non va illusa e che quando ce vo ce vo, e io non potrei darti torto)

    Ciao!

    • Io mi occupo di libri… per la faccia posso consigliarle un’estetista o alle brutte, se i danni causati dal mio post fossero permanenti, un chirurgo…
      A parte lo scherzo io credo fermamente che certa gente non debba scrivere, così come io posso aver piacere di ballare o cantare ma essere priva delle doti per diventare un’etoile o una cantante così certa gente dovrebbe riuscire ad accettare che saper tenere la penna in mano non l’autorizza a definirsi scrittore…

  5. Scrivere è umano. Editare è divino. Non smetterò mai di dirlo. L’editoria a pagamento è uno scandalo improponibile. Anche i bambini lo sanno. Meglio il self-pubblishing se proprio si vuole, ma mai pagare per essere pubblicati. La scrittura è un lungo percorso di vita e senza dei professionisti come Laura (Editor, questa figura esiste perchè anche i “famosi grandi scrittori” scrivono delle cose improponibili che poi vengono limate, aggiustate, riscritte.) Davvero qualcuno crede che Stephen King scriva e che poi l’editore lo mandi in stampa sulla sua parola? Non funziona in questo modo. Comunque davvero non vedo il motivo di contattare un editor dopo che il romanzo sia stato pubblicato (la frittata è fatta, no?). Se uno vuole che il suo lavoro sia impeccabile prima di proporsi a un editore, deve contattare l’editor prima e non dopo. Per la serie: “Ah, mi sono costruito una bella casa sul lago, ma non sapevo che sarebbe crollata. L’ho costruita da solo e senza interpellare un ingegnere”.
    Il presente post a questo commento non è stato riletto e neanche editato. Si potrebbe migliorare, credetemi.
    Brava Laura.
    Antonio

    • Aahahah Antonio sono perfettamente d’accordo con te su tutti i punti! Io esisto, sono un editor e, anche se non mi sento affatto divina, cerco di fare il mio mestiere con serietà. Ma come dici tu non ha alcun senso chiedere il mio parere o il mio intervento a posteriori. Purtroppo sono troppe le cose qui che vanno a rovescio… l’editoria è solo una delle tante!

  6. Editoria A Pagamento. Non sono un bravo scrittore, ma trovo un editore che, pagandolo bene, pone la sua firma sulla mia pubblicazione, ignorando gli errori. (legale)
    Ingegneria A Pagamento. Non sono un bravo costruttore, ma trovo un ingegnere che, pagandolo bene, pone la sua firma sulla mia costruzione, ignorando gli errori. (illegale)
    Ragioneria A Pagamento. Non sono un bravo contribuente, ma trovo un ragioniere che, pagandolo bene, pone la sua firma sulla mia dichiarazione dei redditi, ignorando gli errori. (illegale)
    Medicina A Pagamento. Non sono un bravo chirurgo, ma trovo un primario che, pagandolo bene, pone la sua firma su una mia dichiarazione di decesso, ignorando gli errori (illegale)
    Polizia A Pagamento. Non sono una brava persona, ma trovo un poliziotto che, pagandolo bene, pone la sua firma su una mia testimonianza, ignorando gli errori (illegale)
    Confessione A Pagamento. Non sono un bravo prete, ma trovo un papa che, pagandolo bene, pone la sua firma su una mia dichiarazione di innocenza da un’accusa di pedofilia (illegale)

    Cosa c’è che non va, secondo voi, in questo quadro?

  7. Il tuo post mi ha incuriosito quindi sono andato alla ricerca su San Google del blog che parla del libro in questione. Ho letto la parte iniziale e i commenti. Quante risate che mi sono fatto! Per questo ti dico grazie, è stata una brutta giornata e me l’hai risollevata.
    All’inizio, sono sincero, ho pensato: “Dai, forse è stata un po’ troppo dura. Povera ragazza!” Poi ho letto il commento dell’autrice e le sue risposte ai commenti degli altri che hanno letto il libro – immagino suoi parenti – e allora avrei tanto voluto essere te nel momento in cui le hai scritto la mail. Sei stata fin troppo carina e gentile, credimi.
    Buon lavoro.

    • Felice di aver allietato la tua giornata. In effetti quando dovevo scegliere cosa fare da grande le opzioni erano “editor” e “giullare di corte”… Ho optato per entrambe ed eccomi qui!
      😉

  8. Salve a tutti!
    Il commento sull’orrido scritto della Madonna (o come diamine si chiama) era condivisibile al 101%.
    Ultimamente ho avuto una proposta editoriale dalla Maremmi editore, che pure forse non è delle peggiori in questo senso: prevedeva un “investimento” da parte mia di 1500euro (UNO STIPENDIO INTEROOOO) per pubblicare i miei racconti. che dire…ho ovviamente declinato
    Sempre ultimamente ho letto un orrido libro intitolato “La magia di Emma”, edito da “Ass. Culturale Il Foglio nella collana Narrativa”: fa parte di quella stessa razza di editori? perchè il libro era veramente veramente bruttino…
    A proposito: a quando il risultato della palestra?

    Grazie dei consigli preziosi (per la Madonna e tutti gli altri) e a presto!

    • Se la cosa può confortarti, sono certa che la Madonna ne abbia spesi più di 1500!!! Scherzi a parte l’editoria a pagamento è un virus e spero che prima o poi si troverà una cura… Riguardo a Il Foglio conosco il direttore e sono certa che non sia un editore a pagamento anche se forse ha qualche problema con le sue scelte editoriali…

  9. si…si…Sono davvero interessanti! E poi bisogna allenarsi, tra qualche mese c’è pure la prova costume! (battuta infelice, me lo dico da sola!!!)
    ciao ciao amica di penna!

    • Sì, senza dubbio anche perchè all’editore che ha già incassato non interessa affatto né distribuirli né venderli! Però creano comunque un intasamento del mercato che non fa bene a chi ha la voglia e la capacità di scrivere cose sensate…

  10. Mamma mia!!!!!!Un sergente di ferro!!!!!A parte gli scherzi,sono del tutto d’accordo con te.
    Se soltanto avessi la pazza idea di pubblicare a pagamento le “coserelle” che vado scrivendo di volta in volta per divertimento mio e degli amici con cui sono in corrispondenza mi autogiudicherei pronto per un trattamento di terapia intensiva psichiatrica….
    Ho chiesto l’amicizia perchè ho visto essere presenti molti amici:amiche…..
    Ti seguirò volentieri e con simpatia.
    Francesco.

  11. Bene Laura mi hai colpito.
    Davvero non scherzo. La cosa ovviamente non ti toccherà, ma lo hai fatto e devo dire che non è cosa che mi capiti molto spesso di questi tempi.
    Boh, sarà l’età. La cosa che più mi è arrivata è la tua dicotomia. Agrodolce. Ecco se amassi le definizioni ti definirei così. La tua dolcezza e sensibilità sono ben evidenti a chi sa leggere tra le righe. Oltre le righe. Ma anche la carta vetro che hai usato è là a dire che sai far male, molto male, quando vuoi. Ad esempio hai sbattuto in prima pagina un nome e cognome sapendo di metterlo alla berlina, con classe ca va sans dire, ma alla berlina, poco da fare. Sapendo di avere una claque che avrebbe detto al 99% “si vai, sei una grande” e denigrando la tapina che non ha bisogno di aiuto per farsi del male. Questo non è, me lo consentirai, un atto di grande coraggio.
    L’EAP è una piaga ma è anche, allo stesso tempo, per assurdo, il più grande tributo alla letteratura stessa. Se ci pensi bene il fatto che esistano centinaia di migliaia di individui disposti a pagare pur di vedere il loro nome stampato sulla copertina di un libro scritto con i piedi dimostra che questi ritengono che essa rimanga il modo più importante per raggiungere l’immortalità.
    La Vanity press si approfitta di costoro ed è questo che la rende insopportabile perchè alimenta le loro aspettative e questi non si fermano a pensare di aver fatto un divertente, sano regalo di Natale agli amici come sarebbe, com’è, invece con la print on demand.
    Nel mostrare i commenti che hai fatto al lavoro di detta Giulia Madonna hai dimostrato di essere abilissima nel tuo lavoro di editing, ma sai anche te che ogni casa editrice ama uno stile piuttosto che un altro e l’editing (per fortuna) rimane ancora poesia. Nel senso che due grandi professionisti/e del campo possono editare lo stesso testo in due modi totalmente differenti avendo entrambi ragione.
    Nel caso in questione quindi la vera critica quindi non è, secondo me almeno, sull’inciso posizionato male o sul pronome e via di seguito, quanto sulla piattezza e la totale mancanza di originalità del testo evidente già con la storiella delle rondini.
    Detto questo, ti adoro e mi sono innamorato di te 🙂

    • Caro innamorato,
      ho letto con attenzione, e un pizzico di compiacimento, il tuo commento. Fa sempre gaudio, e non lo nego, l’approvazione altrui ma se devo essere sincera il mio post non è stato scritto con l’intento di denigrare la soggetta in questione o sentirmi dire brava brava per mettere una nuova tacca sulla mia autostima. Il mio è senza dubbio un atto estremo e la povera Madonna, con la sua fastidiosa insistenza, ci è capitata in mezzo come è successo ad altri prima di lei e succederà ancora. Non elegante forse, ma insomma le guerre non si combattono in tailleur e tacchi a spillo…
      Detto questo mi sono sentita male a leggere “L’EAP è una piaga ma è anche, allo stesso tempo, per assurdo, il più grande tributo alla letteratura stessa”. Scusami tanto ma io non vedo alcuna dualità. Ho una discreta esperienza e MAI un libro edito a pagamento, tra tutti quelli che mi sono capitati per le mani, poteva anche lontanamente ambire a definirsi letteratura (e nemmeno narrativa!). Mi resta il conforto della vaga impressione che la tua fosse una notazione condita da una vena sottile –ma non troppo – di ironia.

      • Capisco che certi passaggi filosofici possano risultare complessi e pure incomprensibili.
        Il libro a pagamento non è letteratura. Non era questo il concetto.
        Il tributo alla letteratura sta in un altro, di concetti, ma te lo spiegherò quando accetterai di venire a cena con me….
        cioè mai…
        vabbè.

  12. Un libro è un tesoro da custodire, da regalare. Trasmette cultura e ne è l’icona stessa. Bisogna avere rispetto per la scrittura. Ma oggi tecnologia e globalizzazione fanno credere che tutti possano fare tutto e chiunque pensa di poter scrivere e… pubblicare! Gli editori che per stare a galla decidono di pubblicare a pagamento ingnorando la qualità fanno leva sulla mancanza di umiltà e sulla presunzione di molti, inquinando il settore con un’infinità di prodotti scadenti. Anche se è un momento difficile, penso che la crisi vada combattuta puntando all’eccellenza e non all’approssimazione o alla mediocrità. E’ evidente che questi editori non vivranno a lungo perchè con queste scelte perdono credibilità e autorevolezza e dubito che questi scrittorini potranno “sfondare”… I pubblico dei lettori è variegato, ma non può essere preso in giro. Grazie Laura, il tuo post è molto interessante, ancora una volta ci spieghi le difficoltà di un lavoro indispensabile e non tradizionale come il tuo. Come te, credo fermamente che il merito paga… prima o poi! Buon lavoro!

    • Cara Eliana,
      hai capito perfettamente cosa volevo dire e per cosa combatto. Spero che a poco a poco l’informazione possa migliorare una situazione davvero critica. L’esistenza di questi editori e di questi autori compromette la corretta dinamica del mondo editoriale e io non posso non arrabbiarmi!

  13. Uhm. Hai tutte le attenuanti del caso perché te le hanno tirate fuori con le pinze, però in effetti il signor masticone non ha tutti i torti.
    La tapina ha già sborsato chissà quanto. Si ritroverà enne copie sul groppone da sbolognare. Sicuramente non contribuirà alla diffusione della cattiva letteratura (non penso che vedremo la sua opera in libreria, e su internet cercando bene si trova di peggio). Magari si era anche resa conto di aver fatto una stupidaggine (ho cambiato ben due volte la parola per rispetto dei lettori :)) e cercava un po’ di legittimazione. C’era bisogno di esporla al pubblico ludibrio più di quanto non abbia fatto da sola?
    (E sì, ci hai provato. E sì, ti eri trattenuta. E sì, eri stata carina e cortese. E si, last but not least ti gireranno pure perché il tuo commento sul suo blog è stato evidentemente moderato.E c’hai ragione).

    • Ema, come detto già altrove, se lei (o gli altri) stessero al loro posto senza interpellarmi io andrei avanti per la mia strada e, ingoiando il boccone amaro di un sistema bacato, mi farei la mia vita e il mio mestiere. Ma se vengono a scomodarmi, una due, tre volte, cercando di convincermi della loro bontà su cose sulle quali io ho già maturato una mia idea ben nota a tutti allora mi spiace ma non so resistere alla tentazione di rendere pan per focaccia. Anche perché, poverina quanto vuoi, ma gli scrittorini hanno subdole strategie di attacco. Propinano i loro libri come fossero capolavori, fanno girare solo i commenti positivi (avranno pagato anche quelli?) hanno un ego e una sfrontatezza davvero insopportabili. Mi spiace ma non riesco proprio a dire le cose come non stanno!

  14. Concordo con Ema. Conosco molti ragazzi che hanno fatto lo stesso errore della “siora Madonna” .. tutti – anche giustamente – castigati con beffe e umiliazioni varie. Continuo a sostenere la tesi innocentista perché si tratta più che altro di circonvenzione di incapaci …

    • Purtroppo il discorso è molto più ampio e complesso. Bisogna saper distinguere tra chi c’è capitato per scarsa informazione, ingenuità, fretta, impazienza, e poi si è reso conto di aver fatto un’enorme cazzata e chi è disposto a tutto pur di vedere quelle 100 pagine con su scritto il suo nome. I primi in genere appena si rendono conto dell’errore archiviano l’esperienza e vanno avanti continuando a coltivare la loro passione in un modo sano. Conosco tanta gente che appartiene a questo gruppo. Gente che stimo e che ha un vero talento che sono certa con un po’ di pazienza troverà il suo sbocco nell’editoria vera. Poi ci sono gli altri, Madonna e affini, gente che NON dovrebbe scrivere, che non conosce le regole basilari della grammatica, che non è capace di gestire storia trama e personaggi. Ora scusate ma perché io dovrei essere compiacente con queste persone? Perché dovrei incoraggiare l’operato di qualcuno che a mio avviso farebbe meglio a deporre le sue penne in un astuccio a tenuta stagna e mandarlo in orbita in un’altra galassia?
      E non ditemi che è una questione di diritti, libertà e cose del genere. Scrivano per loro, i loro diari, si vadano a stampare delle copie in tipografia o con un POD ma non vengano a dirmi che sono scrittori perché non solo non lo sono ma non lo saranno mai! Non hanno le qualità per esserlo!

  15. ma non li sto giustificando, né dico che non sia comprensibile la tua posizione. Il fatto è che le cose storte sono tante … Penso che riguardo Madonna si possa fare basta con i commenti. L’accanimento lo riserverei per le case editrici.

    • Beh, il post sta qui, se la gente commenta chi sono io per dirgli di no? Come dicevo nell’articolo, sul mio blog i post non sono moderati. Chiunque è libero di dire la sua come gli pare. Io mi limito a rispondere a ognuno… da brava padrona di casa!

      • infatti … anche il mio è un parere fra tanti. Dico la mia con la massima tranquillità e senza presunzione.
        Il punto è che non si può dire a una persona “lascia stare non è per te” se 1) questa persona non è stata educata e istruita nel giusto modo 2) non si considera che ha pagato per un servizio. Quanto ci abbia investito in termini di velleità letterarie è un fatto suo. Stop, la storia finisce qui. Sì che siamo in un mondo libero. Anche D’Annunzio aveva esordito con un autofinanziamento e con molta arroganza. Poi, per carità ai più non piace, ma è sempre D’Annunzio. Nel mucchio ci sarà pure qualcuno da salvare …

  16. Di quelli che salvo posso fare nomi e cognomi! Anzi l’idea di organizzare un concorso letterari per libri editi a pagamento non è solo una provocazione ma nasconde la speranza di fondo di poter essere smentita! Ci sto pensando… vedremo…

  17. ahhhaha grande!
    Io intanto metto le mani avanti dicendo che non ce l’ho (può sembrare altrimenti dai miei commenti :-D)

  18. Ho letto con interesse tutti i commenti e ho ammirato, cara Laura, il tuo impegno così utile e tenace, ma vorrei rivolgermi alla incauta e malcapitata Madonna con questo consiglio: non ti scoraggiare, forse un giorno diventerai una vera scrittrice e gli editori faranno a gara per pubblicare i tuoi libri, ma prima dovrai leggere moltissimo, intendo naturalmente la buona letteratura, perchè “molta lettura significa molta cultura”. Allora coraggio, comincia subito e tra qualche anno riprova a scrivere a Laura. Laura, sei d’accordo?

  19. Ciao Laura,ho seguito la diatriba su Giulia Madonna e vorrei anch’io esprimere la mia idea sul tuo blog.Premesso che non ho mai pubblicato altro che piccoli racconti partecipando a concorsi gratis,che mai pagherei per pubblicarmi e che di sicuro mai verrò pubblicata in altro modo,scaglierei una lancia a favore di chi si lascia abbindolare.Semplicemente non sanno,magari mandano i loro scritti a questi editori che fanno pubblicità sulle prime pagine dei quotidiani nazionali e sulle reti più importanti,quelli rispondono dimostrando interesse,chiedono soldi,ma probabilmente(penso io,poi non so)promettendo aiuto nel promuovere il libro(cosa che poi non verrà fatta,a quanto pare) ed una persona che magari ha da tempo il sogno di venire pubblicata,sborsa quanto richiesto,pensando sia il primo passo verso il successo.Credo la soluzione sia che chi è del mestiere,tu,ad esempio,e chi ha avuto precedentemente questo tipo di esperienza negativa,trasmettano in maniera quanto più ampia possibile il messaggio che non è così che si pubblicano i libri.Fatelo,facciamolo,boicottiamo questi editori di modo che nessuno più sborsi denaro inseguendo il sogno di scrivere, per poi rimanere deluso.Un’altra cosa che mi viene da pensare,ma non è detto sia così,è che di questi tempi di crisi,sia molto,ma molto molto difficile trovare un editore pronto a scommettere su uno scrittore nuovo che non sia, per lo meno,un volto già noto al pubblico per altri motivi. Ti do ragione totalmente anche per quanto riguarda il valore del suo testo. Come te,sono andata a leggerlo e penso in effetti che non brilli né per originalità dei temi,né per stile narrativo,ma non penso che i commenti sotto siano di amici e parenti. Penso che siano di persone semplici,come noi,che non conoscono l’autrice,ma si sono ritrovate nelle sue parole. In questo Paese, la collana Harmony c’è da tantissimi anni e Intimità della Famiglia è il secondo settimanale femminile più letto. E’ rilassante,fa bene al cuore,ma non può dirsi alta letteratura. No, sono racconti della gente per la gente, accessibili a tutti, semplici, spesso con refusi,ripetizioni,nomi sbagliati,ma sono quelli che appunto persone semplici si sentono vicini,perché magari richiamano ciò che hanno vissuto in una parte della loro esistenza. Non tutti possono leggere Tolstoj, però tutti hanno il diritto di leggere. Ciò che riescono. E ciò che più gli aggrada. Lei ha chiesto il tuo parere e tu hai fatto bene a darlo spassionatamente in quanto esperta del settore, ma alcuni commenti al tuo post li ho trovati inutilmente cattivi. Grazie per avermi dato l’opportunità di esprimere il mio pensiero e complimenti per il tuo bel blog,che seguo con attenzione.

    • Ketty cara,
      sono d’accordo con quello che dici ma fino a un certo punto. Senza dubbio uno dei miei doveri morali e professionali è quello di informare sugli inganni di un certo tipo di “editoria” parola che metto tra virgolette a ragione veduta. Ma allo stesso modo una cosa che non mi sento di fare è incoraggiare a scrivere qualcuno che non ha le doti per farlo alimentando le sue false speranze. La sento come una missione né più né meno che l’altra! Forse sembrerò dura, ruvida, persino maleducata ma conosco il mondo dell’editoria abbastanza bene ormai da poter dire che è una piaga chi permette di pubblicare a pagamento così come lo è l’enorme invasione di testi non necessari e di scriventi che non sanno scrivere.
      Quando tu parli di Harmony hai ragione, c’è gente che predilige delle letture non impegnate, parole che accendano sentimentalismi di un certo tipo. Non li biasimo ma anche loro hanno diritto di leggere libri per lo meno privi di errori grossolani e scritti da gente che abbia una padronanza d’uso della nostra lingua. La lettura è uno strumento potentissimo per preservare e diffondere la cultura. Alimentare i lettori con libri pessimi non mi sembra una scelta saggia. Il mio discorso quindi non presentava alcun pregiudizio sulla sostanza o la materia di quello scritto. Non sarei nessuno per pretendere che dalla penna di uno scrittore esca solo alta letteratura, chi legge ha bisogno anche di svago e di parole per rilassarsi, sognare, esorcizzare le proprie paure, mettere in moto gli ingranaggi del cervello. Ogni genere ha una sua dignità d’essere. Purché sia fatto bene!

  20. Salve a tutti, specialmente a Laura. Solo oggi ho scoperto le belle cose che tutti avete scritto su di me. Io sono qui senza paura a rispondere alle vostre critiche. Certo, il parere tecnico di Laura è inattaccabile. L’unica cosa che posso aggiungere è che essere caduta così stupidamente nella bocca del leone la dice lunga sul fatto che sono completamente al di fuori di tutto questo mondo e che sono rimasta imprigionata tra le reti. Comunque, la vergogna non è solo l’editoria a pagamento che permette a gente come me di pubblicare. Qui c’è tutto un mondo che ci gira intorno. In primis i blog come questo che ci vanno a nozze e che sprecano litri d’inchiostro per dire sempre le stesse cose, prendendosela aspramente con chi spera di diventare uno scrittore invece di aiutarlo con consigli e buone parole. Ma dei vari premi letterari dai più blasonati a quelli meno conosciuti ne vogliamo parlare? Io, appena è uscito il mio orrido libro, ho partecipato a infiniti premi, non perchè credevo di vincere, ma perchè volevo sottoporlo alla lettura attenta di persone competenti e poi, conoscendo il giudizio della giuria, cercare di crescere artisticamente. Ma quasi nessuna organizzazione permette di accere ai giudizi delle giurie, dietro scuse poco plausibili di privacy. Secondo voi tutto ciò è giusto? Perchè un esordiente stupito e imbecille come me o un artista a tutto tondo dovrebbe partecipare ai vari premi? Io ho partecipato sperando di comprendere ciò che andava e ciò che doveva essere migliorato. Per la stessa ragione mi sono permessa di scrivere a Laura. La mia intenzione non era quella di scroccare un editing gratis nè vantare la meravilgia del mio scrivere. Sapevo di avere davanti una persona competente che dall’alto della sua professionalità poteva dare un’occhiata al libro e darmi qualche consiglio, spassionatamente. Ma non sapevo affatto che Laura fosse acerrima nemica delle pubblicazioni a pagamento, infatti sono caduta nella sua rete, anzi mi ci sono buttata da sola dentro. Ora so che prima di pensare di pubblicare devo sottoporre la mia scrittura al vaglio di persone preparate che sapranno darmi giusti consigli, e chissà, magari sarà proprio Laura a fare l’editing del mio prossimo libro. Sempre che lei non sia schifata dal mio nome! Sono solo molto addolorata della crudezza di tutte le vostre parole che vanno molto al di là della critica per aver pubblicato a pagamento. Comunque, io non mi arrendo e non mi fermerò per delle cattiverie gratuite, anche se le ragioni tecniche di Laura sono sacrosante.
    Un ‘ultima cosa: finitela di essere sarcastici e stizzosi, se volete davvero che l’editoria a pagamento finisca, perchè secondo voi è l’unico male da debellare, ma, credetemi, non è il solo, abbiate meno pregiudizi sulle persone come me, che sono cadute tra le reti, e, piuttosto, datele dei consigli per cercare di crescere artisticamente e migliorare. Il pregiudizio è davvero il peggiore dei mali!!!
    Giulia Madonna

    • Ciao Giulia, sono convinto che l’intervento di Laura non era contro di te, ma contro l’intero sistema delle pubblicazioni a pagamento. poi certo ci sono sempre le pubblicazioni dei “soliti ignoti” e degli “amici del quartierino”. Tutte queste cose fanno male a tutto il sistema. (lettori, scrittori ed editori).
      Ciao a presto.

    • Eccomi! Mi scuso per aver perso un po’ di tempo a manifestarmi ma ho avuto dei giorni “turbolenti”. Adesso però sono qui e spero di riuscire a rispondere esaurientemente ai tuoi appunti.
      Innanzitutto ho modificato l’intestazione del blog in modo che chi arriva possa capire subito come funziona qui dentro. Ho anche aggiunto un disclaimer ai contatti cosicché anche chi si prende la briga di scrivermi senza sapere chi sono e come la penso venga prima avvisato.
      Detto questo nulla di personale Giulia, ma credo di essere liberissima, nel mio blog, di esprimere le mie opinioni nella maniera più limpida e, a mio avviso, opportuna. Non sono uno squalo ma solo una persona che crede in una professione purtroppo “inquinata” e se ti crea problemi essere chiamata in causa come agente inquinante piuttosto che imporre la tua presenza come hai fatto con me (quando sapevi benissimo come la pensavo avendotelo scritto in maniera chiara, inequivocabile e assolutamente educata) avresti dovuto archiviare l’esperienza di quel romanzo discutibile e porti in ben altro modo.
      Mi lascia qualche dubbio anche il vittimismo. Una persona che come te sfrutta internet per farsi conoscere e frequenta i blog, credo sia in possesso di tutti gli strumenti per scongiurare il disastro della rete degli EAP, quindi in questo senso le tue motivazioni mi sembrano un po’ deboli. Che io vada a nozze con queste cose mi pare una cattiveria gratuita. Nel mio blog c’è davvero poco di autoreferenziale. Gran parte dei contenuti sono utilità per scrittori, informazioni, concorsi e iniziative messe in atto al solo scopo di valorizzare il loro talento stimolandoli a mettersi alla prova e premiandoli quando ne vale la pena.
      Quindi direi che tutta la parte “In primis i blog come questo che ci vanno a nozze e che sprecano litri d’inchiostro per dire sempre le stesse cose, prendendosela aspramente con chi spera di diventare uno scrittore invece di aiutarlo con consigli e buone parole” andrebbe rivista magari dopo aver fatto un attento giro tra le mie pagine. Se qui c’è qualcuno abituato a sprecare inchiostro non sono certo io. I consigli ci sono e li trovi disseminati in quelle stesse pagine che ti ho consigliato di leggere attentamente, certo sono consigli generali ma sono certa che ognuno potrà trovarci qualcosa di interessante per se stesso.
      Mi scuso con te e tutti gli altri lettori se non posso rilasciare pareri personalizzati a gratis ma tutte le volte che l’ho fatto sono stata presa a pesci in faccia quindi ho smesso. D’altronde se questo è il mio lavoro non vedo perché non dovrei essere pagata per farlo.
      Passiamo ora alla questione dei premi letterari. Forse è vero che se si pensa a nomi blasonati come Strega e Campiello viene subito da pensare che ci sia gente potente che tira le fila dall’alto ma non ho così tanta esperienza, a parte le voci di corridoio, da poter esprimere un mio parere. So però che ci sono decine e decine di premi minori fatti seriamente. Io stessa ho iniziato come giurato in alcuni premi per poi passare a organizzarne di miei. Ovvio che quando arrivano decine e decine di racconti o romanzi è impensabile pretendere che la giuria possa dare un responso a tutti. Peraltro ci sono dei concorsi che dietro il pagamento di una tassa di iscrizione promettono schede di valutazione più o meno approfondite. Ne ho viste alcune… poco da fare … di certo non sono come quelle di un professionista.
      Ora io non sto qui a tirare acqua al mio mulino. Ma se un autore vuole sapere cosa ne pensa un professionista di ciò che scrive:
      – punto uno sta chiedendo a una persona di esercitare il suo mestiere e quindi non può pretendere che lo faccia gratis;
      – punto due deve essere disposto ad accettare le critiche e il modo in cui sono poste.
      Se il mio modo a qualcuno può sembrare crudo o pesante o crudele il mondo è pieno di più o meno editor ben disposti a edulcorarvi la pillola. Io preferisco dire le cose come stanno!

      • Laura, sono felice che la tua risposta sia arrivata. Innanzitutto vedo che il tuo tono è cambiato. Lo sento meno aspro e più riflessivo e ne sono davvero felice. Il mio tono non voleva essere vittimistico ma piuttosto sarcastico ma anche autocritico. Sarò sincera, io sono entrata in questo mondo davvero a mani nude. Solo dopo aver firmato il contratto con la casa mia editrice ho scoperto tutte le critiche che la riguardano e, credimi, mi ha preso un vero colpo. Io non sono una frequentatrice di blog. Il primo che frequento è proprio il tuo e, credimi, è stato un vero dolore per me. Se poi continui a pensare che questo è vittimismo io ti torno a ripetere che questa è la mia verità. Su tweeter (e non sono nemmeno sicura di averlo scritto bene) sono entrata alla fine di dicembre e da come mi ci muovo si vede che sono proprio una profana. Ho scoperto che ci sono tantissimi scrittori che hanno siti o blog in cui promuovono i loro libri e in cui si può provare a conoscerli. Io li ho seguiti quando loro hanno risposto, seguendomi a loro volta, allora ho porvato a proporre la lettura del mio libro. Ma la ragione e il fine è sempre stato il cercare di avere un parere o un consiglio, visto che sono scrittori e, secondo me, sono le persone più indicate a dare pareri riguardo alla scrittura. La mia non è stata voglia di farmi notare a tutti i costi ma solo desiderio di avere consilgi e pareri, tutto qua. Lo stesso è avvenuto anche con te. Io non sapevo assolutamente che tu fossi l’acerrima nemica dell’editoria a pagamento e non lo avevo capito dalla tua risposta, credimi. Mi ha fatto molto male vedere il mio nome e il mio cognome sabattuto qui e sbeffeggiato. Tu hai fatto ciò che ti sei sentita di fare in piena libertà perchè questo è il tuo blog e su questo non discuto. Ma credo che alla base di tutta questa disputa tra noi ci siano davvero tanti equivoci. Tu ti sei sentita sfidata oltremodo e hai reagito come hai reagito. Io in realtà non avevo affatto intenzione di create tutto ciò, anche se si è verificato. Se mi permetti di esprimere la mia opinione, penso che potevi sortire lo stesso effetto lasciando fuori il mio cognome o mettendone uno fittizio, perchè credo che la tua intenzione era quella di illuminare lettori e aspiranti scrittori scoraggiandoli a scegliere l’editoria a pagamento. L’aver sbattuto il mio cognome, esponendolo agli sberleffi di coloro che frequentano questo blog, secondo il mio modesto parere, è stato eccessivo. Ma credo che tu eri troppo infuriata con me e ti sei sentita sfidata da me. In realtà è stato tutto un equivoco. Comunque, quel che è stato è stato. Io ho scoperto tutto per caso: fra le mie mail non aperte c’era la tua. Era il 14 il giorno di San Valentino: il più doloroso della mia vita. Comunque, io cerco di vedere il lato posito in ogni esperienza che la vita mi offre cercando di farne tesoro. Il tuo sito è molto interessante e in questi giorni lo sto frequentando e apprezzando. Spero solo che dopo tanto dolore e sangue tra noi possa tornare il sereno perchè tu, sempre se vorrai, potrai darmi davvero tanto.

        • Cara Giulia,
          io penso che l’unico equivoco tra noi sia il fatto che tu pensi che io ce l’abbia a morte con te o cose del genere, la verità è che io ce l’ho solo con un sistema editoriale sbagliato, tu sei un “caso” come ce ne sono e ce ne saranno altri e a breve li posterò sempre con nome e cognome perché qui si dice il peccato e pure il peccatore. Quindi per favore niente sfide, niente sangue, niente attriti, niente rancori. Io non ce l’ho con nessuno cerco solo di fare il mio mestiere nell’unico modo in cui so farlo: con onestà e senza peli sulla lingua. Purtroppo mi viene difficile credere ad alcune delle tue affermazioni.
          1- Nessun autore sottopone il suo romanzo a una sola casa editrice o firma un contratto senza saperne assolutamente nulla.
          2- Io non so a quante persona, scrittori editor o chissà cosa hai chiesto un parere ma di certo sono state tante visto che vari miei contatti del tutto estranei tra loro e appartenenti all’universo editoriale in forme e con funzioni diverse hanno detto di aver ricevuto lo stesso mio messaggio.
          3- Non mi sembra di aver sbeffeggiato nessuno, ho solo fatto un’analisi del testo che mi si presentava, in maniera sincera e assolutamente oggettiva. Forse le battute sulla Madonna… allora credo di dovermi scusare con lei…
          Magari mettere il tuo cognome è stato un gesto “forte” ma se proprio vuoi saperlo l’ho fatto per te. Se io avessi fatto un discorso generico probabilmente (e uso il condizionale ma ne sono quasi certa) tu avresti messo la testa sotto la sabbia fatto finta di niente e saresti passata oltre archiviando la cosa. Credo che il mio gesto, per quanto estremo, possa avere un minimo di funzione “didascalica”. In fondo sono sempre stata convinta che è il confronto l’unico mezzo che l’uomo ha di crescere e migliorare.
          Concludo ribadendo che non ho alcun problema con te e che mi auguro davvero che tu trovi la tua strada nella scrittura esercitandoti e migliorando laddove il tuo stile presenta delle lacune.

          • Cara Laura, quella che ti ho scritto è la mia verità, tu puoi non crederci, ma è la mia verità. Sono davvero felice che il tono tra noi sia cambiato. Seguirò il tuo sito e cercherò di imparare più possibile e seguire i tuoi consigli. Ho stima e rispetto per te e spero che questo brutto incidente tra noi si risolva in una amicizia. La mia è una vera passione che spero abbia un’evoluzione positiva.

  21. Ciao Giulia, io sono intervenuta diverse volte.. diciamo né in tuo favore ma nemmeno contro. Da quello che abbiamo potuto leggere -e senza conoscere altro – il tuo lavoro è obiettivamente mancante sotto diversi punti di vista … PERO’ cerca di vedere la cosa da un altro lato: almeno hai avuto il “privilegio” di avere giudizi spassionati e senza filtri. Sorvola sulle cattiverie gratuite e consideraci dei lettori che esprimono il loro parere. Tra l’altro, se posso permettermi… nel commento hai uno stile totalmente diverso da quello del libro (artificioso, ridondante, scontato…) … dovresti essere più fedele a te stessa perché nella spontaneità delle emozioni non sei male. Magari questo tuo libro è venuto troppo presto…

  22. .. tra l’altro (scusa ma aggiungo una nota su quanto hai scritto perché concordo con te su molti punti): sappiamo anche che il discorso della critica letteraria, dei concorsi e di tutto quello che gira intorno alle pubblicazioni, è più che ampiamente pilotato. Spesso si tratta di scambi di favori che rimangono ben segreti ai più, ma a porte chiuse …

    • Ti ringrazio per il sostegno. Io non discuto le ragioni di Laura ma la sua maniera di esporle. Poteva benissimo sortire lo stesso effetto senza sbattere il mio nome e cognome alla pubblica gogna. Stimo la sua professionalità e il suo punto di vista ma il rispetto della persona, che poi altro non è che l’etica professionale, e il rispetto alla privacy nel suo blog dove sono finite? E’ stata solo cattiveria gratuita.

  23. mmm… be’ ora dovrà risponderti lei immagino. Credo che l’evenienza che tu potessi trovare il blog l’avesse già considerata. Calcolando le variabili di intenzionalità e proposito .. penso che si sia esposta esponendo te, proprio come campioni di un duello (ad armi impari però …)

  24. Volevo aggiungere alcune cose alle tante già scritte: ho pubblicato anch’io a pagamento lo scorso anno. Sull’argomento c’è un articolo a 4 mani, e relativi commenti, nella Home di questo blog. Posso capire il tuo stato d’animo, Giulia, però mi sembra che la prima risposta di Laura sia stata molto chiara, educata e corretta. Probabilmente se la questione fosse finita lì non sarebbe successo niente altro. Chi frequenta questo blog conosce le sue posizioni al riguardo, ma anche tu avresti dovuto conoscerle perchè non si può chiedere una valutazione a un editor senza sapere nulla di lui/lei. Un’altra cosa che non mi sembra esatta è la “pubblica gogna” di cui ti lamenti. Chi coltiva la passione della scrittura non può pretendere o sperare di vedere il suo nome associato solo ai commenti positivi ma non alle critiche.
    Se posso permettermi un consiglio è quello di partecipare a iniziative, come le Palestre di Laura, dove ci si confronta con gli altri e si viene giudicati da un professionista: ti assicuro che aiuta a correggere tanti piccoli difetti.

    • Giacinto, sono andata a leggere l’articolo a quattro mani e l’ho trovato utile e onesto. Le palestre di Laura le seguirò così come tutti i consigli che possono aiutarmi. La mia vera colpa è stata quella di essere entrata a mani nude in un ambiente a me totalmente sconosciuto e ciò è evidente da come poi sono stata fatta a pezzi con facilità e, concedimelo, con estrema crudeltà. Comunque, io cerco di imparare sempre da ogni avvenimento della vita perchè credo che tutti possiamo sbagliare ma poi c’è per tutti la possibilità di riscatto. La vita è, secondo me, quel lasso di tempo che ci è concesso per fare un percorso di crescita e raggiungere la nostra evoluzione.

  25. “I ricordi allora vennero alla mente, si affollarono tutti insieme, come quando si hanno delle briciole in mano e i piccioni quasi ti assalgono per mangiare.”
    [cit. La stanza vuota]
    Son riuscita a leggere una ventina di righe oltre il punto commentato nell’articolo. Poi ho avuto una crisi epilettica.

    Tempo fa ebbi da ridire con una mia amica scrittrice. Le era stata pubblicata una trilogia da una casa editrice (non a pagamento) che all’epoca del primo volume aveva investito cifre assurde in illustrazioni/copertina/sito/trailer/pubblicità tralasciando l’editing (poi seppi che in quella precisa congiunzione astrale erano effettivamente senza editor per ragioni che non mi è dato conoscere, ma non la trovo comunque una scusa valida).
    Non sono mai riuscita a finire il libro. Sto facendo anche fatica a leggere un libro di Wilbur Smith la cui traduttrice doveva essere arrivata nel Bel Paese da poco più di una settimana.
    Questo per dire che reputo gli editor dei lenitori di anime, che permettono ai testi di scivolarti addosso senza opporre resistenza. Per la stessa ragione mutilerei le dita a chi scrive male e oltre a non rendersene conto obbliga i lettori a osservare impotenti le violenze che perpetua sulla letteratura.

    L’altro giorno non ero arrivata al blog come emissaria. Avevo semplicemente letto una serie di commenti furibondi su Facebook e avevo seguito il link che conduceva qui per curiosità personale. Questo ci tenevo a precisarlo perché quello che avevo scritto era un parere mio, con il quale si può essere tranquillamente essere in disaccordo, ma che non sopporto si pensi fosse stato confezionato da qualcun altro.
    Ho trovato questo articolo interessante, per quanto provochi fitte al cuore leggere certi strafalcioni sapendo che sono pure stati stampati.
    A volte penso che mi piacerebbe fare l’editor; mi capita in quei momenti di follia omicida che mi prendono dopo quindici righe filate di ripetizioni, quando impugno la matita e comincio a trafiggere le pagine con sottolineature e X sugli avverbi. Resta comunque un condizionale, perché non credo ne sarei in grado.

    Ora con permesso mi dileguo. Devo svuotare l’anticamera del cervello per spazzare via ogni residuo di uno degli incipit più insulsi che mi sia capitato di leggere.

    • Valeria, sono contenta che tu sia tornata. Credo che sia piuttosto semplice leggendo i miei post capire che io non ce l’ho a priori con le persone ma da editor non posso fare a meno di segnalare ciò che nell’editoria non va, non mi piace e ritengo possa essere migliorabile. In questo articolo sono stata molto dura ma nonostante ciò ho parlato con l’autrice e civilmente siamo giunte a punti di vista comuni. In fondo non è difficile essere ragionevoli quando si ha a che fare con persone ragionevoli a loro volta!

  26. Gentile Laura, editor tagliente non come filo di rasoio, ma come lingua di donna, per di più donna che legge per mestiere. La Madonna questa volta ha toppato, fortunatamente senza colpo ferire, grazie al suo professionale posto di blocco. Non scrivo da editor ma da 36enne che scrive dall’età di dodici, senza mai aver pubblicato ma con discreta esperienza di premi (anche importanti come il Grinzane prima che fallisse), consigli da parte di case Editrici serie (come Mondadori o Garzanti). consigli da parte di Editor più o meno affidabili (il lavoro di editor non è gratis ma, convengo con Lei, perlomeno è disinteressato e peraltro molto meno caro, questo però non significa che possa dare di per se garanzia di detenzione della verità assoluta). Certo non vorrei incorrere nelle sue ire “di mestiere” ma purtroppo il fato, proprio alla ricerca di pareri circa case editrici da cui sono stato molte volte contattato, mi ha fatto oggi atterrare su questa sua piattaforma; più che piattaforma, anzi direi, mi pare quel pozzo di Sparta dove Leonida precipitava chi osava attentare, sia pure maldestramente, all’onore ed alle inflessibili locuzioni e ferree regole della poco conviviale comunità guerriera. Orbene, ciò che mi ha tampoco disturbato, e non lievemente purtroppo, è l’aver chiaramente individuato una qualche sadica predisposizione allo sberleffo, anzichè alla correzione creativa; l’aver letto di disprezzo, anzichè compassionevole incitazione al migliorarsi. In definitiva, l’aver riscontrato come, ancora una volta nel nostro paese, il rivestire un ruolo dia di per sè agio di ergersi a profondi conoscitori, altrettanto drasticamente demoliti da un nostro grande Maestro (nel senso di praticante Maestria, dunque arte) che si chiamava Luciano Pavarotti e che scriveva <>. Sono fermamente convinto che la stessa regola possa valere per l’arte in genere e dunque anche per la scrittura e la letteratura in genere. Sono in procinto di valutare un contratto, sul quale ho già messo in guardia l’editore, per il quale mi è stato chiesto un contributo per l’editing . Mi faccia un preventivo, in fondo è il suo mestiere, e porrò con fiducia una delle mie creature al suo completo ludibrio. A condizione che Non si dimentichi, però, che chi scrive crea e questo è un mondo che deve l’odierna evoluzione ad una sapiente mescolanza di creatività e critica. Sono due forze contrastanti cui va dato doveroso rispetto relativo e non assoluto come invece mi pare Lei pretenda. Un testo anche se scritto male potrebbe contenere grandi idee la cui partecipazione ai posteri è anche sua specifica responsabilità. Non se ne abusi e, se mi consente, tratti con rispetto anche l’ultimo degli “scrittorini”, perlomeno quando questo si faccia avanti con educazione come mi pare abbia fatto la Sig.ra Madonna. Di Sgarbi in giro ce ne sono gia troppi e da troppo tempo, senza che vi siano stati, a quanto vedo, considerevoli passi avanti per l’arte in Italia. La saluto cordialmente confermandoLe la richiesta di consulenza.
     

  27. Mi perdoni..le virgolette m’hanno decapitato la citazione. Riprovo e, approposito, scusi la punteggiatura. “Chi sa fare la musica la fa, chi la sa fare meno la insegna, chi la sa fare ancora meno la organizza, chi la sa fare così così la critica.” (Luciano Pavarotti)

  28. Salve Roberto,
    Mi scuso per il ritardo in questa risposta ma purtroppo al momento ho poco tempo per seguire il blog. Eppure mi sembra doveroso rispondere alla sua lunga dissertazione.
    Ho notato nelle sue parole una certa accusa nei confronti dei miei modi. Ne prendo atto. Ma non ho mai detto da nessuna parte di essere una tipa simpatica o accondiscendente. Eppure non me la prendo gratuitamente con chiunque scriva o voglia imparare a farlo, ma solo con chi si impone senza i giusti modi proponendo le sue opere o il suo lavoro come verità di assoluta compiutezza pur quando queste presentino problemi gravi e gravissimi.
    Detto ciò non penso in alcun modo di essere detentrice assoluta della verità. Ma se ho la possibilità di migliorarmi e crescere professionalmente lo faccio così come non mi tiro mai indietro quando qualcuno chiede il mio parere o apporto professionale. La Madonna stessa dopo quell’articolo ha preso coscienza di essersi posta in un modo forse non proprio adatto, avendo usato un approccio “virale” – e invadente – per promuovere il suo testo.
    Certo, se in giro ci fosse solo gente brava a scrivere il mio mestiere non avrebbe ragione d’esistere. Io lavoro con tutti e lo faccio con umiltà e impegno, le stesse qualità che richiedo a chi decide di affidarsi ai miei servizi. Editare un romanzo è un’attività che presuppone continui compromessi, sia da parte dell’editor che da quella dell’autore. Purtroppo raramente chi scrive riesce a rendersi conto che non può porsi come un grade letterato con uno stile compiuto e immutabile che ha già messo nero su bianco il più grande capolavoro della storia della letteratura. Può sembrare un’estremizzazione ma lo è fino a un certo punto. D’altronde solo andando avanti con esempi “estremi” la gente può analizzare i fatti, metabolizzarli, trarre le sue conclusioni. Io vorrei che il mio sito fosse per chi lo legge una sorta di guida, e se riporto degli esempi negativi è solo per indurre un po’ di sana autoanalisi in chi lo frequenta. Allo stesso modo cerco di fornire esempi di virtù e consigli.
    E quindi, al contrario di quanto mi pare che lei voglia sostenere, io non pretendo nulla. Non pretendo che tutti siano bravi e belli e mi dicano sì e le assicuro che sono capacissima di capire se un testo, pur scritto senza particolare arte, presenti delle grandi ideee o se al contrario uno stile perfetto nasconda una assoluta vaghezza di temi e idee. Anzi le dirò che probabilemnte è proprio nel primo caso che il mio mestiere diventa più stimolante e interessante. Una persona che abbia delle buone idee ha sempre tempo per imparare il modo migliore per dar loro voce. La sterilità creativa è invece una delle più perniciose forme di impotenza.
    Mi auguro di aver dato risposta a tutti i suoi interrogativi. Mi dispiaccio del lungo silenzio ma spero di tornare pienamente operativa a breve.
    Non sapendo se avrebbe letto il commento sul blog le ho inviato lo stesso anche per email. Scelga lei se, e come, preferisce rispondere.
    A presto

    • Mi onora la Sua replica e, al pari suo, mi scuso per il ritardo nella risposta, la cui foga è data dalla necessità di tranquillizzarla sul fatto che non ponevo interrogativi (a parte un quesito riguardante una consulenza, ma su questo mi pare opportuno sentirsi in altro modo, qualora la cosa La interessi) ma solo, in qualità di visitatore casuale, mie valutazioni o, nella migliore delle ipotesi se condivise, constatazioni (forse la forma più indelicata, ma proprio per questo inattaccabile, di accusa). Sul fatto che, nell’ambito delle stesse, possa essermi dilungato tanto da far meritare ak commento il grado di dissertazione pongo anticipatamente il mio rammarico e me ne scuso qualora ne ricorrano gli effettivi estremi, in quanto genericamente da editor commerciale il mio messaggio deve essere improntato sulla nitidezza, immediatezza e concretezza. Al più, senza nulla togliere alla professionalità che evidentemente La contraddistingue, tali constatazioni vertevano i modi – e non la conclamata sostanza dell'”opera” forse incautamente sottopostaLe – ma in questo pecco io in presunzione di modi, di un certo approccio letterario tagliente ma mai saccente, forse refuso scolastico reduce di una professoressa figlia di un noto commediografo locale, che mi ha lasciato il solco per uno greto arricchitosi via via di un sponde ironiche, ma sempre floride e rassicuranti, anche se non prive di “vortici”, forse oggi un pò fuori tempo. Alla Montanelli, per intenderci. Del resto, in questo almeno spero saremo concordi, un blog è una “aviosuperficie” in una rete di aeroporti più o meno grandi, dove la regola generale è quella della possibilità, da parte del gestore, di vedersi atterrare un pò chiunque e in qualsiasi momento, per necessità o per caso. E se un vecchio aviatore capitato per caso vede (o interpreta, a seconda dei punti di vista) una elegante e colta hostess sbraitare contro una, magari “tanticchia” presupponente, ma goffa e disarmata avventrice, consenta allo stesso di protestare, prima di riprendere il volo e levare il disturbo alla padrona di casa. Dunque, in una forma di un autore della sua terra che tanto mi ha insegnato, La prego di prendere i miei commenti tout court, così come sono e per quello che esattamente hanno voluto, credo in maniera cristallina, evidenziare. Così è, insomma, se le pare. Non prenda quest’ultima come artifizio ad una eventuale sterilità creativa, ho abbastanza capelli bianchi per rassicurarLa che, in un modo o nell’altro, il mondo stesso saprà rendersi conto di quale cosa sia degna dei posteri e quale altra debba invece cadere nel limbo dell’impubblicabile e/o erroneamente pubblicato. Nel frattempo, come credo, gli editor continueranno a far bene il loro lavoro cercando di centrare l’ obiettivo non facile di congiungere gli interessi editoriali con quelli artistici e infine (o in primis?) con quelli del lettore, scremando evidenze chiaramente distanti sia dall’uno che dall’altro o dall’altro ancora punto di vista, ma sempre con un garbo ed una eleganza che, purtroppo, io continuo ad avere come utopica prerogativa. Di questo posso scusarmi perchè ospite in casa altrui con altrui regole ma, mi perdoni, mai pentirmi. La saluto cordialmente riservandomi, dopo la ardente stagione estiva, di contattarLa come preannunciato nel primo commento. Sempre che non mi castighi amaramente “malmenando” questo mio ultimo con virtuosismi letterari e interpretativi certo a Lei più facili, cosa che comunque non potrei più arginare in quanto, è evidente, questo è e resta comunque il Suo mestiere; per me, invece, è solo un companatico nell’ambito di un lavoro di tutt’altro genere e un rilassante hobby che fa puntualmente a pugni con l’altro, ben più impegnativo dell’imparare a scrivere quale è quello, appunto, di non disimparare a leggere. Cosa che, su questo concordo con Lei, ogni aspirante Scrittore, Editor (ci aggiungo anche Editore…) dovrebbe esercitarsi di continuo e forse prima ancora di mettersi a scrivere, fare. Perdoni l’essermi ancora una volta dilungato e qualche errore di punteggiatura che senz’altro ci sarà. Con ogni bene

  29. Ho cercato anche io il blog dove compare l’incipit del testo di cui si parla. Effettivamente non è questione di editing. Il testo è al di là di ogni speranza. Sembra davvero il compitino di un’adolescente o uno di quei romanzetti Harmony ma di assai peggiore qualità. Eppure pare abbia vinto tre premi! Si può immaginare di che tipo di premi si tratti, però questo alimenta l’illusione di essere davvero una scrittrice.
    Tuttavia posso testimoniare che esistono scrittori di fama che consegnano spesso testi improponibili così come sono e che quello che il lettore legge è per un terzo, o a volte di più, opera di un editor. Qui però sorge spontanea – come si usa dire – una domanda: perché editor capaci di rendere decente, se non ottimo, un testo che, se non recasse la firma di un autore che per qualche motivo dovuto solo alle circostanze, mai verrebbe preso in considerazione, perché questi ottimi editor poi non scrivono loro stessi?
    Poi, cara Laura, se pure concordo sulla serietà e sulla durezza necessarie per scoraggiare chi non ha alcun talento, non posso seguirti sulle tue affermazioni riguardo il fatto che se uno ha scritto un’opera di valore poi trova sicuramente un editore serio. Trent’anni nel mondo dell’editoria italiana mi hanno insegnato molto su come vengono compiute le scelte degli editori e di come non ci sia affatto spazio, se non in casi davvero rarissimi, per chi non abbia o forti legami con qualcuno del gruppo, o serva a uno scopo preciso di marketing. L’ultima cosa che a un editore interessa, soprattutto ai maggiori, è la qualità.
    Dunque, dato che l’onestà è una qualità che ti contraddistingue, sii onesta anche nel riconoscere che in Italia, anche in questo campo, come in tutti gli altri, il valore è più un handicap che altro.
    Si decide di pubblicare della robaccia immonda, dopo averla opportunamente “aggiustata” di gente che non ha la più pallida idea di cosa significhi scrivere, per i motivi suddetti. Allora come mai poi testi con ottime qualità non vengono nemmeno presi in considerazione? Sono cose che ho visto più volte con i miei occhi e dall’interno di una casa editrice. Dunque….

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