Prossimamente in tutti gli store on line (non è un messaggio promozionale)

Eccomi qui, so che vi siete preoccupati della mia assenza prolungata e so che non sarei dovuta sparire per tutto questo tempo visto che voi siete la mia linfa. E ringrazio chi in privato si è posto il problema di dove fossi finita, chi si è impicciato dei fatti miei, chi si è preoccupato che avessi deciso di mollare tutto e darmi alla macchia. Niente paura, nulla di tutto ciò, cioè, alla macchia ci ho pensato, a sparire pure, a mollare questo mondo logoro e frustrante che è l’editoria poi ci penso ogni giorno. Ma alla fine ritorno sempre. Come alle cose che si amano e si odiano allo stesso tempo.

Ecco, fatta la parentesi da zia rediviva e un po’ patetica torniamo a noi che il tempo da recuperare è tanto e le cose da dire anche di più.

Ma non ve le dirò tutte adesso in una volta perché rischierei di confondervi. In questi mesi ho fatto tante cose. Ho conosciuto editori buoni ed editori cattivi, partecipato a fiere, inaugurato un marchio editoriale, con quella bolgia infernale che è Nero Cafè diventando quindi, ufficialmente, un editore, scritto qualche recensione che è piaciuta agli autori, letto tanta roba inedita buona e meno buona, scritto anche qualche racconto che finirà su qualche antologia (o c’è già finito), accarezzato l’idea di rimettermi a scrivere per qualcosa di più corposo, editato editato editato, fino alla nausea e fino a valutare la possibilità di lasciar perdere che per certe cose ci vogliono fegato e  stomaco e io me li sono giocati da un pezzo.

Insomma ogni singolo aspetto dell’appena citato excursus verrà affrontato nei modi e nei tempi debiti, ma adesso voglio sugellare questo ritorno con un vero articolo, uno di quelli che affrontano temi seri. Mi appresto pertanto a parlarvi di una di quelle annose questioni dell’editoria che spesso fanno ricadere l’incauto emergente nell’errore più stupido che possa fare: pubblicare a pagamento.

Tale discorso sfiora anche la famigerata questione della distribuzione. Cosa tanto complessa da meritare discorsi a parte e che quindi oggi affronterò solo marginalmente. Ma andiamo con ordine.

A quanto pare una delle ultime (ma nemmeno troppo) trovate dell’editoruncolo truffaldino (parliamo di editori a pagamento) è quella di promettere all’incauto e ingenuo autore che il suo libro sarà reperibile su tutti i maggiori store online. Feltrinelli, IBS, Amazon, Unilibro, Deastore ecc ecc.

Oh ma allora questo è serio davvero, penserà il giovane inesperto trovandosi sul sito del suddetto che vanta, in una non meglio identificata sezione distribuzione, i marchi dei più noti bookstore online. Meglio ancora se li legge sul contratto che gli hanno inviato di default a circa una settimana dalla ricezione del capolavoro. Notare il grassetto nella frase  precedente che non è affatto messo a caso. La proposta mirabolante riguarda infatti la possibilità di essere reperibili sugli store on line e non fisicamente nelle librerie del circuito. Ora dove sta l’inghippo? L’inghippo in effetti non esiste. O meglio è un inghippo double face, yin e yang, perché in effetti probabilmente su quegli store ci finirete e il vostro libro sarà reperibile online ma la verità è che l’editore che vanta come sua prerogativa questa “reperibilità” non sta facendo nulla di sensazionale, non smuoverà alcun ufficio stampa o responsabile marketing, non ha agganci miracolosi o santi in paradiso. Semplicemente sfrutta a suo favore un meccanismo automatico.

Vi spiego meglio. Ogni libro edito è contrassegnato da un ISBN. Un editore per quanto ignobile e misero è tenuto ad apporlo sui suoi libri. Se non lo fa  non è un truffaldino ma un vero e proprio truffatore. Ora questi codici si acquistano in blocchi, un centinaio di euro per 10 codici ossia dieci libri sul sito http://www.isbn.it. Nel momento in cui si pubblica un volume, in una sezione del sito bisogna fare l’accoppiamento tra uno dei codici disponibili per l’editore e il codice che si è scelto per il libro. In questo momento quello diventerà il numero di riconoscimento, a livello internazionale, per quel testo. Questa cosa devono farla obbligatoriamente TUTTI gli editori per TUTTI i volumi che pubblicano. La cosa che l’editore non vi dice, e da qui nasce l’inghippo, è che nel momento in cui il testo viene identificato tramite ISBN, gli store on line lo inseriscono AUTOMATICAMENTE in catalogo. Ora, non voglio sembrare cafona (la netiquette parla chiaro) ma in questo caso il maiuscolo e il grassetto sono d’obbligo.

L’editore che vanta la disponibilità sugli store on line come se fosse una gentile concessione o un impegno oneroso di cui si fa carico nei vostri confronti, semplicemente vi sta fregando. Il vostro libro su quei portali ci finirà senza che lui debba alzare un dito, scomodarsi in una telefonata o scrivere una qualche email. Come ripeto e sottolineo il processo è del tutto automatico.

Se quindi quel “pubblicando con noi il vostro libro sarà disponibile su Feltrinelli, Ibs, Amazon e compagnia bella” è uno dei motivi per cui magari potreste pensare di investire in una truffa qualche centinaio (o migliaio) di  euro, lasciate perdere.

Mettila come vuoi una fregatura è sempre una fregatura!

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38 risposte a “Prossimamente in tutti gli store on line (non è un messaggio promozionale)

  1. Complimenti per il tuo altruismo Laura, non posso definire altrimenti questo tuo mettere in guardia contro i furbi dell’editoria. Per farli restare a bocca asciutta suggerirei a quelli che pubblicano a pagamento, che nella maggior parte dei casi sono semplicemente dei grafomani, di rinunciare ai sogni di gloria risparmiando un bel po’ di soldi. Ci sono tante altre attività a questo mondo, perché voler essere per forza poeti e/o scrittori?

  2. Ti ringrazio delle belle parole Paul. In effetti scoraggiare chi ha la penna facile, e non supportata da adeguate capacità, è una delle mie missioni. Credo che chiunque, se vuole, possa scrivere per diletto ma farlo per pubblicare e con consapevolezza dovrebbe essere un privilegio di chi lo merita davvero. Purtroppo ormai l’editoria è uscita dal sistema cultura per entrare in quello del business e questa non è buona cosa…

  3. Ciao Laura e bentornata! Ho letto avidamente il tuo articolo, grassetti e maiuscole incluse e l’ho trovato molto interessante. Io non sapevo assolutamente nulla di questi meccanismi e… sapere è sempre meglio che non sapere! Per maggiore tranquillità del mondo dell’editoria, l’idea di pubblicare a pagamento non mi ha mai sfiorata… Buon lavoro e auguri per le tue nuove attività!

    • Ciao Eliana cara,
      in effetti è un meccanismo poco noto a chi non è proprio dentro alla produzione editoriale. Io stessa l’ho scoperto solo quando mi sono ritrovata i libri editi con Nero Press (ve ne parlerò presto!) sugli store senza aver fatto assolutamente nulla se non l’accoppiamento dell’ISBN! Mi è sembrata una cosa così interessante che ho trovato giusto dirvelo!

    • Non è obbligatorio ma è indispensabile per entrare nel circuito di distribuzione. Un libro senza ISBN in pratica non esiste per il sistema. Ci sarebbe inoltre la questione del deposito legale, ma è una lunga di cui parlerò un’altra volta!

  4. Tutto perfetto… per avvalorare quanto detto da Laura aggiungo che io, pur non avendo una casa editrice, ho acquistato 10 codici ISBN spendendo circa 60,00 €. AUTOMATICAMENTE, dopo aver provveduto ad assegnare i codici a due miei libri, sono entrati nel circuito IBS.
    E’ una cosa che possono fare tutti, ottenendo, senza pagare cifre così esorbitanti, il medesimo risultato promesso dai sopracitati editori.

  5. Piccola notazione di pubblica utilità: se l’iscrizione al registro dei libri in commercio e conseguentemente a tutte le principali librerie on line è automatica, non è altrettanto automatica la reperibilità del testo. In altre parole il libro compare su ibs ma poi non è ordinabile se non c’è dietro un distributore o un magazzino sempre rifornito. Quindi se davvero i libri sono disponibili su ibs, be’, un po’ di sforzi l’editore li ha fatti. Se poi i libri sono visibili ma non acquistabili, allora sì che c’è la truffa.

    • In effetti in alcuni casi l’accordo va preso ma il libro è comunque presente nel catalogo. Mi pare che su IBS sia sempre presente come reperibile a volte con tempi di attesa piuttosto lunghi. E siano loro a contattare l’editore in caso di ordine. Di certo è così anche su DEAstore. Quindi direi che comunque non si tratta di grandi sforzi…

    • Scusa Vittorio, ma se io faccio come Franco e mi compro i codici ISBN e sono disponibile a dare i miei libri a IBS, devo essere editore per farlo, devo avere partita IVA o cos’altro?

  6. per msebast
    personalmente mi è capitato di vendere qualche libro con IBS, mi hanno contattato ed io ho provveduto a spedirglierli, per quanto riguarda la fattura mi hanno mandato un prestampato da inviare insieme alle copie, una sorta di Nota d’Acconto.
    Comunque anche io, non avendo partita IVA, mi ero posto il problema ma facendo in questo modo dovrebbe essere tutto regolare

  7. Per Daniele
    la cifra per acquistare i codici ISBN è quella che ti ho detto io, non vendono singolarmente ed il pacchetto minimo è di 10.

  8. Buongiorno a tutti, a questo proposito vorrei riportarvi un recente scambio di email tra me e la casa editrice con cui l’anno scorso ho pubblicato un saggio di letteratura inglese il quale, contrariamente a quanto promesso sul contratto, non è mai stato pubblicizzato nemmeno con un breve trafiletto sul loro sito ufficiale… La conversazione è partita da una mail standard dall’editore (che lascerò anonimo…)

    13 settembre 2012
    >
    > Gentile Dott. Livio P,
    desidero informarLa che la nostra casa editrice dispone di un efficientissimo reparto per l’impaginazione, la stampa di volumi e la produzione di formati digitali. Ha inoltre incrementato la propria capacità distributiva in Italia e all’estero. Da questo mese assicuriamo una reperibilità h24, sette giorni su sette. Qualora avesse un’opera da pubblicare non esiti a contattarci.

    Cordiali saluti

    Mia risposta (14 settembre 2012):

    Gentile Dott. X,
    grazie dell’aggiornamento… In realtà sarei felice se, come avevo già richiesto a gennaio 2012, potesse essere data maggior visibilità, sul vostro sito, all’opera che ho già pubblicato con voi (il saggio XXY ISBN XYZ.. ), e alla collana XXY a cui appartiene, entrambi penalizzati da un periodo di relativa inattività del vostro sito ufficiale. In particolare, la collana in questione non risulta elencata nè linkata nella pagina dedicata alle collane risultando perciò piuttosto difficile da individuare. D’altra parte, il mio saggio, pubblicato a dicembre 2011, non ha potuto all’epoca godere di una presentazione visibile sul vostro sito, non essendo mai stato inserito o segnalato nella pagina delle novità.

    Naturalmente nel frattempo ho pensato di persona a pubblicizzare il libro su internet tramite una serie di mailing list mirate, ma sarei felice se fosse possibile anche da parte vostra intervenire con qualche piccola modifica al sito…

    Resto in attesa in caso ci fossero sviluppi,
    grazie dell’attenzione.

    Cordialmente,

    Livio P

    Risposta finale dell’editore (14 settembre 2012):

    Gentile Dott. P,
    > rispondo alla Sua e-mail di ieri delle ore 21:47.

    Abbiamo provveduto già da tempo a pubblicizzare il testo in oggetto sui principali motori di ricerca e presso gli afferenti al settore scientifico–disciplinare L-LIN/10 (Letteratura inglese).

    Di seguito alcuni dei links presso i quali il Suo testo è disponibile: (amazon, deastore, bol…)

    Cordiali saluti.

    Insomma, mi hanno già fatto un favore, come volevate dimostrare…

  9. Mah…Io trovo tutti questi interventi alquanto “ingenui”. Ho già detto in questa sede (o sito, che dir si voglia) che secondo me è logico che un esordiente inizi col pubblicare a pagamento con l’editore migliore che gli offre questo servizio. Ogni esordiente, in ogni professione, paga lo scotto dell’inizio, affronta il rischio. Ammenoché egli non sia un personaggio conosciuto per motivi diversi e possa imporre le sue condizioni o sia addiritura cercato. Che una casa editrice sia un’impresa e come tale ricerchi il perseguimento di un utile è altrettanto scontato. Di cosa ci meravigliamo? L’importante è che la cifra sia equa, che ci sia (certamente) un certo impegno dell’editore nella commercializzazione del libro e che l’autore sia pronto a farne la promozione mettendoci tutto l’impegno che può. Poi, se il libro è buono, se si fa leggere, se diventa un best-seller, se vince dei premi…allora è fatta! Tutte le imprese affrontano il rischio del fallimento. Perché dovrebbe uno scrittore pensare di essere esente da questo pericolo?

    • Siamo alle solite. Il mestiere dell’editore è pubblicare libri. Il suo guadagno è nelle vendite. Più vende, più la sua impresa funziona.
      Il mestiere dello stampatore è stampare. Il suo guadagno è nelle copie stampate. Più l’ordine di stampa è alto, più guadagna.
      Se tu pubblichi con il cosiddetto “editore a pagamento” – quindi lo paghi per stampare – il suo guadagno ce l’ha già, visto che il costo di un libro si aggira intorno ai 2-4 euro a copia (contro i 15-25 euro del prezzo di copertina). Nessuno scandalo in questo, ci sono le percentuali che spettano alla distribuzione, alle librerie e all’autore da coprire.
      Ops… ho detto all’autore? Già perché un “normale” contratto editoriale prevede che all’autore spettino delle royalties (a meno che non si tratti di antologie di autori vari, in quel caso la percentuale è talmente bassa e le possibilità di successo ridotte che ci sta pure che non vengano contemplate).
      Che cosa importa, all’editore cui hai pagato abbondantemente la stampa della tua opera, di investire tempo e denaro in promozione? Economicamente gli conviene stampare altri dieci autori nello stesso identico modo anziché promuovere il tuo libro su cui ha già così abbondantemente guadagnato.
      Vogliamo capirlo che l’EAP è una truffa legalizzata?

  10. Carissima Marcella, mi spiace contraddirti ma conosco personalmente parecchi esordienti che pur alla loro prima opera hanno pubblicato con editori serissimi, alcuni piccoli, altri molto grandi, senza bisogno di dover pagare un centesimo. Quindi la tua teoria mi appare alquanto infondata e pure un po’ pretestuosa visto che mi pare tu stia cercando di difendere una posizione personale che ti riguarda da vicino. Probabilmente se non sei riuscita a pubblicare la tua opera con un editore serio ma tu abbia dovuto pagare un editoruncolo – una persona per il quale la differenza tra mettere in stampa il tuo romanzo o Guerra e pace o il gazzettino della parrocchia non esiste affatto, basta che abbia avuto il suo corrispettivo economico – il problema non è nelle dinamiche disgraziate del mondo dell’editoria che non danno spazio agli emergenti, ma nel fatto che per ritagliarsi quello spazio ci voglia qualcosa che si chiama talento.

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