Statistiche di guerra

Carissimi, oggi un post statistico di riflessione.

Ho ripreso in mano il mio blog da poco ma mi sono resa conto di una tendenza che avevo intuito già da tempo: ai lettori, navigatori del web, affezionati ma anche di passaggio, la semplice informazione interessa ma se ci sono la baruffa e l’inghippo – se non la guerra aperta – le presenze si moltiplicano fino a diventare rilevanti.

Un articolo che parla di editori buoni e nuove pubblicazioni viene letto. Uno che parla di editori cattivi, truffe più o meno evidenti, scrittorini presuntuosi e via dicendo, viene letto riletto e commentato. Una tendenza che non riesco a spiegarmi. O forse sì ma preferisco pensare – e forse illudermi – che in un posto dove si vuole fare cultura e informazione, non sia “il cortile” quello che attira le persone. Le chiacchiere, il più e meno, le reazioni un po’ brute alle beghe, ci stanno e a volte sono pure piacevoli e divertenti ma quando diventano il massimo interesse viene da farsi qualche domanda. Io per esempio me ne faccio un sacco.

Mi vergogno quasi un po’ a dire che il massimo picco di visite su questo blog è stato quando ho innescato la polemica sugli editoruncoli. 800 contatti in un giorno e quasi 2000 nella settimana. Un mare di commenti, accuse, ripicche, gente che si spacciava per chi non era portando punti di vista abilmente pilotati, un via vai di persone che è durato per giorni. Mi vergogno ancora di più a dire che quando un paio di giorni fa ho postato un’intervista a una piccola editrice che stimo molto, che fa le cose per bene e soprattutto sa farle, la risposta è stata tiepidina. Un’ottantina di visite. Zero commenti.

Cosa dovrei pensare di tutto questo? Che online un blog di cultura funziona solo se diventa una succursale di quei programmi che fanno audience solo perché spargono sangue e lacrime? Chi sono io la Maria De Filippi dell’editoria?

Ovviamente questa non vuole essere un’accusa verso chi mi segue e frequenta questo blog anche solo passando ogni tanto a dare un’occhiata. So che c’è gente che lo fa più che attivamente e anche chi si comporta da semplice spettatore merita tutta la mia gratitudine. In verità non vuole essere una accusa e basta. Però quel gesto in più ogni tanto, che indica un apprezzamento “attivo” mi piacerebbe arrivasse anche per argomenti che non siano da “fuoco e fiamme”. Datemi i vostri pareri anche sulle interviste, le recensioni, i siti e i cataloghi degli editori “buoni”, le iniziative a cui partecipo o vi invito a partecipare, indicatemi argomenti che vi piacerebbe fossero trattati, o ponetemi delle domande e dei quesiti ai quali vorreste aver risposta. Perché se denunciando una cosa che non va il vostro “Ah brava” un po’ me l’aspetto, io credo di essere “brava” altrettanto – se non molto di più – nel segnalarvi iniziative, attività e buone pratiche che meritano un loro spazio e magari non lo trovano  proprio per una tendenza  del pubblico di internet a selezionare contenuti basandosi più su caratteri sensazionalistici, che non sull’effettiva bontà o utilità. Ecco facciamo insieme che questo blog sia BUONO e UTILE e che il diversivo sia la polemica, non viceversa.

Ecco, volevo fare un post breve e di sola riflessione e invece mi sono dilungata…

A presto

Laura

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9 risposte a “Statistiche di guerra

  1. Concordo in pieno. Il problema, secondo me, è c’è un numero infinito di persone che scrivono. E quando incappano in un articolo che “smaschera l’impostore” si sentono in dovere di condividere il proprio malanimo nei confronti di un’editoria malata.
    Ma occorre anche avallare l’editoria buona. Perché si tratta di persone – perché dietro la piccola e media editoria “seria” ci sono PERSONE, non “registratori di cassa mod on” – che credono in ciò che fanno con passione e dedizione.

  2. Dunque.
    Mi viene da dire che una notizia che contenga elementi disturbanti “tira” di più il commento. Perché magari uno vuole dire la sua, che magari è diversa dalla tua, e compagnia bella. La moltiplicazione dei commenti porta anche alla moltiplicazione delle visite, perché di fatto si sviluppa una discussione, più o meno violenta. E da qui, penso che non esisterà mai, in nessun blog ma anche luogo di ritrovo, un argomento “positivo” che riscuota maggior successo (in termini di coinvolgimento) di uno negativo.
    Se tu in un post scrivi che Tizio è molto bravo, io posso dire “Oh yeah, complimenti” ma a meno che non conosca Tizio personalmente c’è poco che possa aggiungere.
    Una recensione ovviamente è una cosa diversa, ma anche in questo caso. Se recensisci positivamente il libro X, io posso intervenire e dire “Lo penso anche io”, e fine della discussione, oppure “Ma che stai a ddi’” e ti spiego perché. E tu rispondi, etc. E’ evidente che il completo accordo ammazza la discussione, così come il completo disaccordo (a meno che uno non stia trollando, come dicono i colti).
    Poi vabbe’, c’è anche l’alternativa gossipista che dice che si possono parlare anni a parlare male di qualcuno, anche di comune accordo, mentre i complimenti si esauriscono in cinque minuti.

    • In parte l’osservazione di Ema la condivido, in parte no. Quando una cosa “piace” e si condivide questo, è bello anche discutere delle cose che piacciono, cosa di più, cosa di meno. Ricordo discussioni piacevoli, su alcuni forum, su libri che hanno riscosso un grosso successo. Si finisce per scoprire sempre qualcosa in più. Certo, le opinioni discordanti sono per forza fomentatrici di dibattito. C’è poco da fare. Quello che Laura secondo me dice, però, è che quando un articolo non si pone l’obiettivo di abbattere qualcosa o qualcuno, la discussione non parte proprio.

      • Mah. La mia reazione personale è stato annotare Scrittura&Scritture nella lista dei “buoni”. Che penso fosse l’obiettivo dell’articolo, oltre a farlo conoscere. Il fatto che non ci siano commenti non lo rende meno valido, credo. Bisognerebbe anche andare a vedere i “mi piace” e i reblog per determinarne l’efficacia. Se vuoi stimolare una discussione però, da come la vedo io devi proporre un argomento “dibattibile”, cioè in cui per definizione ci siano posizioni eventualmente in contrasto da sostenere. Ciò che dici tu, Daniele, e cioè il fatto che c’è molto da parlare anche di qualcosa che si condivide positivamente, è verissimo: ma serve la materia condivisa. Che c’è sicuramente quando parli di un libro o di un film (visto da “n” persone). Manca, invece, nel caso in questione…
        E in ogni caso, avere 80 commenti “oh yeah” sarebbe equivalso a non averne, temo…

  3. No ,Laura, non sei la DeFilippi(per fortuna) o una delle tante ciarlatane che impazzano nel nostro gossip quotidiano. Chissà che non venga rivista quella parte delle bellissima preghiera(non voglio essere blasfemo, ma temo che il nostro totem sia ormai quello).
    Però… però non so spiegarmi nemmeno io il preché, e faccio il mea culpa, non si intervenga negli articoli “buoni”. Forse perché siamo “buoni” anche noi che ti seguiamo e dunque è NORMALE che ci sia gente buona(buoni editori, buoni scrittori, buone blogger), al punto che ci scagliamo contro i cattivi proprio per esorcizzarne la presenza e l’attività. Non trovo altra spiegazione.
    Cercherò, per la mia parte, di essere anche io più attivo quando pubblichi le buone notizie e di farmi parte attiva, anche nello stimolare la discussione. In fondo sono stato un “muscoloso”… altrimenti a che serve?
    Grazie per la tiratina d’orecchi, ogni tanto non guasta.
    Salvo

  4. Ti dico con sicurezza che ogni volta che ho pubblicato un post polemico ho avuto parecchi commenti e molte condivisioni. Sì, siamo un popolo di pettegoli e attaccabrighe.

  5. No, io sono quasi completamente d’accordo a metà con l’autrice, però, sì, è chiaro che gli articoli più dibattuti sono quelli in cui c’è disaccordo, se siamo tutti d’accordo su che dibattiamo?
    Per questo penso, e dico, che questo articolo sia stato scritto apposta per creare dissenso e raccogliere, così seminando, zizzania, che, si sa, cresce dappertutto, soprattutto nel prato del vicino che è ogni giorno sempre più verde!
    E ora basta, mi avete fatto peredere anche troppo tempo, vado leggere il pezzo di un amico che mi ha schiesto una consulenza, micaposso stare tutto il giorno a giocare con voi!!! :p

    PS Scrittura&Scritture lo mettiamo nella colonna dei buoni? Vaaaa bene… 😉

  6. Ci sono tanti espedienti che un blogger può utilizzare per attirare visitatori e incrementare i commenti. Per esempio, non ho visto mai nessuno criticare l’utilizzo eccessivo e irritante delle “liste”, che sembrano voler ridurre persino i siti sulla letteratura a meri inventari. Non trovo uno scandalo il fatto che la polemica attiri più dell’analisi pacata, non credo che questo possa essere paragonato alla tivù delle urla. Semplicemente, un approccio che cerca di rompere le regole salta agli occhi, perlomeno quando non vuol diventare esso stesso una regola.
    L’approccio critico a muso duro vuole rompere un equilibrio – non dimentichiamoci che le avanguardie nascono così – e spesso sono da prediligere al politically correct, a quella diplomazia forzata e a volte un po’ ipocrita di cui ci ricopriamo per apparire eleganti e credibili.
    Nel caso specifico del tuo blog, devi anche considerare il fatto che non hai pubblicato articoli per parecchio tempo e questo senza ombra di dubbio ha influito sulle visite e i commenti alla tua intervista a Chantal Corrado.
    Se posso muoverti una critica, credo che in quelle domande manchi quel pizzico di “cattiveria” che dovrebbe contraddistinguere un’intervista. Insomma, con un panorama editoriale disastroso come quello italiano sarebbe stato interessante punzecchiare un editore chiedendogli come mai per mesi abbiamo avuto delle orride fanfiction ai primi posti della classifica di vendite, porgli domande sulle loro pubblicazioni e sui motivi per cui ha deciso di pubblicizzare una delle proprie collane definendo le storie che la compongono “torbide e vischiose” (se avesse scritto “Interessanti e costruttive” avrebbe venduto meno copie?). Per rendere l’idea con un paragone televisivo, sei contraria alla mentalità e al target dei programmi alla De Filippi, ma hai fatto un’intervista da Porta a Porta.

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