Chi va con lo zoppo…

Che io possa scagliarmi a muso duro contro la piaga dell’editoria a pagamento, non è una novità per nessuno. Che possa prendermela apertamente con editoruncoli più o meno truffaldini o scrittorini che ci sono e ci fanno, anche. Ma oggi ho letto qualcosa che mi ha davvero stupita, un articolo scritto con una tale verve e acutezza che – mannaggia – mi spiace quasi di non essere stata io a scriverlo!

Eppure, diciamo, che se i panni sporchi si lavano in famiglia in questo caso la partita si gioca in casa. In pratica io sarei lo zoppo… e l’autore del post di cui parlo è quel Daniele Picciuti con il quale condivido qualcosa in più che la semplice passione per la parola scritta. Quell’individuo che spesso mi sono presa la briga di apostrofare come il perfetto concentrato di tutte le psicopatie dell’autore. Uno che la scrittura ce l’ha nel sangue, e se credete che io sia di parte basta vedere quello che si dice in giro sul suo conto e sulla sua penna (Una citazione tra tutte è quella di Barbara Baraldi che qui  lo annovera tra le  promesse del fantastico italiano).

Insomma oggi, di buon mattino, il mio Daniele ispirato e infervorato da uno dei tanti commenti che gli scrittorini vengono a piantare, come semi della discordia, qui sul mio blog, nella vana speranza di riuscire a convincermi della loro bontà – ma mostrando il più delle volte solo una insana supponenza – ha ben pensato di dire la sua su editoria a pagamento e surrogati. Lo fa in modo lucido ma vivace e coinvolgente, una vera sorpresa anche per me!

Non mi dilungo oltre ma vi lascio l’incipit di questo post che reputo un gioiellino, Il resto potrete leggerlo sul blog!

Voglio pubblicare e voglio pagare, cazzo!

Chiariamo. Non è mio, il pensiero nel titolo, ma era un po’ che volevo parlare di quest’argomento. Oggi ho deciso che avevo cinque minuti per farlo.

Cominciamo a parlare di questo termine: editoria. E “grassettiamolo”, che è meglio.

Ancora una volta, in uno degli apocalittici post di Laura sull’editoria – appunto – qualcuno scende a difendere gli EAP, Editori A Pagamento. Che poi editori non sono, visto che il mestiere dell’editore è pubblicare un libro e promuoverne la vendita. Gli EAP dovrebbero essere chiamati con il loro vero nome: stampatori. Oppure potremmo inventarci un altro acronimo, tipo SDI, Stampatori di Illusioni.

Ecco, sei un emergente e vuoi pubblicare, ma:

a) non sei bravo abbastanza;

b) non sei sveglio abbastanza;

c) non sei umile abbastanza;

d) sei pigro oltre ogni immaginazione;

e) non hai problemi di soldi oppure sì ma chissenefrega che il tuo nome su una copertina vale mille euro (o duemila, o tremila)

f) non capisci un cazzo di marketing;

g) ti hanno detto che sei esordiente e gli esordienti pubblicano solo se paghi l’editore e tu ci hai creduto e non hai svolto indagini, non sei andato sul web e non hai trovato i millemila posti dove si dice che “non è vero!” e “gli EAP o SDI sono truffatori legalizzati” e “ci sono le liste paradiso-inferno-purgatorio e similari”, dove sono elencati per nome e cognome o denominazione sociale gli EAP e quelli buoni, che non ti chiedono soldi ma cercano solo vero talento o, magari, buone storie su cui darci dentro con un buon editing. Ecco alcuni link per voi….

Il resto dell’articolo lo trovate qui

http://danielepicciuti.wordpress.com/2012/10/18/voglio-pubblicare-e-voglio-pagare-cazzo/

Buona lettura!

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