Sta arrivando l’autunno

Carissimi,

innanzitutto mi scuso se nei giorni scorsi qualcuno ha cercato di accedere al blog e si è ritrovato una bella pagina nera ad accoglierlo. Dovevo rinnovare il dominio e, presa dalle millemila cose da fare, mi ero dimenticata. Adesso è tutto a posto, potrete spulciare e navigare senza problemi per un altro anno intero!

Adesso veniamo a noi, immagino che molti di voi siano lì a spostare lo sguardo dal titolo di questo post al calendario con espressione un po’ perplessa. E in fondo basta guardare fuori dalla finestra per capire che l’autunno, quello vero, è tra noi già da un po’. Eppure non vi ho mentito ma solo operato un piccolo slittamento semantico perché forse oggi sono in vena di giochi di parole. Insomma non ci girerò intorno, l’autunno di cui parlo non è la stagione, che già da qualche settimana ha ammantato il nostro mondo, ma il libro L’autunno di Montebuio di Micol des Gouges e Danilo Arona edito da Nero Press e curato da me medesima.

Un libro al quale tengo per varie ragioni e non solo perché è pubblicato da un marchio in cui sono coinvolta direttamente. Innanzitutto credo davvero che sia bello, particolare e originale. Un horror atipico, molto delicato perché raccontato dal punto di vista di tre bambini – i protagonisti del romanzo –  che si trovano a vivere esperienze che non riescono a capire e cercano di trovare una spiegazione a questi fatti a metà tra il reale e il surreale. E questa dicotomia tra reale e surreale è uno dei motivi portanti dell’intero libro che si svolge in un periodo storico ben preciso – l’autunno del 1962 – con la paura reale di una guerra nucleare che parte da Cuba, e quella originata da strani fatti che si susseguono lì, a Montebuio.

Ma non è per raccontarvi la trama che ho voluto scrivere questo articolo quanto piuttosto per parlarvi dell’esperienza da editor lavorando su questo libro. Una cosa strana forse perché si sta sempre a far pubblicità a nuovi romanzi, parlare delle storie, degli autori, degli editori, ma davvero di rado qualcuno racconta come è stato lavorare all’editing di un testo prima che venga pubblicato. Allora lo faccio io perché per me questa esperienza è stata bella e importante, la prima volta che mi trovavo faccia a faccia con un testo scritto non da un esordiente ma da un autore che ha alle spalle una carriera di tutto rispetto.

Per chi non lo conoscesse, Danilo Arona è uno dei maestri italiani della narrativa horror. Ha al suo attivo decine e decine di pubblicazioni con editori anche importanti come Mondadori e lo stesso Autunno di Montebuio è lo spin off di un suo romanzo – L’estate di Montebuio – pubblicato qualche anno fa per Gargoyle. Per noi di Nero Cafè è sempre stato un amico. Ha sostenuto la nostra attività con entusiasmo e, più di una volta, è stato presente tra le pagine del nostro sito o sulla rivista Knife. Io ho avuto il piacere di conoscerlo personalmente durante una sua presentazione di Rock a Milano e ho potuto confermare, con l’incontro dal vivo, l’impressione che fosse una persona davvero particolare. Brillante, ironico, alla mano, sensibile. Quella presentazione è stata un vero e proprio spettacolo e lui un mattatore che con estrema disinvoltura dissertava di libri e musica, farcendo il discorso di aneddoti e battute. Due ore che sono volate senza peso e senza sbadigli come invece spesso succede alle presentazioni di libri.

Potete immaginare il mio stupore quando qualche mese dopo ricevo da lui una mail che recita nell’oggetto: PROPOSTA INDECENTE. In essa la presentazione del romanzo L’autunno di Montebuio e l’esplicita richiesta di poter pubblicare con noi. Ora, che un autore del suo calibro scelga una casa editrice neonata è un’attestazione di stima e fiducia che per noi è valsa più di mille parole. Tenuto conto soprattutto che L’autunno è un testo così bello che avrebbe potuto trovare sbocchi praticamente ovunque. Ma Danilo non è uno che si lascia comprare dalle promesse e dai grandi numeri. Sapeva che da noi avrebbe trovato quello che davvero gli interessava: la qualità. E così dopo poche settimane il contratto era già firmato e io stavo all’opera su questo manoscritto così particolare. Sì, perché non è solo Danilo che l’ha reso speciale. Non bisogna dimenticare che un’altra autrice, la giovanissima Micol des Gouges, ha prestato la sua penna e la sua voce alla storia, regalando la freschezza tipica dell’infanzia ai tre protagonisti bambini.

Insomma ho iniziato a leggerlo e la prima cosa che ho pensato è che fosse già perfetto. In 250 pagine ci saranno stati 5 refusi. Un paradiso per me e per qualunque editor!

E allora di cosa mi vanto? Perché sto scrivendo un articolo su questa esperienza di editing per un testo che di editing non aveva bisogno?

Eh no! Non saltate a conclusioni affrettate! Io questo mica l’ho detto. Il lavoro c’è stato, blando, accorto, un lavoro di minuzia e rifilo tanto sottile da sembrare inesistente. Sembrare, perché l’aspetto su cui abbiamo lavorato è quello che in genere viene più trascurato: il ritmo. Dico abbiamo perché in questo lungo periodo di lavoro io e Danilo abbiamo lavorato insieme. Io correggevo, proponevo, tagliavo. Lui controllava e – devo essere sincera – approvava. Non ha avuto da ridire su nulla, con una umiltà e una consapevolezza che spesso mancano al più infimo degli scrittorini. Lui che invece è uno Scrittore con la S maiuscola ha analizzato ogni mia proposta trovandola adeguata al miglioramento del testo. Un testo che se fosse stato preso per com’era e impaginato sarebbe stato comunque un bellissimo libro. Ma come dicevo prima Danilo ci ha scelto per un motivo ben preciso. Sapeva che non ci saremmo risparmiati, sapeva che non avremmo lasciato nulla al caso. Quindi, appurato che il testo era quasi perfetto nella forma, mi sono concentrata sull’unico aspetto che poteva essere migliorato. Come dicevo prima si trattava del ritmo.

Ora, non è che non andasse bene. Ma a volte basta spostare una parola o tagliare un pensiero perché un intero capitolo “respiri” meglio. Questo è il lavoro che è stato fatto su L’autunno di Montebuio. Io e Danilo abbiamo “giocato” a trovare la parola giusta per ogni pensiero, fatto, passo o visione dei protagonisti, eliminato ciò che “distraeva” il lettore dalla trama, tracciato percorsi più solidi laddove si rischiava di scivolare un po’. Per questo sono bastati davvero pochi interventi, nessuna riscrittura profonda, nessun taglio drastico, solo alcuni piccoli, accorti tocchi qua e là.

Il risultato è che ciò che era bello adesso lo è ancora di più!

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Una risposta a “Sta arrivando l’autunno

  1. Tanto per smentire il vecchio adagio platamonico secondo il quale le lodi non tirano commenti, scrivo proprio due parole 🙂
    Primo: è vero che le lodi non tirano commenti. Avevo letto l’articolo con interesse ma non avendo granché da dire (dovrei leggere magari il romanzo per averne!) mi ero ripromesso di aspettare che fiorissero gli interventi altrui.
    Visto che non fiorisce nulla, aggiungo al mio sincero in bocca al lupo per la nuova avventura editoriale (all’editrice, all’editor ma soprattutto agli autori!! che ne hanno sempre più bisogno) uno sprazzo di polemica tanto per far decollare la discussione, perché noi lettori VOLEMO ER ZANGUE!
    Anche Sandrone Dazieri disse che non aveva dovuto correggere quasi nulla del mega-tomo-trilogia di Licia Troisi ^_^
    Scanniamoci!

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