I piccoli editori e i “veri fan”

Eccomi di nuovo qui, in un periodo della mia vita in cui dell’editoria farei un bel falò. E parlo dell’editoria tutta – libri, riviste, cartacei, digitali – perché tanto è un universo così marcio che se la gioca ben bene col nostro parlamento. E però io quello che faccio l’ho fatto sempre con la massima serietà, continuando a mantenerla anche di fronte a persone che invece non sanno neanche dove sia di casa. Per fortuna ho una rigidità mentale tale che, lungi dall’essere un limite mi permette una lucidità analitica delle situazioni fuori dal normale. Questa dote unita all’aver imparato che le cose vanno affrontate senza mezzi termini mi consente oggi di dire sempre come stanno le cose e quello che penso e andare a dormire serena.

Torniamo all’universo marcio dell’editoria perché oggi ho un po’ di cose da dire.

In Italia – semplificando – le cose vanno più o meno così: C’è un vasto pubblico che conosce 4 editori solo perché se li ritrova in libreria e sa professarsi grandemente esperto perché ogni tanto compra il libro meglio esposto sugli scaffali o apparso in tv. C’è un mondo di piccoli editori che dovrebbero solo che sparire perché fanno schifo (sotto il profilo umano, professionale ed etico) e una palude di altrettanto piccoli editori che invece arrancano ogni giorno per andare avanti in un business in cui credono. Anzi no niente business visto che quello che fanno serve a mala pena per tenere in piedi la baracca ma non è certo un’attività che genera profitti.

Insomma nell’editoria odierna o hai santi in paradiso e capitali in banca e puoi venderti alle logiche del marketing o metti su un’impresa che si alimenta coi contributi degli autori che pur di vedersi pubblicati sono disporsi a sovvenzionarti o arranchi. Arranchi ma si sa che dove c’è passione anche il sacrificio si porta avanti con dedizione. E per fortuna questo spirito positivo è qualcosa di così evidente e contagioso che una piccola parte del mondo intorno se ne accorge. Nasce un piccolo circolo di positività che permette di andare avanti in questa “missione”, nascono squadre di lavoro e collaborazioni, ci si adopera tutti insieme e si pianifica il futuro. Si arriva anche ad acquisire materia prima di pregio.

Ecco sì parliamo degli autori che sono la linfa di questo lavoro.

Se scegli di fare buona editoria è evidente che dovrai trovare buoni autori. Che di gente che scrive è pieno il mondo ma di gente che sa scrivere affatto. Io ho avuto la fortuna di lavorare con autori bravissimi, gente che ha pubblicato altri romanzi anche per case editrici più grandi, se non addirittura enormi. Gente che sa come va l’editoria e ha scelto noi per pubblicare ciò che il grande circuito non poteva assorbire soprattutto per questioni di linee editoriali. Gente che comunque dalle precedenti scritture si portava dietro una certa quantità di affezionati. O sedicenti tanti.

E veniamo alla questione centrale di questo post. I fan. Quelli che glorificano la tua scrittura e parlano di te come il nuovo vate della narrativa di genere mondiale. Quelli che «ah Mondadori dovrebbe esportarti in tutto il mondo e tu invece sei costretto a pubblicare col piccolo editore pincopallo». Ti dico, carissimo, che il piccolo editore pincopallo ha fatto su quel testo un lavoro che Mondadori se lo sogna. E certo noi ci sogniamo i suoi soldi e la sua rete di vendita. Ma si sa al mondo non si può avere tutto e noi ci accontentiamo di saper lavorare bene. Ti dico carissimo fan che tu no, non sei un vero fan. Perché quel libro è uscito più di un anno fa e tu te ne accorgi adesso solo per sproloquiare sul fatto che è in digitale (ommioddio piegarsi a questa orrida pratica tecnologica) quando invece esiste il cartaceo da più di un anno. Ehy tu, VERO FAN, ma se quell’autore è il tuo mito e tutto quello che scrive è oro narrativo, io umile editor dell’editore pincopallo mi chiedo… ma non avresti dovuto saperlo? Non avesti dovuto prendere OGNI singola pubblicazione del tuo autore-mito per inserirla nella tua personale biblioteca delle eccellenze letterarie. Al mio paese un vero fan fa così, e così decreta il successo del suo prediletto, perché un autore vive anche dei libri che vende, non solo di «oh cavoli quanto sei bravo!» «oh mamma che bel romanzo». E quindi per sostenerlo direi che è molto più utile acquistare un suo libro e non riempirlo di belle parole.  Se tutti ragionassero come te,  anche se lo pubblicasse Mondadori e lo esportasse in tutto il mondo, ci sarebbero un sacco di «GREAT! WONDERFUL! Ecc ecc» ma la situazione non cambierebbe. Il grande autore resterebbe un piccolo autore, i piccoli editori resterebbero editori pincopallo e tu tu…

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8 risposte a “I piccoli editori e i “veri fan”

  1. Il fatto è che sei il piccolo editore Pincopallo devi, per valere sul mercato la metà di uno grande, sgobbare il doppio per fare un lavoro due volte migliore e presentare un prodotto di maggior pregio.

    Per quanto riguarda i fan… di gente che apre la bocca per darle aria è pieno il mondo.

    Ciao!! 🙂

  2. Laura, ti ho riletto volentieri nelle considerazioni sul tema… ma il primo paragrafo mi è parso un esagerato “santino” a te stessa!
    ti seguo, in modi diversi poi qui, da quando ci siamo conosciuti nell’Agosto del 2008, e ti ricordo come una Donna orgogliosa e capace, ma da qui al tono assertivo sulla qualità/quantità dei tuoi talenti e della tua “etica dell’equilibrio”, ho sentito il profumo di una presunzione che non avevo mai riscontrato

    mi ricrederò (?) spero

    con immutata stima,
    emilio

    • Caro Emilio piacere di ritrovarti 🙂
      Sinceramente non mi pare di aver fatto un grande elogio di me stessa parlando di rigidità mentale e del modo di affrontare la vita. Sarebbe stato diverso se avessi esaltato doti professionali o cose del genere, ma non mi pare affatto di aver vantato dei talenti. Forse l’ho fatto con il circuito positivo messo insieme da Nero Press, ma di questo non ho alcun merito, è la squadra che funziona. Del resto, quanto io sia “quadra” lo sanno benissimo le persone che mi conoscono! E non sempre questo è un vantaggio!

      • Laura,
        non trovo che la tanto palesata ”rigidità mentale” sia mai stato un dato positivo, tale che ti <>
        nessuna scuola di psicologia ha mai osato teorizzare e\o dimostrare tanto!
        poi dici che ti >… ma il seme del dubbio non ti sfiora mai? mi spaventano le certezze monolitiche, le rigidità et similia
        ammetto il concetto di rigidità sul piano etico, ma per il resto mi pare un prendersi sul serio quel pizzico o pizzicotto in più del comprensibile in una Persona come te

        quello che pensi è un tuo diritto affermarlo… altra cosa è <>, o no?

        rinnovo la stima e i miei s@luti,
        emilio

  3. Fan: deriva da fanatico, parola che odio più al mondo, perché fanatica è quella persona che non vuole sentire ragioni, il suo punto di vista è quello giusto in maniera assoluta, e in nome della mia ragione faccio qualunque cosa dominarti.
    Io nel mio piccolo(molto piccolo) scrivo, e se qualcuno apprezza i miei scritti, non voglio per nessuna ragione che diventi mio fan: deve discutere con me in maniera critica(perché Tessena si comporta così?) e poi proponga a altri, ma senza esagerazioni.
    Poi sul discorso delle case editrici, mi sembra un discorso trito e ritrito, meno lamentele e smuoviamo il sistema, un passo alla volta, tutti insieme, scrittori, lettori, editori e distributori, ovviamente se ci credono.

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