Brutte nuove da Torino

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Quest’anno la regione Lazio è ospite d’onore al Salone del Libro di Torino. Verso dicembre, con roboanti proclami, l’assessorato alla cultura aveva promesso un bando a sostegno dell’editoria laziale per facilitare la partecipazione degli editori della regione. Non sto nemmeno a dirvi con quale trepidante attesa stavamo ad aspettarne l’uscita. E il bando arriva. Trasformando, come troppo spesso accade, la trepidante attesa in cocente delusione. Un bando che forse solo io, l’ultima ingenua sulla terra, potevo pensare avrebbe aiutato qualcuno tra quelli che di quell’aiuto hanno bisogno davvero.

Ma andiamo a capire meglio di cosa parlo.

Il Salone del Libro di Torino è una tra le fiere dell’editoria più importanti d’Europa (del mondo?) che accoglie editori ma anche realtà collegate in altri modi all’oggetto libro. Ci sono agenzie, service, tipografie. Solo per fare qualche esempio. Poi ci sono grossi editori e piccoli editori. I grossi li conosciamo. I piccoli meno. Ma è tra loro che si annida chi di un bando regionale avrebbe più bisogno. Sono quelli stipati in stand ridotti all’osso, che dividono in due, tre, giusto per avere un metro quadro di visibilità. Gente che non può permettersi di spendere decine di migliaia di euro per arredare un appartamento di 120 mq sul plateatico del Lingotto con tanto di angolo bar e divanetti, ma che deve risparmiare un anno solo per riuscire a esserci. Nel suo piccolo buco. Gente che spesso nella vita fa anche altri mestieri, che l’editoria è una passione. Anzi, una missione. E in quella sua missione mette la Cultura con la C maiuscola. Che non è fatta da 50 sfumature di stoc****, ma di ricerca e qualità. Gente che spesso non può permettersi una società, o un’impresa, perché sa che il suo piccolo marchio editoriale non sarà mai un colosso e deve dire grazie se riesce a creare un equilibrio tra costi e ricavi, mettere insieme i soldi per andare a Torino e magari riuscire ad andarci in pari, vendendo tutte le copie che ha in magazzino per poi tornare a inventarsi qualcosa per recuperare le somme necessarie a ristampare e continuare a esistere.

Ecco, tutta questa gente (che farebbe meglio a lasciare l’universo editoriale in mano a quei 4 nomi grassi, grossi e di grido e alle porcherie con cui ammorbano il mercato) che invece per fortuna esiste e, ogni tanto, tira fuori qualche volume di pregio, per la regione Lazio non merita aiuto. Perché non fa impresa. O per altre ragioni che adesso mi sfuggono ma proverò a ricostruire insieme a voi.

Partiamo dal titolo del bando: Programma Lazio Creativo – Interventi a sostegno dell’editoria laziale e dei giovani talenti letterari: incentivi alla partecipazione al Salone Internazionale del Libro di Torino 2015.

Il tutto è gestito da LAZIO INNOVA, un “qualcosa” che (dicono sul loro sito) opera a vantaggio delle imprese e della pubblica amministrazione locale nei seguenti settori: erogazione di incentivi a valere su risorse regionali, nazionali e/o europee,sostegno al credito e rilascio di garanzie, interventi nel capitale di rischio, servizi per l’internazionalizzazione, promozione delle reti d’impresa e delle eccellenze regionali, servizi per la nascita e lo sviluppo d’impresa, misure per l’inclusione sociale.

Ora, non pensate anche voi che un intervento sulla cultura gestito da un’appendice regionale che si occupa solo di Impresa sia un tantino pretestuoso? Che forse non fanno cultura le mille associazioni che ogni giorno si smazzano per sopperire alle mancanze dell’amministrazione? E che l’amministrazione prontamente richiama quando ne ha bisogno (ndt, quando ha bisogno di qualcuno che aggratisse crei occasioni di incontro e inclusione sociale) ma che snobba bellamente quando in ballo ci sono dei contributi.

E poi, volete aiutare i giovani? E quante sono le case editrici gestite da giovani che hanno forma societaria in proporzione a tutte le altre? O che lo sono già da almeno un tot di anni?

Ma, per caso, vogliamo parlare delle modalità di erogazione?

Sono stati stanziati 60 mila euro, che andranno suddivisi in contributi da massimo 2 mila euro. A rimborso delle spese sostenute. EVVIVA! Quindi come al solito i soldi ci sono, sono già stanziati (a proposito, complimenti per la generosità, ché per la salvaguardia del bruco di roccacannuccia secondo me si investe di più) ma l’editore, già vessato e umiliato da un bando fatto accomegghiè (scusate il sicilianismo ma in questi casi ci sta) deve pure anticiparsi i soldi e aspettare prima o poi un rimborso. Solo per sottolineare il mio personale disappunto voglio ricordare a me stessa e al mondo che l’ultima volta che ho atteso un rimborso per un lavoro svolto per un’amministrazione regionale ho aspettato un anno.

Ah… forse capisco, il senso è: quest’anno tu ti paghi il salone e, se sei fortunato, l’anno prossimo te lo fai gratis col rimborso dell’anno precedente. Così torna tutto… Anche se non serve a niente… o almeno non serva a chi di quel contributo saprebbe davvero che farsene. Pensate che la Newton Compton abbia bisogno dei vostri 2 mila euro? E soprattutto, volete davvero aiutare IL FILO che già bivacca sui lauti contributi che chiede ai suoi autori?

E soprattutto, nell’elaborazione di questo bando, avete provato a consultare qualcuno dell’ambiente, per tarare le vostre decisioni sulla realtà dei fatti o avete applicato a occhi chiusi le solite strategie standard che nel vostro mondo sono valide per tutti i settori produttivi? Be’, sappiate che l’editoria non è un settore produttivo (anzi il più delle volte è assolutamente IM-produttivo). E voi avete fatto un bando che aiuterà i soliti nomi. Un bando “all’italiana” insomma.

Evito di addentrarmi ancora nella questione, perché non voglio trasformare la mia rabbia in uno sfogo, ma solo dare uno spunto di riflessione a chi ha creato quest’inghippo. Il mio obiettivo non è difendere la mia posizione o la rabbia personale di non poter partecipare al Salone del Libro perché la mia casa editrice nasce da un’associazione culturale e, oltre ai libri, fa tante altre cose, ma far riflettere sul fatto che anche altre persone, che fanno tante altre cose, sono autorizzate dal regolamento del Salone del Libro a partecipare (service, collettivi di autori, librerie solo per dirne alcune) e quindi non vedo perché un bando regionale debba tagliarle fuori.

Detto questo, so benissimo che le mie mille domande rimarranno inascoltate ma almeno io ho detto quello che ho detto, la notte dormirò serena e a metà Maggio avrò un weekend libero per un gita fuori porta…

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Una risposta a “Brutte nuove da Torino

  1. Che cosa triste… ma è mai possibile che le amministrazioni non facciano nulla di buono? È un peccato dover tagliare fuori gente meritevole che però non può permettersi i costi… la verità è che in Italia abbiamo tutto (innovazione, gente competitiva, idee originali, persone che vogliono impegnarsi) , semplicemente questo “tutto” viene gestito malissimo e ostacolato. 😦

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