“La scrittura non si insegna” di Vanni Santoni, ovvero “della dieta dello scrittore”

Io Vanni Santoni non lo conosco, ne ho sentito parlare per la prima volta, tre o quattro anni fa, come di una sorta di guru letterato illuminato. A tesserne le lodi era un autore di mia conoscenza, che aveva partecipato a un incontro tenuto da Santoni e ne era uscito adorante e, credo, anche un po’ bagnato. Tra l’altro ne parlava come se fosse impossibile che qualcuno non lo conoscesse e io mi sono ben guardata dal sottolineare la mia ignoranza in merito. D’altra parte, questa mia mancanza mi è apparsa come un peccatuccio del tutto veniale. Non conosco Santoni come non conosco un sacco di altra gente. Il mondo è grande, siamo tanti e bla bla bla. E però nelle ultime settimane il nome di questo scrittore mi è tornato spesso davanti agli occhi perché notizie sul suo nuovo volume – o pamphlet come viene più volte definito – mi sono giunte da più fronti: recensioni di qua, inserzioni di là, articoli su articoli riguardo a questa guida rivoluzionaria che serve a chi scrive, ma non è un manuale di scrittura, perché, come dice il titolo stesso, “La scrittura non si insegna”.
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I piccoli editori e i “veri fan”

Eccomi di nuovo qui, in un periodo della mia vita in cui dell’editoria farei un bel falò. E parlo dell’editoria tutta – libri, riviste, cartacei, digitali – perché tanto è un universo così marcio che se la gioca ben bene col nostro parlamento. E però io quello che faccio l’ho fatto sempre con la massima serietà, continuando a mantenerla anche di fronte a persone che invece non sanno neanche dove sia di casa. Per fortuna ho una rigidità mentale tale che, lungi dall’essere un limite mi permette una lucidità analitica delle situazioni fuori dal normale. Questa dote unita all’aver imparato che le cose vanno affrontate senza mezzi termini mi consente oggi di dire sempre come stanno le cose e quello che penso e andare a dormire serena. Continua a leggere

Scimmiette con intrusi

Venerdì scorso – il 21 giugno – era la “notte bianca dei libri”. L’iniziativa “Letti di notte” ha aperto le porte di decine, forse centinaia, di librerie indipendenti, in Italia e non solo.

Presentazioni e reading “fuori dall’ordinario” nei quali, sia le modalità sia le opere proposte dovevano essere “non convenzionali”.
E cosa c’è di più inconvenzionale delle Scimmiette di Mare?!
Quindi, una rappresentanza degli autori della raccolta, capitanata dalla Mamma e armata di maschere da primati radioattivi, banane e noccioline (se non ci credete guardate la foto), ha invaso i bellissimi spazi della libreria Rinascita di Viale Agosta a Roma. Continua a leggere

Chi va con lo zoppo…

Che io possa scagliarmi a muso duro contro la piaga dell’editoria a pagamento, non è una novità per nessuno. Che possa prendermela apertamente con editoruncoli più o meno truffaldini o scrittorini che ci sono e ci fanno, anche. Ma oggi ho letto qualcosa che mi ha davvero stupita, un articolo scritto con una tale verve e acutezza che – mannaggia – mi spiace quasi di non essere stata io a scriverlo!

Eppure, diciamo, che se i panni sporchi si lavano in famiglia in questo caso la partita si gioca in casa. In pratica io sarei lo zoppo… e l’autore del post di cui parlo è quel Daniele Picciuti con il quale condivido qualcosa in più che la semplice passione per la parola scritta. Quell’individuo che spesso mi sono presa la briga di apostrofare come il perfetto concentrato di tutte le psicopatie dell’autore. Uno che la scrittura ce l’ha nel sangue, e se credete che io sia di parte basta vedere quello che si dice in giro sul suo conto e sulla sua penna (Una citazione tra tutte è quella di Barbara Baraldi che qui  lo annovera tra le  promesse del fantastico italiano).

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Scrittura vs editing

Buongiorno amici, reduce da un’influenza che si è aggiunta ad altri mali più o meno stagionali, fiaccandomi non poco, torno a voi. Sono tante le cose che avrei da dirvi ma non voglio tediarvi con post lungherrimi quindi ve le diluirò nel tempo.

In verità stamattina volevo parlarvi di libri, di un libro, ma mi sono svegliata con un pensiero fisso che probabilmente mi porterà da tutt’altra parte. Continua a leggere

Valutazione in pillole

Oggi si parla di valutazione. Dilagano nei forum i concorsi in cui si chiede all’utente di postare un racconto e di commentare poi tutti gli altri, in modo da allenare il suo senso critico e fornirgli degli strumenti per migliorare il suo stile e la sua scrittura. Io stessa ne organizzo alcuni, ad altri partecipo. Credo che sia una palestra interessante e che il confronto aiuti a crescere molto più di qualsiasi corso.

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Trattini, caporali, virgolette e co.

La forma nella scrittura è importante. Ne ho già parlato in uno dei primi articoli quando presa dalla lettura dei racconti arrivati per la valutazione, mi son resa conto che non sempre erano “confezionati” nel modo migliore.

Oggi affronto un altro aspetto del tema, ma lo faccio in un modo nuovo: lasciando la parola a chi già si è confrontato con ciò che vorrei dire.

Il post di Daniele l’ho letto mesi e mesi fa, quando questo mio blog non era ancora nato e forse nemmeno pensavo sarebbe esistito mai. Forse allora volevo ancora scrivere, di certo ero più confusa di adesso. Mi trovo su facebook questo “Riflessioni sul tema dell’ignoto” e mi chiedo… ma che è? Sapevo che il blog di Daniele trattava di scrittura e quel titolo così enigmatico era una pennellata di miele sulla mia femminea curiosità. Quindi l’ho cliccato e letto tutto d’un fiato stupendomi per la semplicità con cui l’autore esprimeva il suo personale punto di vista sui segni grafici da utilizzare nei dialoghi. Trattino? Virgolette? Caporali? La scelta comporta sempre un percorso di maturazione. Non è immediata. Come è successo a Daniele nemmeno io sono partita dalle caporali (che adesso sono irrinunciabili). Lui aveva il suo trattino, io le mie virgolette alte. Il punto d’arrivo però è lo stesso. In più d’un senso birra compresa.

Trovate l’articolo qui.